Continua l'impegno della Fondazione San Bernardino a favore di persone e famiglie in difficoltà, che rischiano di cadere nella morsa dell'usura. Luciano Gualzetti confermato presidente


Redazione

27/10/2008

Dopo una vita in affitto, cinque anni fa Piero (il nome è di fantasia) pensa di comprare casa: un trilocale in periferia a 180 mila euro. Accende un mutuo in banca. Gli dicono che conviene il tasso variabile, perché i tempi dell’inflazione a due cifre sono ormai acqua passata e che le istituzioni europee sono una garanzia sufficiente per permettergli di dormire sonni tranquilli.

Così Piero accetta: 700 euro al mese sono un sacrificio, ma con il suo stipendio da operaio metalmeccanico ce la può fare. Purtroppo, però, le cose vanno diversamente. Anno dopo anno la rata continua a crescere, mentre la sua retribuzione resta inchiodata ai 1500 euro al mese, compresi gli straordinari.

Nel frattempo la vita diventa sempre più cara, con la rata per l’auto nuova e le spese scolastiche per i due figli. Così, a un certo punto, i soldi non ci sono nemmeno per pagare le spese di condominio. Bisogna chiedere un ulteriore prestito.

Un giorno Piero legge su un volantino che può affidarsi a una finanziaria e accorpare tutti i suoi debiti. Sembra un affare. Ma nel giro di poco la cifra da restituire si moltiplica e gli interessi diventano un macigno. A Piero sembra di essere entrare in un vortice che lo spinge ogni giorno un po’ più in basso.

Storie come questa ne vedono sempre più spesso i volontari della Fondazione San Bernardino, la onlus nata per volontà dei vescovi lombardi per aiutare le persone fortemente indebitate che bussano alle porte delle parrocchie. «Carovita, crescita dei mutui a tasso variabile, la pubblicità martellante per il credito al consumo in questi ultimi tempi spingono sempre più persone a indebitarsi oltre le loro capacità – denuncia Luciano Gualzetti, recentemente riconfermato dalla Conferenza episcopale lombarda alla presidenza della Fondazione -. E quando questo accade, risalire la china diventa sempre più difficile. A volte impossibile».

Solo nei primi nove mesi del 2008 sono state seguite 211 persone, circa un terzo di tutti i casi affrontati dal 2004 a oggi. E sempre nell’ultimo anno le banche convenzionate con la Fondazione hanno erogato i due terzi delle pratiche di prestito concesse dall’inizio dell’attività. Una crescita in parte giustificata con la maggiore conoscenza della Fondazione, ma che dimostra anche le crescenti difficoltà delle famiglie lombarde. «L’accelerazione del fenomeno – confessa Gualzetti – ci ha costretto a modificare persino alcune nostre procedure per poter venire incontro a una domanda crescente».

Gli operatori della Fondazione – tutti volontari, spesso con un passato professionale come operatori del credito – analizzano attentamente la situazione finanziaria delle persone che chiedono aiuto. Quando è il caso, stabiliscono con loro un piano di rientro e si fanno garanti presso le banche per la cifra mancante, attingendo a un fondo di garanzia finanziato quasi interamente dalle diocesi lombarde. In alcuni casi agiscono anche preventivamente, attraverso la concessione di microcrediti rivolti a famiglie non ancora indebitate, ma che non otterrebbero prestiti dal sistema bancario tradizionale.

«Il nostro scopo è prevenire forme di usura – sostiene Gualzetti -. Un pericolo molto presente in Lombardia e ancora più attuale in tempi di recessione economica». Come sanno bene i vescovi lombardi, che hanno infatti deciso di mantenere alta la guardia sostenendo l’attività della Fondazione e riconfermando il consiglio di amministrazione per i prossimi quattro anni.

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