Redazione

Marco indossa una casacca rossa della Ferrari. Non ama la bicicletta, ma la Formula 1. Corre di qua e di là sotto lo sguardo vigile di mamma Annalisa e dei nonni Rosa e Sergio. Tutti hanno un sorriso, una carezza, un gesto affettuoso per lui, che nei tratti rievoca in modo impressionante il suo papà, mancato quando Marco aveva solo due mesi.

Il papà di Marco era Fabio Casartelli, campione olimpico di ciclismo su strada a Barcellona nel 1992, morto in seguito a una caduta nel corso del Tour de France del 1995. A dieci anni dalla sua scomparsa il Giro ha deciso di partire dal suo paese natale, Albese con Cassano, per l’ultima fatica verso Milano.

Un paese in rosa, felicemente travolto da una confusione “organizzata”, accoglie di buon mattino il Giro. L’ultimo giorno è sempre il più frenetico: ci sono i saluti, le premiazioni, gli ospiti aspettati e quelli inattesi. E c’è un nutrito programma di iniziative in onore di Fabio.

Al Centro civico intitolato a Casartelli si inaugura una mostra a lui dedicata, con le maglie delle sue squadre, le foto delle corse e delle vittorie, la casacca azzurra e la bicicletta di Barcellona. In una teca di vetro fa bella mostra di sé la medaglia d’oro olimpica, prestigiosa avvisaglia di una carriera luminosa, prematuramente spezzata.

La Fondazione Fabio Casartelli, con la regia di Pierluigi Marzorati, presenta il libro Il mio Fabio, con i ricordi della moglie, dei genitori, degli amici e dei colleghi. La prefazione è di Lance Armstrong, che prima di diventare il re del Tour de France è stato compagno e amico di Fabio.

La mattinata è caldissima, ma molti sfidano il sole per recarsi alla tomba. Vicino alle foto di Fabio nei giorni del matrimonio e del trionfo olimpico ci sono gli omaggi floreali del Giro, della Fondazione e anche del Tour. L’ha deposto personalmente il patron, Jean-Marie Leblanc, che insieme all’avvocato Carmine Castellano e ai corridori Bramati e Noè assiste alla benedizione del tumulo impartita da monsignor Giuseppe Merisi.

Il vescovo ausiliare ambrosiano presiede la messa in una piazza infuocata. La voce dello speaker del Giro fa da sottofondo, in qualche modo ricordando che la vita va avanti. Lo dice anche don Massimiliano Sabbadini: «La corsa di Fabio non si è conclusa, ma continua nel ricordo e nell’affetto di chi gli ha voluto bene». Nel ricordo dei suoi colleghi, che gli dedicano un minuto di raccoglimento prima della partenza e si avviano verso Milano con un bracciale che porta inciso il suo nome. Nell’affetto di Marco, che non l’ha conosciuto, ma che regala a tutti il suo stesso sorriso.

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