Presentato il documentario nel decanato di Turro, un'occasione per approfondire il tema del lavoro e le conseguenze della precarietà e della disoccupazione

di Silvio MENGOTTO
Redazione

Il 18 novembre nel decanato di Turro (Zona pastorale 1), nella parrocchia di San Michele Arcangelo, il distretto del Fondo Famiglia Lavoro (FFL) ha organizzato la proiezione del film documentario “Debito di Ossigeno” di Giovanni Calamari. Il film è stato presentato da Angelo Sala, animatore di Caritas Ambrosiana. Il documentario descrive la drammatica realtà che alcune famiglie italiane stanno vivendo a causa della crisi. Documentario patrocinato dalla Caritas e proposto sul territorio come strumento di analisi e discussione. Prima della proiezione Gianpaolo Boiocchi, responsabile organizzativo del distretto di Turro, ha illustrato il lavoro svolto nell’arco di due anni. Sono state presentate 125 domande, 119 accolte e 84 finanziate. Di queste 32 sono di famiglie italiane e 52 straniere. L’importo complessivo erogato è di 153.200 euro. Nel decanato sono stati raccolti finanziamenti per il Fondo, una somma di 1.000 euro donati dalla cooperativa S. Filippo Neri, altri 400 euro da un libero contributo.
Il filmato mette in evidenza una serie di criticità personali, familiari e sociali correlate alla perdita di lavoro. Ciò che unifica le due storie di vita rappresentate è senza dubbio l’incertezza, l’insicurezza, la mancanza di progettualità, ma anche la rabbia, l’aggressività, il senso di ingiustizia subita. I protagonisti del documentario pronunciano tre frasi chiave: «Non voglio chiedere aiuto a nessuno», «Abbiamo toccato il fondo», «Perdere il lavoro è perdere tutto». La convinzione di cavarsela da soli è certamente dettata dal bisogno di riscattare la propria dignità ferita nel lavoro, ma denuncia anche la presenza sia di solitudine nella relazione sociale, sia di un nuovo volto della povertà, che non è solo assenza di beni materiali ma presenza di una esclusione sociale.
Le madri sole (come nel documentario), i disoccupati di lungo periodo con famiglie a carico, le famiglie numerose monoreddito e le persone anziane non autosufficienti fanno emergere un nuovo volto della povertà vissuta in famiglia. In queste situazioni innescare reti di relazione ha una forte valenza terapeutica. Un percorso che potrebbe stimolare l’impegno dei gruppi di famiglie nelle parrocchie con l’aiuto e la vicinanza concreta verso le famiglie colpite dalla crisi. Bisognerebbe correggere il sistema di protezione sociale perché i giovani con contratti precari sono esclusi dagli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, assegni familiari): vengono sostenuti dalle famiglie di origine e non possono pensare a una nuova famiglia.
Si capisce perchè nel 2010, anno europeo di lotta alla povertà, Caritas Europa ha chiesto un reddito minimo garantito. Un altro aspetto evidenziato da Angelo Sala è la “vulnerabilità”come parte del nuovo volto della povertà: la quotidianità della vita si fa insicura perché il lavoro diventa sempre più indeterminato, il salario diminuisce, le famiglie si devono accollare cure onerose. Tutto questo genera smarrimento, paura, perdite di controllo anche senza un disagio conclamato. Genera anche incertezza del reddito, licenziamento, Cig (cassa integrazione), aumento della sofferenza dei legami e dei rapporti familiari. Un condizionamento pesante nell’organizzare il presente e la vanificazione nel progettare il futuro perché si vive alla giornata.
Il 18 novembre nel decanato di Turro (Zona pastorale 1), nella parrocchia di San Michele Arcangelo, il distretto del Fondo Famiglia Lavoro (FFL) ha organizzato la proiezione del film documentario “Debito di Ossigeno” di Giovanni Calamari. Il film è stato presentato da Angelo Sala, animatore di Caritas Ambrosiana. Il documentario descrive la drammatica realtà che alcune famiglie italiane stanno vivendo a causa della crisi. Documentario patrocinato dalla Caritas e proposto sul territorio come strumento di analisi e discussione. Prima della proiezione Gianpaolo Boiocchi, responsabile organizzativo del distretto di Turro, ha illustrato il lavoro svolto nell’arco di due anni. Sono state presentate 125 domande, 119 accolte e 84 finanziate. Di queste 32 sono di famiglie italiane e 52 straniere. L’importo complessivo erogato è di 153.200 euro. Nel decanato sono stati raccolti finanziamenti per il Fondo, una somma di 1.000 euro donati dalla cooperativa S. Filippo Neri, altri 400 euro da un libero contributo.Il filmato mette in evidenza una serie di criticità personali, familiari e sociali correlate alla perdita di lavoro. Ciò che unifica le due storie di vita rappresentate è senza dubbio l’incertezza, l’insicurezza, la mancanza di progettualità, ma anche la rabbia, l’aggressività, il senso di ingiustizia subita. I protagonisti del documentario pronunciano tre frasi chiave: «Non voglio chiedere aiuto a nessuno», «Abbiamo toccato il fondo», «Perdere il lavoro è perdere tutto». La convinzione di cavarsela da soli è certamente dettata dal bisogno di riscattare la propria dignità ferita nel lavoro, ma denuncia anche la presenza sia di solitudine nella relazione sociale, sia di un nuovo volto della povertà, che non è solo assenza di beni materiali ma presenza di una esclusione sociale.Le madri sole (come nel documentario), i disoccupati di lungo periodo con famiglie a carico, le famiglie numerose monoreddito e le persone anziane non autosufficienti fanno emergere un nuovo volto della povertà vissuta in famiglia. In queste situazioni innescare reti di relazione ha una forte valenza terapeutica. Un percorso che potrebbe stimolare l’impegno dei gruppi di famiglie nelle parrocchie con l’aiuto e la vicinanza concreta verso le famiglie colpite dalla crisi. Bisognerebbe correggere il sistema di protezione sociale perché i giovani con contratti precari sono esclusi dagli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, assegni familiari): vengono sostenuti dalle famiglie di origine e non possono pensare a una nuova famiglia.Si capisce perchè nel 2010, anno europeo di lotta alla povertà, Caritas Europa ha chiesto un reddito minimo garantito. Un altro aspetto evidenziato da Angelo Sala è la “vulnerabilità”come parte del nuovo volto della povertà: la quotidianità della vita si fa insicura perché il lavoro diventa sempre più indeterminato, il salario diminuisce, le famiglie si devono accollare cure onerose. Tutto questo genera smarrimento, paura, perdite di controllo anche senza un disagio conclamato. Genera anche incertezza del reddito, licenziamento, Cig (cassa integrazione), aumento della sofferenza dei legami e dei rapporti familiari. Un condizionamento pesante nell’organizzare il presente e la vanificazione nel progettare il futuro perché si vive alla giornata. Dove richiedere il film – Per gli operatori dei distretti del Fondo il documentario è disponibile nella versione originale (70 minuti) e nella versione estratti (24 minuti) che si possono acquistare presso l’ufficio documentazione di Caritas Ambrosiana (via Bernardino 4 – Milano; tel. 02.76037282; e-mail (clicca qui); da lunedì a venerdì dalle ore 9 alle ore 13 ). Per il dibattito sono state preparate schede di lettura scaricabili direttamente dalla home page del sito di Caritas Ambrosiana: www.caritas.it. Approfondimenti sul sito www.fondofamiglialavoro.it

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