I casi emblematici dell’Atletico Madrid nel calcio e del Maccabi nel basket. Quando il gioco di squadra vince sulla forza dei soldi

di Leo GABBI

calcio

C’è un sottile filo che lega due imprese storiche, due piccoli-grandi capolavori che saranno ricordati a decenni di distanza. La passione e il cuore vincono, anche sulla tecnica raffinata, anche sulla forza dei soldi. In fondo la vittoria dell’Atletico Madrid nella Liga spagnola per il calcio e il trionfo del Maccabi Tel Aviv nell’Eurolega di basket ci riporta a scenari impensabili, quando ancora lo sport non era soggiogato dalla dittatura degli sponsor, delle tv e del marketing. Si può quindi, ancora sovvertire un pronostico: lo sport è bello per questo, se fosse una scienza esatta, annoierebbe tutti. Invece sia nel football che nella palla a spicchi, un gioco di squadra fatto di grande sacrificio, unito a una feroce determinazione, possono colmare anche un gap tecnico in partenza stratosferico.

Ce lo ha dimostrato l’Atletico Madrid, dominatore della Liga e capace di scalare le vette della Champions fino ad approdare alla finale di Lisbona. Prima però, in un autentico spareggio, aveva spento, nell’ultima giornata di campionato, le velleità di rimonta di un Barcellona che schierava i fenomeni di sempre, che in attacco poteva vantare due fuoriclasse del calibro di Messi e Neymar, tra i più pagati del pianeta (quasi 40 milioni di euro d’ingaggio in due). Merito soprattutto di un binomio di spessore in panca, con quel Diego Simeone capace di trasmettere ai suoi ragazzi non solo il suo indiscutibile animus pugnandi, ma un’applicazione e un gioco corale che da anni non si vedeva in Europa. A questo si aggiunge un’impeccabile preparazione atletica, alimentata dai metodi del professor Oscar Ortega, sorta di scienziato dell’evoluzione fisica applicata allo sport, che ha messo in condizione questi ragazzi di volare letteralmente sul campo, arrivando sempre primi sul pallone.

Dal campo al parquet il passo è breve, perché anche qui si è assistito a un altro miracolo sportivo: la Maccabi Tel Aviv, che già era riuscita in fase di qualificazioni a buttare fuori Milano, estromettendola dalle Final Four in casa propria, è riuscita, nettamente sfavorita, a far fuori in semifinale i russi della Cska per poi trionfare in finale annichilendo i celebrati assi del Real Madrid, tra il tripudio di migliaia di tifosi israeliani che avevano creduto nell’impresa, realizzata nell’overtime. Vero trascinatore in finale è stato Tyrese Rice, incontenibile in ogni zona del parquet e capace di realizzare ben 21 dei suoi 26 punti, proprio nel tempo supplementare. Anche in questo caso una ferrea organizzazione di gioco, una squadra disposta a sacrificarsi su ogni palla, pur di raggiungere il risultato finale. Questo oggi, per fortuna, può ancora fare la differenza e salvare quel pathos che da sempre circonda un evento agonistico: altrimenti ci basterebbe elencare i bilanci dei club sportivi e potremmo già assegnare a tavolino, senza neppure attendere l’esito del campo, i rispettivi trofei.

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