L’augurio dell’Arcivescovo al Natale degli Sportivi: «Stare insieme con la testa e con il cuore, grazie a un Dio che si è fatto bambino per accompagnarci tutta la vita»

di Mauro COLOMBO

natale sportivi 2011

 

L’INTERVENTO DEL CARDINALE (video)

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«Siete uno spettacolo bellissimo. Il mio augurio è che restiate sempre così uniti». “Esordiente” al Natale degli Sportivi, il cardinale Angelo Scola si presta di buon grado al bagno di folla del PalaIper di Monza, davanti a spalti gremiti di giovanissimi atleti accompagnati da genitori, tecnici e dirigenti. Con una parola, un sorriso e una stretta di mano per tutti, l’Arcivescovo si cala nel ruolo di «allenatore» e di «capitano» che gli viene attribuito, a cui autoironicamente (per via dell’età) aggiunge quello di «esponente della bocciofila».

«Il popolo dello sport ambrosiano la ringrazia per questa “convocazione”»: così  don Alessio Albertini, responsabile della Commissione diocesana sport, accoglie il Cardinale, accompagnato dal Vicario per la Pastorale giovanile monsignor Severino Pagani, dal Vicario di Zona monsignor Armando Cattaneo e dal direttore della Fom don Samuele Marelli. «Un popolo ricco di successi – continua don Alessio -, ma soprattutto della passione e della competenza di migliaia di persone. Le chiediamo di aiutarci a dare il meglio di noi stessi, per centrare non solo i traguardi sportivi, ma anche quelli della vita. Noi, dal canto nostro, faremo il tifo per lei».

Testimoni di valori

Per la prima volta “in trasferta” a Monza (e proprio dalla Brianza giunge la maggior parte delle rappresentative oratoriane), il Natale degli Sportivi mantiene gli ingredienti della sua “ricetta” vincente: la conduzione spiritosa e garbata di Gigi Cotichella, momenti musicali e comici affidati rispettivamente alla voce di Daniele e alle gag dei Comic Soon e soprattutto la vivace partecipazione del pubblico, attento però a cogliere anche i messaggi portati dai vari testimoni.

Come quello di Federico Negri, giovane lecchese assistito da La Nostra Famiglia, capace di superare i propri limiti (compreso quello di non saper nuotare) per attraversare proprio a nuoto il tratto di Lario compreso tra Malgrate e Lecco: «Una prova che mi ha dato tanta forza e tanta grinta – ricorda -. Ho capito che per raggiungere un obiettivo bisogna mettercela tutta, usando testa e cuore». «Un’esperienza umana e sportiva al limite dell’estasi», aggiunge l’allenatore Massimo Magnocavallo.

O come quello di Martino Minuto, fiorettista monzese di livello mondiale, fresco vincitore delle Universiadi, che così consiglia i più giovani: «Facebook è un bellissimo strumento, ma l’amicizia reale è migliore di quella virtuale. Non rinchiudetevi davanti a un computer: state all’aria aperta, con i vostri amici, faccia-a-faccia». Martino non sa se definirsi «un atleta che studia o uno studente che si allena», ma è certo che «uno sportivo non è solo muscoli: è anche ciò che si porta dentro. E lo studio aiuta a far crescere questa dimensione interiore».

Parole a cui fanno eco quelle di Matteo Morandi, ginnasta vimercatese ai vertici assoluti degli anelli, specialità nella quale si è recentemente laureato campione europeo: «Nello sport non vale il “tutto e subito” – precisa -: i risultati ottenuti attraverso “scorciatoie” non sono tanto appaganti quanto quelli giunti dopo anni di allenamenti e sacrifici. Divertendosi sì, ma credendoci fino in fondo».

Per i giovani e i giovanissimi

Credere nei giovani, investendo nella loro formazione, è un punto su cui lo sport di vertice e quello di base possono trovarsi concordi. Da una parte l’attestano Milan e Inter, attraverso le parole del responsabile del Settore giovanile rossonero Filippo Galli («anche in una società professionistica come la nostra la persona è al centro del progetto») e la presenza di tre giocatori della Primavera nerazzurra. Dall’altra lo testimonia l’Associazione Sportiva Oratori di Cernusco sul Naviglio, che l’anno scorso, all’interno del percorso della Comunità pastorale cittadina, ha riunito due società sportive appartenenti a tre oratori diversi, per un totale di 1000 ragazzi. «Ideali e scopi erano gli stessi – spiega il presidente Alessandro Raimondi -. Così siamo riusciti ad affermare lo sport come parte integrante della Pastorale giovanile e a coinvolgere tante famiglie anche in un cammino di fede».

È l’esperienza-simbolo della “galassia” sportiva ambrosiana, forte di 866 società e di quasi 100 mila persone tra atleti e dirigenti, e pronta anche a significativi slanci di solidarietà: come il progetto del Csi “Noi di Giocabimbi per i bimbi di Haiti”, che ha realizzato un cd musicale cantato da bambini e destinato a raccogliere fondi per i piccoli del Paese centramericano devastato dal terremoto.  

Una bella storia, come quelle che il direttore della Gazzetta dello Sport Andrea Monti, raccogliendo la «magnifica provocazione» di Candido Cannavò – pubblicare un giornale fatto solo di buone notizie – intende riunire sul sito della Fondazione intitolata al suo grande predecessore. In questo clima, anche nei saluti dei rappresentanti delle istituzioni sportive e territoriali (Coni e Province di Milano e Monza), risuonano concetti come «centralità della persona», «attenzione al capitale umano e ai valori educativi dello sport», «promozione di un’autentica cultura sportiva».

Le parole del Cardinale

Dopo il ricordo di Giovanni Paolo II – il “Papa sportivo” divenuto beato nel maggio scorso -, tocca al cardinale Scola dare spessore alla serata. Colpito dalle espressioni di Negri («usare testa e cuore») e di Minuto («non c’è niente di meglio del faccia-a-faccia»), l’Arcivescovo prende spunto dal passo della prima lettera di Paolo ai Corinzi che fa riferimento ai Giochi dell’Istmo, nell’antichità secondi solo a quelli di Atene. «Nello sport, come nella vita, bisogna avere una mèta, sapere dove si va – ammonisce -. È vero che alla fine vince uno solo; ma senza l’insieme, neppure chi vince riesce a emergere». Ecco quindi il segreto «per vincere a cinque anni, come a dieci o a novanta»: «Crescere insieme, da amici, restare fedeli ai vincoli di amicizia che si creano nelle società sportive, negli oratori, nelle parrocchie, nelle Comunità pastorali», non per stare chiusi al loro interno, «ma per comunicarlo a tutti con la stessa gioia con cui si annuncia una vittoria».

Per restare amici tutta la vita, tuttavia, «serve la mano di Colui che sta venendo, Gesù. Noi siamo amici, capaci di volerci bene e di perdonarci, perché lui ci sta vicino e ci è compagnia per tutta la vita. Natale è Gesù che viene faccia-a-faccia e crea un legame fortissimo con tutti. Chi ha fede deve comunicarlo a tutti».

L’augurio finale – «essere tutti uniti, in comunione, che vuol dire stare insieme con la testa e con il cuore perché sappiamo “per chi” stiamo insieme: un Dio che si è fatto bambino per accompagnarci tutta la vita» – diventa poi una benedizione «che abbraccia tutti i bambini del mondo, soprattutto quelli più sfortunati».

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