I dati del rapporto realizzato dalla Camera di Commercio: il trend è negativo, ma più contenuto rispetto ad altre aree del Paese. Ma la situazione si inverte per quanto riguarda la disuguaglianza sociale

Cristina CONTI
Redazione

La crisi è forte, ma a Milano l’economia va meglio che nel resto d’Italia. Questo il risultato del rapporto “Milano Produttiva” 2009, realizzato ogni anno dall’Ufficio studi della Camera di Commercio. Il bilancio del capoluogo lombardo nel 2008 mostra che le imprese sono cresciute del 2% contro lo 0,6% nazionale, mentre le assunzioni attese nel 2009 diminuiscono dell’1,5%, rispetto al -1,9% italiano. Tirando le somme ci sono 7.800 occupati in meno nell’ultimo trimestre 2008 rispetto all’analogo periodo del 2007, e se ne aspettano oltre 15 mila in meno per il 2009. Un dato negativo, ma comunque per ora contenuto.
Segno meno anche per i primi tre mesi del 2009: -10% per la produzione, solo +0,04% il tasso di crescita delle imprese e 10 mila lavoratori in cassa integrazione, più che raddoppiati in un anno. La crisi si inserisce su una forte disuguaglianza sociale, diffusa qui più che nel resto d’Italia, con circa una famiglia su sei vicina alla povertà: il 17,2% dei milanesi ha una spesa per due componenti minore di 1.398 euro mensili. A far fatica sono soprattutto quanti hanno famiglie numerose, i precari, gli anziani, gli operai. «È un momento difficile – conferma Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano -. Ma con un punto fermo, la responsabilità di Milano e della sua economia, la capacità di chi vive e lavora in questa città di saper reagire a queste difficoltà».
È in discesa il simbolo del milanese capofamiglia, perché perde il lavoro e ha la famiglia a carico. Per la prima volta da molti anni gli uomini in cerca di lavoro superano le donne e quando questo succede la povertà arriva in un caso su due. Nasce, invece, il simbolo dell’extracomunitario. A lui è dovuta la crescita delle imprese (+8,6% nel 2008). Agli stranieri vanno le nuove assunzioni, che fanno “tenere” il mercato del lavoro, con un +25 mila stranieri occupati nel 2008.
In crescita anche la figura dello scienziato, del ricercatore, dello specialista di qualità. Aumenta dell’1%o la domanda di personale qualificato, così come di laureati (che raggiungono una quota del 22,7%, il doppio rispetto al valore nazionale). Mentre la città mantiene il primato dell’innovazione, con circa un quinto dei brevetti nazionali e delle imprese hightech. La crisi è forte, ma a Milano l’economia va meglio che nel resto d’Italia. Questo il risultato del rapporto “Milano Produttiva” 2009, realizzato ogni anno dall’Ufficio studi della Camera di Commercio. Il bilancio del capoluogo lombardo nel 2008 mostra che le imprese sono cresciute del 2% contro lo 0,6% nazionale, mentre le assunzioni attese nel 2009 diminuiscono dell’1,5%, rispetto al -1,9% italiano. Tirando le somme ci sono 7.800 occupati in meno nell’ultimo trimestre 2008 rispetto all’analogo periodo del 2007, e se ne aspettano oltre 15 mila in meno per il 2009. Un dato negativo, ma comunque per ora contenuto.Segno meno anche per i primi tre mesi del 2009: -10% per la produzione, solo +0,04% il tasso di crescita delle imprese e 10 mila lavoratori in cassa integrazione, più che raddoppiati in un anno. La crisi si inserisce su una forte disuguaglianza sociale, diffusa qui più che nel resto d’Italia, con circa una famiglia su sei vicina alla povertà: il 17,2% dei milanesi ha una spesa per due componenti minore di 1.398 euro mensili. A far fatica sono soprattutto quanti hanno famiglie numerose, i precari, gli anziani, gli operai. «È un momento difficile – conferma Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano -. Ma con un punto fermo, la responsabilità di Milano e della sua economia, la capacità di chi vive e lavora in questa città di saper reagire a queste difficoltà».È in discesa il simbolo del milanese capofamiglia, perché perde il lavoro e ha la famiglia a carico. Per la prima volta da molti anni gli uomini in cerca di lavoro superano le donne e quando questo succede la povertà arriva in un caso su due. Nasce, invece, il simbolo dell’extracomunitario. A lui è dovuta la crescita delle imprese (+8,6% nel 2008). Agli stranieri vanno le nuove assunzioni, che fanno “tenere” il mercato del lavoro, con un +25 mila stranieri occupati nel 2008.In crescita anche la figura dello scienziato, del ricercatore, dello specialista di qualità. Aumenta dell’1%o la domanda di personale qualificato, così come di laureati (che raggiungono una quota del 22,7%, il doppio rispetto al valore nazionale). Mentre la città mantiene il primato dell’innovazione, con circa un quinto dei brevetti nazionali e delle imprese hightech.

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