Fare la spesa costa il 26% in più che nel resto del Paese. Si risparmia solo sui capi d'abbigliamento non "griffati"


Redazione

30/04/2008

di Cristina CONTI

Pane, latte, carne ed elettrodomestici. Comprare a Milano costa sempre di più. Secondo uno studio realizzato da Istat, Unioncamere e Istituto Guglielmo Tagliacarte sui prezzi al consumo e sul potere d’acquisto nelle principali città italiane, il capoluogo lombardo è addirittura la città più cara della Penisola.

Fare la spesa costa il 26% in più che nel resto d’Italia. Soprattutto nei piccoli negozi. «Gli alimenti freschi costano di più perché l’effetto calmiere sui prezzi esercitato dalla grande distribuzione in questo caso è meno efficace», ipotizzano gli esperti dell’Istituto Tagliacarte.

Se poi si passa all’arredamento i listini salgono anche del 40%. «Forse il contesto è così alla moda che a Milano ci si può permettere qualunque listino», aggiungono gli esperti dell’Istituto. Un dato che rimane invariato anche quando si prendono in esame grandi marche del design, già costoso per definizione. Unica nota positiva l’abbigliamento: chi si veste con capi non griffati a Milano spende il 5% meno che nelle altre città italiane.

Secondo i commercianti la colpa dei rincari è il rialzo degli affitti registrato negli ultimi anni. Ma spesso, sostengono, la merce sotto la Madonnina costa di più perché è anche più buona. «È inevitabile alzare i prezzi per far fronte a costi al metro quadro sempre più ingenti – spiega Iliano Maldini, presidente di Assofood, uno dei punti vendita alimentari dell’Unione del Commercio -. Ma sugli alimentari freschi non si possono certo fare paragoni: un’orata comprata a Milano non è detto che abbia la stessa qualità di un pesce simile acquistato a Roma».

Le associazioni dei consumatori, intanto, vanno all’attacco e chiedono più concorrenza. «Inutile aprire una piazza agli agricoltori per un mercato al mese, soprattutto se si offrono solo prodotti biologici ipercostosi – ribatte Alessandro Miano di Assoconsumatori -. I mercati comunali devono continuare a vendere in città. Con camion specializzati targati Sogemi».

Da parte del Comune, invece, l’assessore Tiziana Maiolo sostiene che la strada più efficace sia aiutare i commercianti a contenere i costi: «Chi sta dietro al bancone deve fare già i conti con affitti altissimi. Proporrò al sindaco di intervenire con sgravi fiscali a vantaggio dei commercianti. A partire dalle botteghe storiche».

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