Luisa BOVE
Redazione

«Diritti e castighi» (Il Saggiatore, pagine 290, euro 15), sottotitolo «Storie di umanità cancellata in carcere», è un libro scritto da Lucia Castellano, direttrice della Casa di reclusione di Bollate, e Donatella Stasio, giornalista del Sole 24 Ore. Sarà presentato lunedì 15 giugno alle 18 presso la libreria di piazza Piemonte a Milano. Le autrici puntano il dito sul «sistema» carcere che spesso impedisce o rinuncia a restituire dignità ai detenuti e a occuparsi della loro «risocializzazione». I problemi del mondo penitenziario sono sempre gli stessi: sovraffollamento, scarsa igiene, strutture inadeguate, diritti negati, sprechi… Tutto ben documentato e descritto. Ma «Diritti e castighi» (nella foto la copertina) è anche un viaggio dentro il carcere tra reclusi, educatori, agenti penitenziari, volontari e familiari. Ognuno racconta la sua esperienza: sogni, conquiste, fallimenti… Ma si parla anche di chi dopo il carcere è riuscito a rifarsi una vita e ringrazia chi l’ha «salvato» evitandogli la deriva. Il carcere allora non è solo «un luogo dove si finisce, ma da dove si può ricominciare». Come Gino, che è uscito a settembre e oggi la sua vita «è scandita dal lavoro e dall’aiuto al padre malato». «Diritti e castighi» (Il Saggiatore, pagine 290, euro 15), sottotitolo «Storie di umanità cancellata in carcere», è un libro scritto da Lucia Castellano, direttrice della Casa di reclusione di Bollate, e Donatella Stasio, giornalista del Sole 24 Ore. Sarà presentato lunedì 15 giugno alle 18 presso la libreria di piazza Piemonte a Milano. Le autrici puntano il dito sul «sistema» carcere che spesso impedisce o rinuncia a restituire dignità ai detenuti e a occuparsi della loro «risocializzazione». I problemi del mondo penitenziario sono sempre gli stessi: sovraffollamento, scarsa igiene, strutture inadeguate, diritti negati, sprechi… Tutto ben documentato e descritto. Ma «Diritti e castighi» (nella foto la copertina) è anche un viaggio dentro il carcere tra reclusi, educatori, agenti penitenziari, volontari e familiari. Ognuno racconta la sua esperienza: sogni, conquiste, fallimenti… Ma si parla anche di chi dopo il carcere è riuscito a rifarsi una vita e ringrazia chi l’ha «salvato» evitandogli la deriva. Il carcere allora non è solo «un luogo dove si finisce, ma da dove si può ricominciare». Come Gino, che è uscito a settembre e oggi la sua vita «è scandita dal lavoro e dall’aiuto al padre malato».

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