Un progetto in collaborazione con la Casa della Carità: corsi di violino e fisarmonica per bambini e adolescenti provenienti dai campi rom, ma estesi anche a giovanissimi di nazionalità diverse

di Silvio MENGOTTO
Redazione

Al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, martedì 28 settembre, nel foyer di Sala Verdi è stato firmato l’accordo tra Casa della Carità e il Conservatorio stesso per organizzare corsi gratuiti di musica per bambini e adolescenti, provenienti dai campi rom. Alla firma erano presenti Arnaldo Mosca e Bruno Zanolini, rispettivamente presidente e direttore del Conservatorio, e don Virginio Colmegna, presidente della fondazione Casa della Carità.
I due enti si sono ritrovati insieme per promuovere la competenza musicale e la cultura dell’accoglienza tra i giovani. Che la musica sia una, non l’unica, delle vie per l’integrazione sociale lo confermano due tra le storie dei rom musicanti nella città. La prima riguarda la nascita della “Banda del villaggio”, favorita e potenziata da Casa della Carità, attraverso la quale molti musicanti di strada si sono integrati nella società imparando un mestiere. Oggi sono tantissime le richieste di una loro presenza a feste e cerimonie, e le famiglie vivono nelle case. L’altra storia è quella di due giovani violinisti rom che grazie al loro talento, dalle vetture della metropolitana, sono approdati all’ambone del Duomo, suonando davanti al Cardinale nella festività dell’Epifania.
I corsi gratuiti al Conservatorio avranno inizio nel mese di novembre, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno accademico. Lo scopo non è solo di far acquisire capacità musicali ai partecipanti, ma anche quello di inaugurare un nuovo modello di esperienza di integrazione culturale. Sono previsti corsi di violino e fisarmonica per bambini e adolescenti di campi rom, ma estesi anche a bambini di diversa nazionalità.
Zanolini ha sottolineato che, tra i compiti della scuola «c’è anche quello di dare il senso alla libertà, perché la musica ha un suo linguaggio universale». Una collaborazione, continua il direttore, che «ci obbliga, ancor più che in passato, a lavorare sui talenti, di cui ogni ragazzo, indipendentemente dalla sua storia o dalla sua provenienza, è dotato». Per Mosca è importante porre gesti significativi e “rivoluzionari” come l’accordo siglato: «Come i salmoni nuotare contro corrente e andare nei campi dove c’è umanità negata». Il Conservatorio, ha continuato Mosca, «intende coltivare i talenti a 360°, si impegna a togliere da uno stato di marginalità ragazzi che hanno dentro di sé potenzialità straordinarie. Il sogno è quello di mettere in relazione mondi lontani, attraverso l’universalità di un messaggio, che solo l’arte sa portare».
Per don Colmegna si concretizza una idea coltivata da tempo: «Con questa iniziativa vogliamo creare spazi di eccellenza che siano anche laboratori di coesione sociale. Avvicinare i giovani all’arte musicale è certamente un’importante operazione culturale. Ma il fatto che una prestigiosa istituzione come il Conservatorio di Milano metta a diposizione questi corsi ai bambini di cui ci occupiamo è anche un importante messaggio alla città. Mischiare i luoghi e le persone abbassa il clima di conflittualità esasperata e permette a Milano di avere uno sguardo diverso di se stessa». Al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, martedì 28 settembre, nel foyer di Sala Verdi è stato firmato l’accordo tra Casa della Carità e il Conservatorio stesso per organizzare corsi gratuiti di musica per bambini e adolescenti, provenienti dai campi rom. Alla firma erano presenti Arnaldo Mosca e Bruno Zanolini, rispettivamente presidente e direttore del Conservatorio, e don Virginio Colmegna, presidente della fondazione Casa della Carità.I due enti si sono ritrovati insieme per promuovere la competenza musicale e la cultura dell’accoglienza tra i giovani. Che la musica sia una, non l’unica, delle vie per l’integrazione sociale lo confermano due tra le storie dei rom musicanti nella città. La prima riguarda la nascita della “Banda del villaggio”, favorita e potenziata da Casa della Carità, attraverso la quale molti musicanti di strada si sono integrati nella società imparando un mestiere. Oggi sono tantissime le richieste di una loro presenza a feste e cerimonie, e le famiglie vivono nelle case. L’altra storia è quella di due giovani violinisti rom che grazie al loro talento, dalle vetture della metropolitana, sono approdati all’ambone del Duomo, suonando davanti al Cardinale nella festività dell’Epifania.I corsi gratuiti al Conservatorio avranno inizio nel mese di novembre, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno accademico. Lo scopo non è solo di far acquisire capacità musicali ai partecipanti, ma anche quello di inaugurare un nuovo modello di esperienza di integrazione culturale. Sono previsti corsi di violino e fisarmonica per bambini e adolescenti di campi rom, ma estesi anche a bambini di diversa nazionalità.Zanolini ha sottolineato che, tra i compiti della scuola «c’è anche quello di dare il senso alla libertà, perché la musica ha un suo linguaggio universale». Una collaborazione, continua il direttore, che «ci obbliga, ancor più che in passato, a lavorare sui talenti, di cui ogni ragazzo, indipendentemente dalla sua storia o dalla sua provenienza, è dotato». Per Mosca è importante porre gesti significativi e “rivoluzionari” come l’accordo siglato: «Come i salmoni nuotare contro corrente e andare nei campi dove c’è umanità negata». Il Conservatorio, ha continuato Mosca, «intende coltivare i talenti a 360°, si impegna a togliere da uno stato di marginalità ragazzi che hanno dentro di sé potenzialità straordinarie. Il sogno è quello di mettere in relazione mondi lontani, attraverso l’universalità di un messaggio, che solo l’arte sa portare».Per don Colmegna si concretizza una idea coltivata da tempo: «Con questa iniziativa vogliamo creare spazi di eccellenza che siano anche laboratori di coesione sociale. Avvicinare i giovani all’arte musicale è certamente un’importante operazione culturale. Ma il fatto che una prestigiosa istituzione come il Conservatorio di Milano metta a diposizione questi corsi ai bambini di cui ci occupiamo è anche un importante messaggio alla città. Mischiare i luoghi e le persone abbassa il clima di conflittualità esasperata e permette a Milano di avere uno sguardo diverso di se stessa».

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