Una ricerca di ALTIS e Mani Tese evidenzia il loro ruolo nella svolta del settore

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Durante il webinar “Made in sustainability: i piccoli che fanno la differenza. Un confronto con le Pmi italiane della filiera della moda”, è stata presentata la ricerca “Moda e sostenibilità: il ruolo delle Pmi italiane”, a cura di ALTIS Università Cattolica e Mani Tese.

La ricerca, realizzata nell’ambito del progetto Cambia MODA! cofinanziato dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, è stata condotta su un campione di 20 piccole imprese attive nel settore moda-abbigliamento, accomunate da una particolare propensione e sensibilità verso il tema della moda etica e/o sostenibile.

Moda e sostenibilità, una crescente attenzione

Nel mondo, vengono prodotti oltre 100 miliardi di vestiti all’anno, soprattutto per l’incidenza della moda low-cost, molto impattante dal punto di vista ambientale e sociale, che ha portato dal 2000 al 2014 a raddoppiare la produzione di abiti a livello globale e ad aumentare il numero dei capi acquistati del 60%.

Il tema della sostenibilità nella moda è stato spesso sollevato a causa dei numerosi scandali che hanno messo in luce condizioni lavorative inaccettabili o casi di violazione dei diritti umani, oppure in relazione a una scarsa considerazione verso gli impatti ambientali generati. A questo si aggiunge una maggiore sensibilità verso la sostenibilità aziendale da parte dei consumatori, oggi più coscienti degli impatti della filiera.

Le Pmi, protagoniste della moda sostenibile

Precedenti studi si sono concentrati sulle grandi aziende del settore, che godono di maggiore visibilità e potere di influenza lungo tutta la filiera. In realtà anche le aziende di piccole e medie dimensioni giocano un ruolo importante, in particolar modo in Italia, dove costituiscono lo zoccolo duro del comparto manifatturiero.

Dall’analisi del campione emerge infatti la capacità delle Pmi di favorire una transizione del settore verso modelli più sostenibili e inclusivi. Il report mette in luce i fattori che possono favorire od ostacolare il processo e identifica gli spazi di miglioramento, su cui è stato possibile ipotizzare delle proposte per i diversi attori sociali – imprese, istituzioni ed enti del Terzo Settore – per sostenere ulteriormente la diffusione e il radicamento di comportamenti capaci di generare impatti sociali e ambientali positivi.

I risultati dell’indagine

L’osservazione e il confronto con le 20 aziende, operanti tra il nord ed il centro Italia, ha portato a identificare cinque temi rilevanti per la transizione sostenibile del settore moda.

La gestione della catena di fornitura. Le Pmi possono più facilmente avere una conoscenza diretta degli attori coinvolti nella filiera ed effettuare maggiori controlli, dalla fase di selezione dei fornitori e per l’intera durata del rapporto. Una buona pratica è anche l’impegno verso la costruzione di filiere corte per stabilire rapporti collaborativi e generare valore per la comunità e il territorio di riferimento.

La relazione con i clienti. Costruire un rapporto di fiducia con i clienti è fondamentale per sostenere e valorizzare l’impegno nella sostenibilità, comunicare le proprie azioni in maniera trasparente ed educare il pubblico a creare consapevolezza sulla diversità e sul valore di un abbigliamento sostenibile rispetto all’offerta “tradizionale”, spesso difficile da percepire al momento dell’acquisto se non supportati da adeguate informazioni.

La responsabilità verso dipendenti e collaboratori. Le Pmi del campione dimostrano una diffusa attenzione verso il coinvolgimento di collaboratori che condividano autenticamente i valori aziendali, così che possano integrarli nello svolgimento dell’attività quotidiana. Altro aspetto importante è l’attenzione all’inclusione lavorativa di persone fragili e alla formazione continua volta alla crescita personale e professionale, che ha generato diversi benefici alle organizzazioni.

L’impegno verso la comunità. Le imprese intervistate sono coinvolte in azioni e iniziative volte a favorire lo sviluppo del contesto di riferimento, soprattutto orientate al sostegno all’imprenditorialità e all’educazione a uno stile di vita sostenibile.

I fattori ostacolanti. Tra i fattori che ostacolano l’impegno delle Pmi nella gestione degli aspetti sociali e ambientali c’è sicuramente un senso di isolamento dato dalla mancanza di adeguato supporto da parte delle istituzioni. Occorre una maggiore collaborazione anche con le grandi imprese od organizzazioni non-profit, al fine di condividere risorse, accelerare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo e poter contare su conoscenze e competenze complementari in relazione a specifiche tematiche sociali o ambientali.

Per concludere, si può affermare che le Pmi del settore moda-abbigliamento sono essenziali per innescare un‘effettiva svolta sostenibile all’interno del sistema fashion. Gli elementi alla base di questa conclusione sono la presenza di legami forti e duraturi con il territorio e l’adozione crescente di una cultura imprenditoriale e organizzativa che favorisce l’integrazione delle logiche della sostenibilità all’interno dei propri sistemi gestionali e dei modelli di business.

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