Tre persone su dieci arrotondano lo stipendio con una seconda occupazione. E il 40% non viene regolarizzato

Cristina CONTI
Redazione

Doppio lavoro in nero per arrotondare lo stipendio. Lo rivela un’indagine della Cisl di Milano. Su un campione di 250 intervistati il 32,2% svolge una seconda occupazione e di questi il 25% ha iniziato da meno di un anno. Ma il dato più preoccupante è che il 40% non viene regolarizzato. E a cadere nella trappola sono più le donne (43,1%) degli uomini (36,6%).
Barman, camerieri, cuochi, animatori, addetti alla sicurezza, ma anche badanti, domestici e giardinieri: queste le professioni più gettonate per arrotondare lo stipendio alla fine del mese. Il 45% degli intervistati dice chiaramente che il doppio lavoro serve ad arrivare alla fine del mese. Solo il 18% lavora di più per permettersi qualche piccolo lusso. «È evidente che quello dei milanesi è un doppio lavoro per sopravvivere e non per garantirsi il superfluo – dice Fulvio Giacomassi, segretario generale della Cisl -. In questi anni il potere d’acquisto è diminuito. Bisogna far ripartire la contrattazione di secondo livello. E con il nuovo assessore al Lavoro Giovanni Terzi, è necessario dare subito un nuovo impulso al tavolo anticrisi».
Ma la piaga del lavoro nero non riguarda solo il secondo lavoro. In Lombardia nel 2008 sono state ispezionate 33.848 aziende da Inps, Inail e ministero del Lavoro. Nel 67,56% dei casi sono state riscontrate irregolarità di vario tipo e il 25% dei lavoratori irregolari è risultato in nero. «Proprio per questo motivo la gente deve essere informata sulle possibilità di regolarizzazione – dice ancora Giacomassi -. Per esempio, non tutti i pensionati sanno che il divieto di cumulo tra redditi da pensione e da lavoro è stato tolto».
Secondo Fulvia Colombini della Cgil regionale l’incremento del lavoro nero di fatto rischia di creare una sorta di guerra tra poveri: potrebbe addirittura nascere una concorrenza italiani-immigrati per accaparrarsi piccoli lavoretti. «Il tavolo sulla crisi aperto tra Comune e sindacati dovrà tener conto anche di questo fenomeno. Gli italiani stanno ricominciando a interessarsi a lavori che prima avevano lasciato da parte», precisa. Ma non è ancora chiaro come saranno utilizzati i 39 milioni ci euro stanziati da Palazzo Marino e destinati proprio ai lavoratori. Doppio lavoro in nero per arrotondare lo stipendio. Lo rivela un’indagine della Cisl di Milano. Su un campione di 250 intervistati il 32,2% svolge una seconda occupazione e di questi il 25% ha iniziato da meno di un anno. Ma il dato più preoccupante è che il 40% non viene regolarizzato. E a cadere nella trappola sono più le donne (43,1%) degli uomini (36,6%).Barman, camerieri, cuochi, animatori, addetti alla sicurezza, ma anche badanti, domestici e giardinieri: queste le professioni più gettonate per arrotondare lo stipendio alla fine del mese. Il 45% degli intervistati dice chiaramente che il doppio lavoro serve ad arrivare alla fine del mese. Solo il 18% lavora di più per permettersi qualche piccolo lusso. «È evidente che quello dei milanesi è un doppio lavoro per sopravvivere e non per garantirsi il superfluo – dice Fulvio Giacomassi, segretario generale della Cisl -. In questi anni il potere d’acquisto è diminuito. Bisogna far ripartire la contrattazione di secondo livello. E con il nuovo assessore al Lavoro Giovanni Terzi, è necessario dare subito un nuovo impulso al tavolo anticrisi».Ma la piaga del lavoro nero non riguarda solo il secondo lavoro. In Lombardia nel 2008 sono state ispezionate 33.848 aziende da Inps, Inail e ministero del Lavoro. Nel 67,56% dei casi sono state riscontrate irregolarità di vario tipo e il 25% dei lavoratori irregolari è risultato in nero. «Proprio per questo motivo la gente deve essere informata sulle possibilità di regolarizzazione – dice ancora Giacomassi -. Per esempio, non tutti i pensionati sanno che il divieto di cumulo tra redditi da pensione e da lavoro è stato tolto». Secondo Fulvia Colombini della Cgil regionale l’incremento del lavoro nero di fatto rischia di creare una sorta di guerra tra poveri: potrebbe addirittura nascere una concorrenza italiani-immigrati per accaparrarsi piccoli lavoretti. «Il tavolo sulla crisi aperto tra Comune e sindacati dovrà tener conto anche di questo fenomeno. Gli italiani stanno ricominciando a interessarsi a lavori che prima avevano lasciato da parte», precisa. Ma non è ancora chiaro come saranno utilizzati i 39 milioni ci euro stanziati da Palazzo Marino e destinati proprio ai lavoratori.

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