di Mauro COLOMBO
Redazione Diocesi

Nessuna squadra, in Italia, aveva mai vinto nella stessa stagione campionato, Coppa nazionale e Coppa dei Campioni. Ora c’è riuscita l’Inter, e il ragguaglio statistico certifica l’unicità degli artefici dell’impresa. Nessuna squadra, in Italia, aveva mai vinto nella stessa stagione campionato, Coppa nazionale e Coppa dei Campioni. Ora c’è riuscita l’Inter, e il ragguaglio statistico certifica l’unicità degli artefici dell’impresa. Il presidente L’unico, Massimo Moratti, a vincere la Champions League da figlio di un presidente vincitore della Coppa dei Campioni: per quanto ha vinto (e non solo per quanto ha speso, come gli hanno intempestivamente ricordato nella notte di Madrid) adesso può reggere orgogliosamente e a pieno “titulo” il confronto con papà Angelo. L’allenatore Non è l’unico, Josè Mourinho, ad aver alzato la Champions alla testa di due squadre. Ma è l’unico che, subito dopo il trionfo, se ne va volontariamente alla ricerca di nuove sfide e di nuovi traguardi. Sarà il primo a vincere la “coppa dalle grandi orecchie” su tre panchine diverse: si accettano scommesse. – La squadra Unica – almeno in questa stagione – a sommare due qualità fondamentali: la costanza di rendimento ad alto livello (che ha permesso di vincere sul campo quattro scudetti consecutivi) e la capacità di interpretare al meglio le partite fondamentali, quelle da “dentro o fuori”. Fino all’anno scorso, in queste circostanze, l’Inter falliva: Mourinho ha invertito la rotta e questo è il suo vero capolavoro. Non poteva riuscirci da solo, però. Ce l’ha fatta con un gruppo di giocatori all’interno del quale storie diverse si sono amalgamate in modo spettacolare: i veterani – Cordoba, Materazzi, Stankovic -, che hanno vissuto gli anni bui delle sconfitte e degli imbrogli; il nuovo corso – Julio Cesar, Maicon, Samuel, Chivu – con cui l’Inter ha iniziato a vincere; gli ultimi arrivati – Lucio, Thiago Motta, Sneijder, Pandev, Eto’o e un immenso Milito da Pallone d’Oro -, emblema di una società che da tempo, ormai, sul mercato non sbaglia più un colpo. Su tutti, due autentici condottieri in campo, che solo gli imperscrutabili meccanismi mentali di Diego Armando Maradona escluderanno dai prossimi Mondiali in Sudafrica. Il primo è Cambiasso, che nel momento del trionfo a Madrid ha avuto la sensibilità di indossare la maglia di Giacinto Facchetti, legando indissolubilmente anche nelle immagini il passato al presente: in futuro lo vedremo sulla panchina dell’Inter, anche in questo caso si accettano scommesse. Il secondo è Javier Zanetti, il Capitano, “Mister 700”, lanciato ora a migliorare chissà quanti altri record di fedeltà alla bandiera e di longevità agonistica. A Madrid ha detto che questa è stata la sua stagione migliore, ma mentiva sapendo di mentire. Perché nel suo caso la stagione migliore è sempre quella che verrà. – –

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