Nell'ateneo milanese un convegno per presentare alle giovani generazioni l'"eroe borghese" e Paolo Baffi�a�30 e 20 anni�dalla morte. Tra gli altri interverranno Mario Monti e Ferruccio De Bortoli

di Luisa BOVE
Redazione

La sera dell’11 luglio di trent’anni fa un killer uccideva l’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona. Con lo stesso rigore indagatore del padre, oggi Umberto (avvocato penalista) ha ricostruito gli ultimi cinque anni di vita del «papà», come lo chiama nel suo libro Qualunque cosa succeda (Sironi Editore, 320 pagine, 18,00 euro). «È una storia bella ed è giusto che si conosca – dice – perché può essere d’aiuto a molti che hanno difficoltà a trovare nell’attualità o nella storia recente esempi di libertà e di senso dello Stato ai quali ispirarsi nella propria azione quotidiana». E aggiunge: «Il libro non nasce con l’ambizione di una divulgazione pubblica, ma dal desiderio di lasciare ai miei figli, che ancora non hanno l’età per avvicinarsi a questa storia, un racconto del nonno che non hanno conosciuto, del quale portano il cognome e mio figlio anche il nome. Non è solo un nome da leggere sulla tomba di famiglia, ma rappresenta le loro radici, la loro storia».

Più che raccontare la vita familiare, ridotta a pochi aneddoti, lei ha scelto di ricostruire l’intera vicenda professionale dell’avvocato Ambrosoli. Perché?
È una vicenda che parla da sola, che spiega cosa voglia dire essere un professionista, un cittadino, un padre, un uomo, assumersi le responsabilità… La dimensione familiare è condizionata dall’età che avevo nel momento in cui mio papà è mancato e l’ho inserita per far vedere la normalità dell’uomo: un padre come tutti gli altri, un marito come tutti gli altri, forse addirittura più presente di altri, nonostante l’impegno gravoso che i documenti dimostrano. È un genitore che partecipa all’asilo del figlio, in quella normale attività che è la stesura del regolamento dell’assemblea dell’asilo… Nella normale ascesa sociale e professionale, a un certo punto arriva l’occasione (il nuovo incarico di liquidatore unico assegnato ad Ambrosoli dalla Banca d’Italia, ndr) che può essere vista come una iattura terribile dalla quale trovare fuga; ma per lui è l’opportunità di fare qualcosa per il suo Paese. Certo, ha portato forti tensioni in lui (e non solo in lui), ma ha continuato a fare il padre, a impegnarsi nella crescita e nell’educazione dei propri figli.

Che cosa ha significato per lei incontrare colleghi e amici di suo padre?
Quasi tutti coloro che mi hanno raccontato episodi e mi hanno aiutato a capire i meccanismi che le carte lasciavano ancora un po’ criptici per la loro complessità, sono persone che erano già amici di famiglia o che lo sono diventati nel tempo. Confrontarmi con loro dopo aver letto quello che avevano contribuito a fare è stato molto stimolante. Persone come Pino Gusmaroli e Silvio Novembre, che in prospettive diverse erano i due più stretti collaboratori di mio papà, hanno ancora oggi la passione per ciò che hanno fatto. Sentir raccontare da loro certi momenti trasmette un’energia molto piacevole da vivere.

C’è chi afferma che suo padre è stato lasciato solo, in particolare dalle istituzioni: neppure al funerale erano presenti uomini di governo…
Nei momenti di confronto sulla storia di papà uno degli argomenti tipici è l’indignazione a distanza di 30 anni per il vuoto istituzionale a quel funerale. L’altro giorno (alla presentazione del volume a Milano, ndr) c’erano oltre 700 persone ad ascoltare questa storia, come tante altre volte nelle università, nei circoli, nelle parrocchie… Queste occasioni sono la celebrazione del funerale di papà, che non era solo quel giorno nella chiesa di S. Vittore.

