Redazione

Il primo, d’origine valdostana, si aggiudicò nel 1903
l’edizione inaugurale della corsa, voluta dal giornale L’Auto
e dal suo direttore Henry Desgrange. Il secondo fu il primo
italiano in maglia gialla a Parigi, nel 1924 e nel 1925

di Mauro Colombo

Alle origini del Tour de France c’è una vicenda di concorrenza editoriale. Ai primi del Novecento in Francia il principale quotidiano sportivo era Le Vélo, venduto in circa 80 mila copie su carta verde e responsabile dell’organizzazione delle più prestigiose corse ciclistiche dell’epoca, come la Bordeaux-Parigi.

L’affare-Dreyfuss mandò in crisi Le Vélo e Adolphe Clément, editore concorrente, ne approfittò per lanciare un nuovo giornale, stampato su carta gialla e chiamato L’Auto-Vélo. Ne affidò la direzione a Henri Desgrange, ex campione di ciclismo, primatista dell’ora nel 1893. Nel 1903, citato in giudizio per plagio da Le Vélo, il giornale fu costretto a modificare la testata in L’Auto. Per promuoverlo (le copie giornaliere erano solo 20 mila), Desgrange decise di impegnarsi a sua volta dell’organizzazione di corse.

Il progetto fu ideato da un collaboratore di Desgrange, Geo Lefèvre: un giro a tappe per tutta la Francia. Superate innumerevoli difficoltà, il 1° luglio 1903 il primo Tour de France prendeva il via da Mongeron, nei pressi di Parigi: sei tappe (per un totale di 2428 km) da percorrersi in 18 giorni, toccando Lione, Marsiglia, Tolosa, Bordeaux, Nantes e Parigi.

Tra i 60 partecipanti (divisi in due categorie: quelli che gareggiavano per la classifica generale e quelli che puntavano solo alle vittorie di tappa) c’erano corridori veri, ma anche appassionati, avventurieri, disoccupati. Vinse Maurice Garin, valdostano emigrato in Francia dove, prima di correre in bici, aveva fatto lo spazzacamino e il cameriere. Il secondo, Pothier, giunse con un distacco di poco meno di tre ore.

Le prime edizioni alimentarono il contorno avventuroso della corsa: non solo grandi imprese sportive, ma anche sabotaggi, aggressioni, avvelenamenti, errori di percorso, squalifiche. Nel 1910 Lapize (che poi avrebbe vinto il Tour) diede degli «assassini!» ai commissari di corsa che lo vedevano penare sull’Aubisque.

Dopo Petit-Breton (vincitore nel 1907 e nel 1908), altro “pioniere” di rilievo fu il belga Philippe Thys, capace di infilare una “tripletta” tra il 1913 e il 1920. Dal 1919 il primato del capoclassifica fu contraddistinto da una maglia gialla come la carta di L’Auto. L’Italia scoprì il Tour de France grazie a Ottavio Bottecchia, primo nel 1924 e nel 1925.

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