I colloqui con Liedholm non riservano sorprese. Niels disquisisce di calcio con la sottile competenza dell'esperto internazionale. La sua lente mette a fuoco un campionato che si sta rivelando per molti versi sorprendente. «Il Milan regge la botta. Non sempre convince al cento per cento. diretti». Intervista a Helenio Herrera Intervista a Gianni Rivera Intervista a Giovanni Trapattoni


Redazione

[Il campionato di calcio 1965-’66 vede l’Inter di Herrera
in fuga verso il suo decimo scudetto. Il Milan – allenato
da Niels Liedholm, allora semi-esordiente in panchina –
insegue. Una situazione capovolta rispetto all’anno prima,
con i nerazzurri vincitori del titolo in rimonta sui rossoneri.
Malgrado i numerosi infortuni, il tecnico svedese è ottimista
sull’esito finale, che però sarà ancora favorevole all’Inter]

di Walter Tobagi

I colloqui con Liedholm non riservano sorprese. Niels disquisisce di calcio con la sottile competenza dell’esperto internazionale. La sua lente mette a fuoco un campionato che si sta rivelando per molti versi sorprendente. «Il Milan regge la botta. Non sempre convince al cento per cento. Comunque resta spalla a spalla degli avversari diretti».

Che sono gli interisti…
Naturalmente. L’Inter è il primo avversario. Ma ci sono anche gli altri, a cominciare dal Bologna, dalla Juve e dal Napoli.

Il Milan ha superato forse il momento più difficile. Lo choc degli incidenti a ripetizione ha influito negativamente sul rendimento della formazione.
«Il gioco del Milan – dice Lidas – deve adattarsi per forza di cose agli uomini che sono a disposizione». Così si giustifica la necessità di un calcio palleggiato fino all’eccesso, che malignamente è stato definito «calcetto».

Col suo «calcetto», il Milan è arrivato nella parte alta della classifica. E adesso punta dritto al primato invernale. Liedholm preferisce non sbilanciarsi. «Vedremo come andranno le cose. Gli impegni sono ancora notevoli: non mi azzardo a fare certe previsioni».

La parte più difficile del campionato è superata…
Tutte le partite sono difficili. È una frase vecchia già detta tante volte: tutti gli impegni richiedono un certo sforzo. Faccio un esempio: il Cuf Batteiro, che abbiamo eliminato in coppa delle Fiere, non è una squadra di valore mondiale. Eppure, arroccandosi in difesa, con un po’ di fortuna, ci ha reso la vita difficile per ottanta minuti.

Al Milan si rivolge un’accusa precisa: costruisce molto gioco, ma non riesce a concretizzare in gol…
E’ vero. Le occasioni sono tantissime in ogni partita. Ma bisogna tenere presente che le difese avversarie sono puntualmente super-rafforzate. E giocare in quelle condizioni è sempre difficile. Gli attaccanti sono messi alle strette: devono compiere autentiche prodezze giostrando nello spazio di un fazzoletto.

L’uomo del Milan, il giustiziere, è Sormani: quando manca, o è in condizioni imperfette, le cose non prendono la via giusta…
Certo, Sormani è una pedina importantissima nel nostro schieramento. E crea grossi problemi di sostituzione. Per il nostro gioco, Sormani è quasi indispensabile.

Anche perché Amarildo non trova la buona condizione…
Il garoto va giustificato, anche perché ha avuto incidenti a ripetizione: si può dire che mai è sceso in campo in condizioni perfette. L’ultimo ostacolo è stato un dolore all’inguine che l’ha disturbato non poco.

Il lavoro di Liedholm, in fondo, è stato più volte condizionato dal parere dei medici. E lui, Lidas, ha dovuto schierare la formazione disponibile piuttosto che quella voluta. Non è il caso di versare lacrime sullo sfortunato Mora e sugli altri. Niels, che è fondamentalmente ottimista, spera di riavere Fortunato per i prossimi impegni.

Giovedì vi attende la Fiorentina…
Ci piacerebbe far bella figura in Coppa Italia perché non abbiamo mai avuto fortuna in questo torneo. Gli avversari sono rispettabilissimi, ma noi speriamo di farcela, schierando la migliore formazione possibile.

Dopo la Fiorentina, c’è il Vicenza…
E’ un cliente da trattare con ogni riguardo. L’anno scorso ci fece lo scherzo di venire a vincere a Milano. Dobbiamo fare in modo che non si ripeta.

L’ottimismo con judicio di Liedholm è giustificato dai fatti, dal ritmo crescente della formazione, dai risultati che sono stati raggiunti nelle ultime domeniche. La sua soddisfazione è accresciuta dall’avvenuto lancio di Maddè e dalla definitiva consacrazione di Santin. «Scusatemi – spiega Lidas – ma sono costretto a ripetermi. Maddè è un ragazzo pieno di buone doti: ha senso della posizione, combattività e voglia di emergere. Ho già detto che può ripetere le gesta di Schiaffino».

Santin ormai non si discute più…
Penso che ormai abbia confermato a sufficienza il suo valore e la sua classe: è uno stopper di sicuro avvenire.

I nuovi innesti ridanno linfa vitale al vecchio ceppo. La generazione di mezzo dei Trap, dei Rivera, dei Lodetti guida alla riscossa un Diavolo rinnovato nello spirito e nei propositi. «L’anno scorso eravamo noi che tiravamo la volata all’Inter. Adesso succede il contrario».

Sono in molti a pensarlo, al Milan. Compreso Liedholm, che è soddisfatto del passato e pensa al futuro con moderato ottimismo. Purché si evitino gli scivoloni interni e gli incidenti diminuiscano.

(MilanInter, 3 gennaio 1966)

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