Report del Naga attraverso interviste e testimonianze. Per il presidente Pietro Massarotto «il sistema “emergenziale” sembra diventato il modello di riferimento»

Sottotetto centro via Fantoli

L’accoglienza dei richiedenti asilo in Italia è caratterizzata da sistemi ordinari ed emergenziali. Con la circolare dell’8 gennaio 2014 il Ministero dell’Interno, per fronteggiare «l’afflusso di cittadini stranieri a seguito di ulteriori sbarchi sulle coste italiane» e considerata «l’avvenuta saturazione di tutti i centri governativi e di quelli garantiti da alcuni enti locali nell’ambito del sistema Sprar», incaricava tutte le Prefetture di attivare Centri di Accoglienza Straordinari per soddisfare la sovrabbondanza di richieste di accoglienza, coinvolgendo tutto il territorio nazionale e inaugurando una nuova stagione emergenziale.

Tra l’autunno 2014 e i primi mesi del 2015 il Centro Naga Har – il Centro per richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura del Naga – ha iniziato a ricevere un numero sempre crescente di persone confuse e spaesate, arrivate in Italia da poco tempo, accolte in strutture di cui spesso si ignorava l’esistenza. Gli operatori hanno così deciso di approfondire la situazione, intervistando 62 ospiti e chiedendo alla Prefettura di Milano informazioni relative alle strutture coinvolte e l’autorizzazione ad accedervi. Dai racconti degli ospiti, dalle visite alle strutture e dalle interviste ai gestori e operatori delle strutture è stato possibile fotografare lo stato attuale del sistema di accoglienza gestito dalla Prefettura di Milano e verificare il grado di adesione delle pratiche ai bandi della Prefettura (che definiscono le regole con cui tale accoglienza deve essere erogata).

«È emersa così l’enorme eterogeneità tra le tipologie delle strutture di accoglienza e tra i servizi erogati, la numerosità degli ospiti, la mancata definizione delle competenze necessarie per rispondere adeguatamente ai bisogni delle persone accolte – affermano i volontari che hanno svolto l’indagine -. Appartamenti, centri di medie e grandi dimensioni, tendopoli allestite con criteri emergenziali e temporanei, diventate anch’esse luoghi in cui gli ospiti svernano senza assistenza legale chiara e senza alcuna progettualità. Un pocket-money definito dai bandi, ma erogato in maniera quanto mai irregolare da alcuni enti gestori, una scuola di italiano anch’essa prevista, ma in molti casi disattesa. Molti gli esempi che emergono dal report, che testimoniano come diritti fondamentali vengono trasformati in “opportunità” che alcuni ricevono e altri no. La delega strutturale al terzo settore abbassa gli standard minimi di accoglienza e rende la casualità il vero unico elemento comune. La vita e il futuro di chi arriva è in mano a un sistema aleatorio».

«La nostra indagine restituisce uno spaccato del sistema di accoglienza “emergenziale” che sembra essere diventato il modello di riferimento per le persone in cerca di accoglienza e protezione – afferma Pietro Massarotto, presidente del Naga -. Abbiamo messo in luce le difficoltà, le scelte e i paradossi del sistema di accoglienza purtroppo pienamente coerente con la posizione dell’Unione Europea e dei governi dei Paesi membri nei confronti del fenomeno migratorio: improvvisazione, casualità e chiusura. Il fenomeno migratorio andrebbe affrontato con coraggio, lungimiranza e senso della storia. In questo momento, l’unico coraggio che vediamo è quello nei passi di chi lascia il proprio Paese».

Nell’attesa di un ripensamento strutturale del sistema di accoglienza auspicato con decisione e estrema urgenza, il Naga, con questo report, avanza richieste per tentare di migliorare almeno in parte la situazione: nessun rinnovo di convenzioni a enti che non erogano i servizi previsti dalle stesse; non rinnovo della convenzione agli enti coinvolti in inchieste giudiziarie; standard di assegnazione degli appalti legati alla qualità del servizio e non alla logica del massimo ribasso; meccanismi di monitoraggio e revisione delle convenzioni; superamento del “doppio sistema”- accoglienza prefettizia e Sprar- in un unico sistema rispettoso degli standard Sprar; per tutti i Comuni italiani quote, proporzionate alla popolazione, di richiedenti asilo e rifugiati, puntando a un modello di accoglienza diffuso su tutto il territorio nazionale.

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