L'ex fuoriclasse argentino allenatore della Nazionale del suo Paese. Non si sa se farà bene, ma la panchina farà bene a lui


Redazione

30/10/2008

di Mauro COLOMBO

Che nel destino di Diego Armando Maradona, prima o poi, dovesse far capolino la panchina della Nazionale argentina era scontato. Non tanto per le qualità da seleccionador, che nel caso del Pibe de oro sono ancora tutte da verificare. Se a un Ct si richiedono esperienza specifica, saggezza (non solo tattica), equilibrio e moderazione, infatti, Maradona appare l’uomo sbagliato al posto sbagliato.

Se invece servono motivazioni, carisma e popolarità, l’ex re di Napoli non deve imparare niente da nessuno. Il suo amor di patria (manifestato più volte, anche in occasioni estranee al calcio) èrisaputo. Molti giocatori della stessa selezione biancoceleste, anche tra quelli più esperti e disincantati, lo considerano ancora un monumento. Quanto all’opinione pubblica, in Argentina Maradona è tuttora venerato come un dio.

Le doti tecniche rappresentano un’incognita. Maradona non dovrà giocare, dribblare e segnare (le cose che, nella sua vita, gli sono riuscite meglio), ma scegliere i giocatori giusti, formare con loro una squadra e darle un gioco. Ne sarà capace? Da notare che ai prossimi Mondiali mancano meno di due anni e che l’Argentina – per storia, tradizione e prestigio – dovrà esserci nel ruolo di una delle favorite.

Non sono molti i fuoriclasse da giocatori che lo sono stati anche da allenatori. Così su due piedi, l’unico esempio davvero calzante è quello di Franz Beckenbauer, campione del mondo con la Germania in campo e in panchina. Per cercare di emularlo, a Maradona (iridato nel 1986 in Messico) sarà molto utile la collaborazione del fidato Pedro Troglio, che gli farà da “gregario”, e soprattutto la supervisione di Carlos Bilardo, che di quella Argentina campeon era il Ct.

Saranno i risultati a dire se Maradona farà bene all’Argentina. Fin d’ora, però, si può dire che l’Argentina farà bene a Maradona. L’entusiasmo e la carica con cui si getterà in questo incarico, infatti, lo aiuteranno a tenersi lontano da quegli eccessi che hanno caratterizzato i suoi anni più recenti, trasformandolo nella parodia di se stesso, in perenne altalena tra cadute e risurrezioni.

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