Nell’ambito delle iniziative di Expo un corso che analizza il problema dello spreco alimentare e cerca possibili soluzioni

di Gemma DELL’ACQUA

bambino cibo

L’avvio di Expo ha portato all’attenzione generale il tema del cibo quale maggiore problema mondiale ancora irrisolto: non si può infatti parlare di istruzione, salute, equità, legalità e sostenibilità, prescindendo dalla consapevolezza che 795 milioni di persone al mondo soffrono ancora la fame.

Fame che non dipende solo dalla penuria di generi alimentari in alcune aree del pianeta, ma anche dal loro spreco in altre zone: se non ci fosse spreco, la tragedia della fame sarebbe stata risolta. Secondo la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) parliamo di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecati e di 1,4 miliardi di ettari di terra coltivata inutilmente, con uno spreco di 250 chilometri cubi d’acqua e l’emissione di 3,3 giga tonnellate di Co2. Oppure, per usare un’unità di misura più concretamente immaginabile, circa 10 euro di spesa mensile con quasi un chilo di cibo al mese buttato direttamente in pattumiera. Che poi, moltiplicati per 4 (i componenti di una famiglia media) diventano circa 400 euro all’anno. Per questo studiosi, ricercatori, organizzazioni, enti, fondazioni, banche etiche e startup innovative esperte di politiche alimentari sono scese in campo per contribuire ad alleviare, se non proprio a risolvere il problema. E a loro ora si affiancano anche gli studenti universitari.

Dopo il convegno “Spreco alimentare: dalle politiche alle buone pratiche” dello scorso 20 maggio – promosso in Bocconi nell’ambito delle attività di Eu Scientific Steering Committee for Expo, in collaborazione con EXPO 2015, Università di Bologna e Unione Europea – dal 24 giugno all’1 luglio è in programma #FoodSavingBEC – Bocconi Expo2015 Competition, competizione internazionale che nell’Ateneo di via Sarfatti 25 porterà ben 140 studenti provenienti da tutto il mondo per discutere dello spreco alimentare e proporre soluzioni contro la fame nel mondo. Concretamente. Nel modulo relativo alle best practice contro lo spreco alimentare c’è il progetto FoodSaving, al quale aderiscono anche Università Cattolica, Politecnico di Milano, Fondazione Banco alimentare e tre aziende private che nella zona metropolitana raccolgono il cibo invenduto o non consumato in negozi, bar e mense aziendali per redistribuirlo, prima che scada, a chi ne ha bisogno. Tutti i 365 giorni dell’anno.

 

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