In occasione delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, in programma a Milano dal 6 al 22 febbraio, Opera Cardinal Ferrari prende posizione e avvia una riflessione pubblica su uno dei grandi temi che accompagnano ogni edizione dei Giochi: il loro significato più profondo e ciò che resterà davvero alla città una volta spenti i riflettori.
Il mondo e Milano
Da un lato, il richiamo alla tregua olimpica, principio fondante dello spirito olimpico, oggi più che mai attuale in un contesto internazionale segnato da conflitti armati e tensioni geopolitiche. La tregua olimpica, sostenuta anche da una risoluzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, invita tutti i Paesi del mondo a sospendere le ostilità durante lo svolgimento dei Giochi Olimpici e Paralimpici, riaffermando il valore universale dello sport come linguaggio di pace, dialogo e cooperazione.
Dall’altro, una domanda che riguarda direttamente Milano e il suo tessuto sociale: quale sarà il lascito reale di queste Olimpiadi per la città e per le persone più fragili, in particolare per chi vive una condizione di grave marginalità e senza dimora, realtà che Opera Cardinal Ferrari accoglie e accompagna quotidianamente.
L’esperienza di molte metropoli insegna che i grandi eventi possono produrre effetti ambivalenti. Da un lato, investimenti, rigenerazione urbana, nuove opportunità; dall’altro, il rischio concreto che le persone più fragili vengano rese invisibili, allontanate dagli spazi centrali, spostate altrove per non “disturbare” il racconto di una città efficiente e vincente. Una dinamica che, se non governata, rischia di trasformare le Olimpiadi in un momento di ulteriore esclusione per chi già vive una condizione di estrema vulnerabilità.
Visibilità e responsabilità
«Le Olimpiadi rappresentano un momento di grande visibilità internazionale, un’occasione per celebrare lo sport, l’incontro tra i popoli e i valori di solidarietà e inclusione – dichiara il Presidente di Opera Cardinal Ferrari, Luciano Gualzetti -. Proprio per questo, come Opera Cardinal Ferrari, riteniamo fondamentale che un evento di tale portata non lasci indietro le persone più fragili delle nostre città. Da anni lavoriamo al fianco delle persone senza dimora, che troppo spesso diventano invisibili proprio nei momenti in cui le città si mettono in vetrina».
A Milano, città che si appresta ad accogliere il mondo durante i Giochi Invernali 2026, il tema è particolarmente delicato. Il numero delle persone senza dimora è in crescita e il loro disagio è spesso il risultato di una somma di fragilità: povertà economica, solitudine, problemi di salute, percorsi migratori complessi, perdita del lavoro e della casa. In questo contesto, un grande evento come Milano Cortina 2026 rappresenta una prova di maturità per la città: la capacità di coniugare visibilità internazionale e responsabilità sociale.

Gualzetti: «No all’esclusione»
«Gli investimenti, le trasformazioni urbane e le politiche di decoro non possono tradursi in esclusione, allontanamenti forzati o semplice spostamento del problema. Chiediamo che le Olimpiadi siano anche un’opportunità concreta per rafforzare le politiche sociali di inclusione: più servizi di accoglienza ma anche più opportunità di inclusione e partecipazione per i più fragili. Il vero successo di un grande evento non si misura solo nelle medaglie o nelle infrastrutture, ma nella capacità di lasciare un’eredità positiva e duratura per tutta la comunità, a partire da chi vive ai margini. Lo spirito olimpico parla di dignità, rispetto, uguaglianza e pace: facciamo in modo che questi valori valgano per tutti, nessuno escluso» continua Gualzetti.
Per Opera Cardinal Ferrari, parlare di lascito olimpico significa interrogarsi su cosa resterà per chi oggi vive per strada: più servizi, più accoglienza, più percorsi di reinserimento, oppure solo un ricordo lontano di un evento che non li ha mai davvero coinvolti. Significa chiedere che le risorse messe in campo non si esauriscano nei giorni dei Giochi, ma contribuiscano a rafforzare politiche strutturali di contrasto alla grave emarginazione adulta. Per Opera Cardinal Ferrari, il tema del “dopo Olimpiadi” si traduce in una riflessione sul diritto alla città, sull’accesso ai servizi, sulle opportunità di riscatto e sulla necessità di non dimenticare chi, pur vivendo a pochi passi dai luoghi simbolo dei Giochi, resta escluso dalle narrazioni ufficiali.
Le iniziative durante Milano Cortina
Accanto alla riflessione pubblica, Opera Cardinal Ferrari ha deciso di vivere le Olimpiadi in modo attivo e partecipato, organizzando una serie di iniziative dedicate ai Carissimi, le persone accolte quotidianamente dalla Fondazione, affinché possano sentirsi parte di un evento che parla di comunità, impegno e speranza.
Durante i giorni dei Giochi, il Salone Nobile di Opera Cardinal Ferrari diventerà uno spazio di condivisione e raccoglimento, dove sarà possibile seguire insieme le competizioni olimpiche, trasformando la visione delle gare in un momento collettivo di incontro e dialogo.
Un appuntamento speciale sono state le Carissimiadi il 4 febbraio, con un pomeriggio di giochi e attività sportive simboliche che ha visto protagonisti Carissimi e volontari. I partecipanti, divisi in due squadre, Bianchi e Blu, si sono sfidati in giochi semplici e inclusivi, pensati per favorire il divertimento, la collaborazione e lo spirito di squadra. Al termine, tutti i Carissimi hanno ricevuto medaglie simboliche realizzate con materiali di scarto, a sottolineare il valore del riuso, della creatività e del riconoscimento di ogni persona, indipendentemente dal risultato. Il pomeriggio è stato accompagnato da musica, una grande merenda condivisa e momenti di festa, in un clima di leggerezza e partecipazione.
Le iniziative sono state realizzate in collaborazione con il Centro Sportivo Italiano e la Federazione Oratori Milanesi, realtà che da anni promuovono lo sport come strumento educativo, inclusivo e sociale.



