Redazione

«Una sola atleta espulsa, test aumentati e migliorati, un clima
di grande collaborazione nei controlli – spiega il dottor Andrea
Panzeri -. Torino 2006 è stata un’Olimpiade davvero corretta»

di Mauro Colombo

La neve non c’entra, ma non c’è dubbio che quelle di Torino 2006 siano state Olimpiadi “pulite”. Solo un’atleta risultata positiva all’antidoping: la biatlheta russa Olga Pyleva, privata della medaglia d’argento ed espulsa dai Giochi per aver assunto uno stimolante “proibito”. Per il resto, solo temporanee sospensioni dalle competizioni per atleti il cui livello di emoglobina superava la norma, mentre il blitz a Casa Austria ha costretto alla fuga due atleti e un tecnico considerato “persona non gradita” per i suoi precedenti.

I controlli sono aumentati (72% in più rispetto a Salt Lake City 2002) e migliorati: agli oltre 800 esami delle urine si sono aggiunti, per la prima volta alle Olimpiadi invernali, 362 test sanguigni. Anche il conflitto di competenze tra la Wada (l’agenzia mondiale antidoping) e il nostro Governo, che ha animato la vigilia dei Giochi, non ha fatto danni.

A Torino 2006 il dottor Andrea Panzeri – che ai Mondiali di Bormio 2005 faceva parte della Commissione antidoping – è stato il medico degli azzurri del gigante e della discesa: «Parlo da spettatore e non da addetto ai lavori, ma con una sola squalificata posso senz’altro dire che sono stati Giochi “puliti”».

Oltre all’aumento dei controlli, sono stati introdotti anche i test sanguigni…
I controlli del Cio riguardavano i primi cinque di ogni gara, più un atleta sorteggiato. Per quanto concerne i test sanguigni, effettuati dalla Wada out of competitions, erano già stati adottati ad Atene 2004 e a Bormio 2005; è stata la prima esperienza nelle Olimpiadi invernali.

E c’è stato anche il primo blitz nel ritiro olimpico di una squadra…
In realtà sono andati a colpo sicuro. A quel tecnico era stato vietato di presentarsi: quando è stato visto nel ritiro austriaco, è inevitabilmente scattato l’intervento. A quanto ne so, sono state rinvenute siringhe sporche e alcuni farmaci, ma dai rilievi compiuti pare non sia emerso nulla.

Le polemiche tra Wada e Governo circa la competenza sui controlli antidoping sono state un elemento di disturbo?
Assolutamente no. Come Fisi avevamo a disposizione un medico legale, il dottor Montani, quale consulente antidoping, che ha accompagnato tutti i nostri atleti chiamati a effettuare controlli; in ogni occasione abbiamo rilevato grande armonia e un notevole spirito di collaborazione.

Alla vigilia si pensava che la legge italiana, che considera il doping un reato penale, avrebbe potuto scoraggiare qualche atleta straniero dal partecipare ai Giochi…
In realtà non c’è stata alcuna defezione. Si sono presentati tutti, hanno gareggiato, si sono sottoposti ai controlli e, a parte il caso già ricordato, non è emersa alcuna anomalia. Sono state davvero le Olimpiadi dell’efficienza organizzativa e della correttezza.

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