Sabato e domenica prossima si tiene un importante turno di elezioni amministrative. Le attese e le richieste di diverse realtà dell'area cattolica: il bene comune, l'attenzione alle fasce più deboli e una visione più ampia di politica

Pino NARDI
Redazione

Sabato e domenica i cittadini di Milano e Provincia saranno chiamati a eleggere presidente e consiglio. È l’occasione per riflettere su quella che molti considerano la “cenerentola” delle istituzioni locali. Eppure, finché non sarà deciso altrimenti, rimane importante nella gestione dei territori. Cosa ci si aspetta? Quali sono le urgenze che le realtà cattoliche Pongono all’attenzione di elettori e candidati?
«Il dibattito sulle elezioni amministrative è condizionato dal periodo di crisi e, mentre prosegue il dibattito sul federalismo fiscale, spesso Province e Comuni si trovano a dover fronteggiare direttamente situazioni di crisi e di disagio sociale, con trasferimenti centrali in calo (sia dallo Stato sia dalle Regioni) e con l’impossibilità di trovare nuove risorse – sottolinea Gianni Bottalico, presidente delle Acli milanesi -. Per una gestione più oculata delle risorse credo sia da salutare positivamente l’abbandono del patto di stabilità per gli enti locali e il superamento del meccanismo perverso della “spesa storica”, elementi che finiscono col premiare le amministrazioni meno responsabili e meno efficienti».
Anche il futuro assetto rimane da definire. «Mentre permane ancora molta incertezza circa l’effettiva introduzione delle aree metropolitane, con i relativi problemi di rapporto fra gli attuali Comuni capoluogo e quelli limitrofi – continua Bottalico -. L’esperienza insegna che laddove c’è un municipio c’è identità del territorio, c’è vicinanza e contatto maggiore tra amministratori e cittadini, mentre un malinteso “disboscamento istituzionale” porta con sé il rischio dell’aumento di periferie amorfe e abbandonate. Un discorso analogo, in una grande regione come la Lombardia che ha il più alto numero di Comuni d’Italia, ben 1546, vale per il rapporto tra i Comuni e il livello regionale. Può apparire anche suggestiva l’ipotesi di abolizione delle Province, ma poi che cosa evita che i centri più grandi abbiano il sopravvento? Con il rischio di esaltare il loro localismo, anziché una visione che tenga conto di un agglomerato di Comuni più ampio e storicamente omogeneo, oggi rappresentato dalle Province. Ciò non significa affatto escludere una ridefinizione delle sue competenze in rapporto agli altri enti locali».
E per Palazzo Isimbardi? «Nell’attuale territorio della Provincia di Milano – risponde Bottalico -, serve una capacità di governo che sappia essere adeguata ai problemi da affrontare: dai trasporti, alla viabilità, alla casa, alla gestione del territorio e dell’ambiente, alle politiche sociali, di sviluppo e del lavoro. Questi temi esigono un’accresciuta responsabilità degli amministratori, che non possono più limitarsi alle loro competenze formali, ma devono riuscire a fare un lavoro di squadra proporzionato alla dimensione dei problemi».

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