L’Italia dei veterani ha quasi raddoppiato come medaglie il bottino di Vancouver 2010. Il ritiro delle fondiste ucraine

di Leo GABBI

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Non passerà alla storia come un’Olimpiade memorabile, quella di Sochi 2014, nonostante l’enorme spiegamento di mezzi e risorse, le coreografie imponenti della cerimonia inaugurale e la blindatura a tenuta stagno del villaggio olimpico legata alle minacce di terrorismo. Memorabile no, lusinghiera per i nostri colori sì, perché nonostante il pessimismo della vigilia, gli azzurri se la sono cavata, quasi raddoppiando come medaglie il bottino di Vancouver 2010. Sia chiaro: non c’è stato gran miglioramento circa la qualità dei metalli con cui i nostri azzurri sono andati a medaglia: ha decisamente prevalso quella di bronzo, con molti atleti che si sono anche dovuti accontentare della cosiddetta medaglia di legno, arrivando a pochi centimetri dal podio, ma finendo comunque al quarto posto, quello dei rimpianti.

In compenso ci sono belle storie da raccontare, di uomini e donne che con questa edizione hanno idealmente chiuso un cerchio magico di successi, come Armin Zoeggeler, portabandiera leggendario che in Russia diventa detentore di un record difficilmente replicabile. Tra mezzo secolo, infatti, qualcuno ancora si chiederà chi è quel super-eroe che è riuscito a vincere medaglie individuali in un singolo evento in sei edizioni dei Giochi consecutive. La risposta è proprio legata a questo altoatesino statuario del cuore indomito: bronzo a Lillehammer, argento a Nagano, oro a Salt Lake City e Torino, bronzo a Vancouver e Sochi nello slittino individuale.

Accanto a lui altre tre certezze della nostra spedizione: Christof Innerhofer che ha aperto la sequenza di podii azzurri, con una magica doppietta: dopo l’argento nella discesa libera, il 29enne di Brunico ha conquistato anche il bronzo nella supercombinata.

Poi un’altra “evergreen” che in troppi avevano dato per spacciata alla vigilia: Carolina Kostner, anch’essa bronzo, prima medaglia per lei, che incanta con il suo Bolero unendo alla classe ed eleganza innata una determinazione feroce.

Infine la magica tripletta di Arianna Fontana, giustamente eletta portabandiera della cerimonia di chiusura per il pesantissimo carico di medaglie ottenuto nel pattinaggio veloce: un argento nei 500 metri e un bronzo nei 1500 in individuale, e un bronzo in staffetta nei 3000 metri insieme a Lucia Peretti, Martina Valcepina ed Elena Viviani.

Piuttosto, dato che i veterani hanno dato spettacolo, ci si aspettava qualcosa in più dai giovani, traditi in molti casi dalla pressione dell’evento.

L’aspetto più impressionante, che ricorderemo a lungo di questa Olimpiade, è che purtroppo a poche centinaia di chilometri, in Ucraina, veniva versato sangue innocente, mentre in Russia si continuava tranquillamente a celebrare l’evento sportivo. E pare incivile la decisione del Comitato olimpico che ha persino vietato il lutto al braccio alle fondiste ucraine, che volevano inviare il più elementare segno di solidarietà. Bene hanno fatto a ritirarsi: ci sono valori che non possono, non devono essere ignorati.

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