Cresce la percentuale della diversificazione di generi nella raccolta della spazzatura. E nel contempo cala la produzione di rifiuti da parte di famiglie e imprese

di Cristina CONTI

raccolta differenziata

Ai milanesi piace la raccolta differenziata: nella città metropolitana, infatti, quest’anno raggiunge il 59,37%. Ottimi risultati anche in provincia. Tra i primi 20 Comuni più virtuosi ci sono Bernate Ticino e Cisliano con circa il 90% di diversificazione, seguiti da Masate, con l’85,52%, e Cassinetta di Lugagnano (85,47%).

Diminuisce anche la produzione totale di rifiuti: meno 11% la quantità raccolta sotto la Madonnina e in provincia rispetto al 2009 e –1,1% in un anno. Ogni milanese produce una media di 1,36 kilogrammi di spazzatura al giorno, rispetto all’1,38 dell’anno precedente: una quantità in calo costante. «Gestire meglio i rifiuti sta diventando sempre più rilevante – spiega Massimo Ferlini, membro della Giunta della Camera di Commercio di Milano -. Proprio per questo è importante operare in un mercato trasparente, con regole certe che tutelino l’ambiente, i consumatori e le imprese, in linea con le direttive europee, ma anche in costante monitoraggio delle esigenze specifiche del territorio».

Umido, carta, vetro, plastica. Dai dati del 2014 cresce del 5% la differenziata rispetto al 2013. Sono infatti 896 mila le tonnellate raccolte. Ad aumentare è soprattutto la plastica, che ha registrato un incremento del 9,8% rispetto all’anno precedente. I rifiuti di spezzamento hanno registrato un + 7,6%, mentre gli inerti un +3,9%.

Anche le imprese diminuiscono la quantità di rifiuti speciali prodotta: oggi è pari a circa un milione e mezzo di tonnellate, con un –16% nel 2013 (ultime dichiarazioni disponibili) rispetto a quelle del 2012. Aumenta invece la quantità sottoposta a trattamenti di recupero, che passa dall’87,37% del 2012 all’88,43% dell’anno successivo. I dati sono stati resi noti dalla Camera di Commercio di Milano e sono emersi dal Mud (Modello Unico di Dichiarazione ambientale) che permette il monitoraggio dei rifiuti prodotti dalle attività economiche e di quelli raccolti dai Comuni, smaltiti o avviati al recupero nell’anno precedente la dichiarazione. «Il risultato di avere meno rifiuti è dovuto anche all’impegno con cui le industrie hanno lavorato per razionalizzare gli imballaggi che, mantenendo caratteristiche di tutela della salute e della qualità dei prodotti, hanno risparmiato in peso e quindi diminuito gli scarti», aggiunge Ferlini.

 

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