Aveva 84 anni. A lungo docente all’Università cattolica, dove fondò l’Istituto di Scienze della comunicazione e dello spettacolo e diresse la Scuola di giornalismo, avvicinò il grande pubblico alla semiotica applicata ai media. Fu anche autore e regista

Gianfranco Bettetini

È morto ieri a Milano il semiologo Gianfranco Bettetini. Avrebbe compiuto 84 anni il prossimo 16 gennaio. Critico letterario e regista, con Umberto Eco fu uno dei padri della semiotica applicata allo studio dei media, facendola conoscere al grande pubblico negli anni Sessanta.

Fondatore dell’Istituto di Scienze della comunicazione e dello spettacolo all’Università Cattolica di Milano, direttore della Scuola di giornalismo e poi della rivista Comunicazioni sociali dal 1996 al 2011, di cui era ancora direttore emerito, fu tra i primi docenti di cinema e media all’Università. Laureato in ingegneria, si specializzò in teoria e tecnica delle comunicazioni di massa soprattutto legate al mezzo televisivo, divenendo, negli anni Cinquanta, regista televisivo alla sede Rai di Milano, dove conobbe Eco. Fu autore di documentari e diverse regie televisive per la Rai, dalla prosa al varietà, ai programmi culturali. Tra i lavori da lui diretti vi sono Campanile sera (1959), Il signore di mezza età (1963), Camera 22 (1966), Processo a Gesù (1968), La fine di un’avventura (1969). Sue pure alcune puntate di Lascia o raddoppia? dell’estate 1958 e de L’amico del giaguaro (1962). Nel 1965 gli venne assegnato il Premio Marconi e nel 1969 vinse il Premio Italia per programma televisivo La fine del mondo. Aveva anche sceneggiato e diretto due film: Stregone di città (1973) e L’ultima mazurka (1987).

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