All’oratorio di San Giuseppe della Taccona, dal 3 all’11 febbraio rassegna dedicata a Jerome Lejeune, l’8 febbraio serata di testimonianze sul tema «Vivere con...»

di Veronica TODARO

Jerome Lejeune
Jerome Lejeune

A Muggiò una mostra e un incontro interrogano sulla Giornata per la vita. «L’amore dà sempre vita»: è da quest’affermazione di papa Francesco che in città è nata l’idea di costruire una proposta pubblica in occasione della Giornata nazionale per la vita.

Dal 3 all’11 febbraio, all’oratorio di San Giuseppe della Taccona, sarà aperta la mostra «Che cos’è l’uomo, perché te ne ricordi?», dedicata a Jerome Lejeune, scopritore dell’alterazione cromosomica alla base della sindrome di Down. Introdotte da alcune nozioni di genetica (malattia ereditaria, cromosomi, geni, Dna), vengono messe in evidenza le basi scientifiche sulle quali il dottor Lejeune fondò la sua visione dell’uomo. Dalla mostra traspare la testimonianza del medico che afferma l’unicità irriducibile della persona e della contingenza: ogni uomo è “unico” e “insostituibile” e come tale deve essere guardato. La mostra, a ingresso libero, rimarrà aperta il sabato dalle 16 alle 19, la domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19, da lunedì a venerdì dalle 20.30 alle 22.30, il martedì e il giovedì anche dalle 16 alle 19.

Oggi la dialettica sociale e politica su questi temi è più che mai attuale, ma rischia di creare barriere aprioristiche. Per questo, accanto alla mostra, giovedì 8 febbraio, alle 21, presso la sala polifunzionale dell’oratorio del quartiere Taccona, viene proposto l’incontro «Vivere con…», incentrato sulla testimonianza concreta e reale di una coppia, Maddalena e Marco Cesana, la cui bimba è affetta da sindrome di Down, e del dottor Fabio Sansonna, che vive da anni il rapporto con la moglie Silvia in stato vegetativo a causa di un ictus. «È mia moglie, mi basta un suo battito di ciglia – ha raccontato durante un’intervista concessa in occasione del quattordicesimo anniversario di matrimonio -. È sbagliato dire “stato vegetativo”, perché un vegetale non piange e non si commuove come fa mia moglie. Un vegetale non ti cambia ogni giorno l’esistenza. Meglio dire “stato di veglia non responsiva”».

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