La sera dell’11 luglio di trent’anni fa un killer uccideva l’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona. Con lo stesso rigore indagatore del padre, oggi Umberto (avvocato penalista) ha ricostruito gli ultimi cinque anni di vita del «papà», come lo chiama nel suo libro Qualunque cosa succeda (Sironi Editore, 320 pagine, 18,00 euro). «È una storia bella ed è giusto che si conosca – dice – perché può essere d’aiuto a molti che hanno difficoltà a trovare nell’attualità o nella storia recente esempi di libertà e di senso dello Stato ai quali ispirarsi nella propria azione quotidiana». E aggiunge: «Il libro non nasce con l’ambizione di una divulgazione pubblica, ma dal desiderio di lasciare ai miei figli, che ancora non hanno l’età per avvicinarsi a questa storia, un racconto del nonno che non hanno conosciuto, del quale portano il cognome e mio figlio anche il nome. Non è solo un nome da leggere sulla tomba di famiglia, ma rappresenta le loro radici, la loro storia».Più che raccontare la vita familiare, ridotta a pochi aneddoti, lei ha scelto di ricostruire l’intera vicenda professionale dell’avvocato Ambrosoli. Perché?È una vicenda che parla da sola, che spiega cosa voglia dire essere un professionista, un cittadino, un padre, un uomo, assumersi le responsabilità… La dimensione familiare è condizionata dall’età che avevo nel momento in cui mio papà è mancato e l’ho inserita per far vedere la normalità dell’uomo: un padre come tutti gli altri, un marito come tutti gli altri, forse addirittura più presente di altri, nonostante l’impegno gravoso che i documenti dimostrano. È un genitore che partecipa all’asilo del figlio, in quella normale attività che è la stesura del regolamento dell’assemblea dell’asilo… Nella normale ascesa sociale e professionale, a un certo punto arriva l’occasione (il nuovo incarico di liquidatore unico assegnato ad Ambrosoli dalla Banca d’Italia, ndr) che può essere vista come una iattura terribile dalla quale trovare fuga; ma per lui è l’opportunità di fare qualcosa per il suo Paese. Certo, ha portato forti tensioni in lui (e non solo in lui), ma ha continuato a fare il padre, a impegnarsi nella crescita e nell’educazione dei propri figli.Che cosa ha significato per lei incontrare colleghi e amici di suo padre?Quasi tutti coloro che mi hanno raccontato episodi e mi hanno aiutato a capire i meccanismi che le carte lasciavano ancora un po’ criptici per la loro complessità, sono persone che erano già amici di famiglia o che lo sono diventati nel tempo. Confrontarmi con loro dopo aver letto quello che avevano contribuito a fare è stato molto stimolante. Persone come Pino Gusmaroli e Silvio Novembre, che in prospettive diverse erano i due più stretti collaboratori di mio papà, hanno ancora oggi la passione per ciò che hanno fatto. Sentir raccontare da loro certi momenti trasmette un’energia molto piacevole da vivere.C’è chi afferma che suo padre è stato lasciato solo, in particolare dalle istituzioni: neppure al funerale erano presenti uomini di governo…Nei momenti di confronto sulla storia di papà uno degli argomenti tipici è l’indignazione a distanza di 30 anni per il vuoto istituzionale a quel funerale. L’altro giorno (alla presentazione del volume a Milano, ndr) c’erano oltre 700 persone ad ascoltare questa storia, come tante altre volte nelle università, nei circoli, nelle parrocchie… Queste occasioni sono la celebrazione del funerale di papà, che non era solo quel giorno nella chiesa di S. Vittore. Iniziativa a Milano del Centro “Paolo Baffi” – Lunedì 28 settembre alle 10, nell’aula magna dell’Università Bocconi (via Gobbi 5), nell’anniversario della scomparsa di Giorgio Ambrosoli(1979) e Paolo Baffi (1989) l’ateneo milanese, attraverso il suo centro di ricerca “Paolo Baffi”, ricorda le figure di Giorgio Ambrosoli e di Paolo Baffi, uniti dall’altissimo valore simbolico della loro esperienza professionale e umana. Il tema del convegno è stato scelto per mettere in luce, soprattutto a beneficio delle generazioni più giovani, quanto attuali siano i principi che contraddistinsero l’operato di Ambrosoli e di Baffi, con particolare attenzione al ruolo del disegno e del rispetto delle regole, pilastro di uno sviluppo sano dell’economia di mercato. Intervengono:�Mario Monti (presidente Università Bocconi),�Giovanni Bazoli (presidente Intesa Sanpaolo),�Ferruccio De Bortoli (direttore "Corriere della sera"), Piergaetano Marchetti (prorettore Università Bocconi), Marco Onado (Università Bocconi), Mario Sarcinelli (presidente Dexia Crediop). La partecipazione è gratuita: iscrizione obbligatoria all’indirizzo: www.unibocconi.it/eventi –

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