In 62 insegnanti hanno inviato al Comune di Milano una petizione in difesa delle famiglie straniere e dei ragazzi che frequentano le scuole in zona Bovisa.

di Silvio MENGOTTO
Redazione

Un gruppo di insegnanti e del Circolo didattico “Marie Curie” di Milano (scuole primarie di via Guicciardi e di viale Bodio in zona Bovisa), con la sottoscrizione di 62 persone, in data 10 marzo scorso hanno inviato una petizione al Comune di Milano. Dopo i recenti avvenimenti di cronaca che riguardano i continui sgomberi di famiglie rom, i firmatari hanno assunto una posizione di rifiuto verso sgomberi che procedono senza alternative credibili e penalizzano la frequenza scolastica dei bambini rom. La petizione chiede una forma di tutela e di supporto per le famiglie rom che iscrivono i loro figli a scuola. Una preoccupazione al diritto allo studio emersa anche nel Discorso alla città dell’8 dicembre scorso dell’Arcivescovo Dionigi Tettamanzi: «Mi ha colpito nei giorni scorsi, a seguito dello sgombero di un gruppo di famiglie rom accampate a Milano, la silenziosa mobilitazione e l’aiuto concreto portato loro da alcune parrocchie, da tante famiglie del quartiere preoccupate, in particolare, di salvaguardare la continuità dell’inserimento a scuola – già da tempo avviato – dei bambini». Durante l’emergenza si sono mobilitante molte famiglie che, per la prima volta, hanno ospitato delle famiglie rom.
Per don Roberto Davanzo, direttore di Caritas ambrosiana, «l’esperienza di via Rubattino è stato un punto di svolta, il primo momento in cui non noi – le solite organizzazioni e associazioni impegnate su questo fronte -, ma insegnanti e mamme hanno cominciato a dire “Guardate che forse qualche prospettiva di speranza ci può essere, che i figli di questa gente magari possono avere un futuro diverso dei loro genitori”».
Nella petizione i firmatari dicono di essere «particolarmente coinvolti dalle sorti di due nostri alunni di sei e dieci anni: reduci dallo sgombero di novembre al Rubattino, si sono trasferiti nella nostra scuola ed hanno iniziato a frequentarla con costanza e motivazione, ma una nuova serie di sgomberi (via Siccoli, 1° febbraio; via Bovisasca, 24 febbraio; via Durando, 10 marzo) sta loro impedendo di proseguire il percorso intrapreso. In passato abbiamo avuto nelle nostre classi alunni rom che hanno vissuto con entusiasmo l’esperienza scolastica, dimostrando volontà di imparare e di socializzare con gli altri compagni dai quali sono stati ben accolti. Abbiamo potuto verificare che la frequenza scolastica è diventata un’occasione per l’integrazione di tutta la famiglia: infatti i sette bambini iscritti negli scorsi anni abitano ora in case con regolari contratti d’affitto, mentre i genitori hanno trovato lavoro». Questi i motivi per i quali si chiede al Comune di Milano «che si interrompa la politica di sgomberi indiscriminati delle famiglie rom presenti sul territorio cittadino; che sia tutelato il diritto all’istruzione dei bambini; che, utilizzando le risorse a questo destinate dal fondo del Ministero dell’interno (D.M. Interno 3/2/09 ), si attivi al più presto un percorso di integrazione sociale, abitativa, lavorativa per le famiglie rom che hanno scelto di iscrivere i propri figli a scuola; nella fattispecie, chiediamo che in tale percorso siano coinvolte le famiglie dei nostri alunni». Un gruppo di insegnanti e del Circolo didattico “Marie Curie” di Milano (scuole primarie di via Guicciardi e di viale Bodio in zona Bovisa), con la sottoscrizione di 62 persone, in data 10 marzo scorso hanno inviato una petizione al Comune di Milano. Dopo i recenti avvenimenti di cronaca che riguardano i continui sgomberi di famiglie rom, i firmatari hanno assunto una posizione di rifiuto verso sgomberi che procedono senza alternative credibili e penalizzano la frequenza scolastica dei bambini rom. La petizione chiede una forma di tutela e di supporto per le famiglie rom che iscrivono i loro figli a scuola. Una preoccupazione al diritto allo studio emersa anche nel Discorso alla città dell’8 dicembre scorso dell’Arcivescovo Dionigi Tettamanzi: «Mi ha colpito nei giorni scorsi, a seguito dello sgombero di un gruppo di famiglie rom accampate a Milano, la silenziosa mobilitazione e l’aiuto concreto portato loro da alcune parrocchie, da tante famiglie del quartiere preoccupate, in particolare, di salvaguardare la continuità dell’inserimento a scuola – già da tempo avviato – dei bambini». Durante l’emergenza si sono mobilitante molte famiglie che, per la prima volta, hanno ospitato delle famiglie rom.Per don Roberto Davanzo, direttore di Caritas ambrosiana, «l’esperienza di via Rubattino è stato un punto di svolta, il primo momento in cui non noi – le solite organizzazioni e associazioni impegnate su questo fronte -, ma insegnanti e mamme hanno cominciato a dire “Guardate che forse qualche prospettiva di speranza ci può essere, che i figli di questa gente magari possono avere un futuro diverso dei loro genitori”».Nella petizione i firmatari dicono di essere «particolarmente coinvolti dalle sorti di due nostri alunni di sei e dieci anni: reduci dallo sgombero di novembre al Rubattino, si sono trasferiti nella nostra scuola ed hanno iniziato a frequentarla con costanza e motivazione, ma una nuova serie di sgomberi (via Siccoli, 1° febbraio; via Bovisasca, 24 febbraio; via Durando, 10 marzo) sta loro impedendo di proseguire il percorso intrapreso. In passato abbiamo avuto nelle nostre classi alunni rom che hanno vissuto con entusiasmo l’esperienza scolastica, dimostrando volontà di imparare e di socializzare con gli altri compagni dai quali sono stati ben accolti. Abbiamo potuto verificare che la frequenza scolastica è diventata un’occasione per l’integrazione di tutta la famiglia: infatti i sette bambini iscritti negli scorsi anni abitano ora in case con regolari contratti d’affitto, mentre i genitori hanno trovato lavoro». Questi i motivi per i quali si chiede al Comune di Milano «che si interrompa la politica di sgomberi indiscriminati delle famiglie rom presenti sul territorio cittadino; che sia tutelato il diritto all’istruzione dei bambini; che, utilizzando le risorse a questo destinate dal fondo del Ministero dell’interno (D.M. Interno 3/2/09 ), si attivi al più presto un percorso di integrazione sociale, abitativa, lavorativa per le famiglie rom che hanno scelto di iscrivere i propri figli a scuola; nella fattispecie, chiediamo che in tale percorso siano coinvolte le famiglie dei nostri alunni». Voglia di studiare La preoccupazione degli insegnanti di Bovisa è dovuta al loro coinvolgimento con bambini rom che hanno cominciato a frequentare la scuola. Proprio i ripetuti sgomberi hanno impedito a Romeo e Cristina la continuazione dell’attività scolastica. Ma le maestre e i compagni di scuola aspettano il loro ritorno. La loro insegnante ha voluto far visita a Romeo, Cristina e la famiglia. Nel tugurio dove vivono nascosti, dice l’insegnate, «Cristina di 10 anni ci chiede un libro per studiare: lei a scuola ci andava, ma i continui sgomberi hanno reso impossibile la frequenza. Ci chiede quando potrà tornare. Mi chiedo in quale altra parte del mondo le persone sono costrette a vivere così e con la paura di essere scacciati anche dai sotterranei: forse nelle fogne di Bucarest? Forse nell’Africa più ingiusta? Forse nelle favelas del Brasile?». L’insegnante di Romeo in una lettera aperta dice «per due settimane Romeo ha frequentato la scuola, arrivando sempre puntuale e motivato. In pochi giorni ha conquistato tutti noi con la sua allegria e il suo affetto, anche la famiglia è sempre stata disponibile e rispettosa».

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