Le prime scuole per stranieri a Milano sono nate vent'anni fa. Oggi ne funzionano una sessantina, a cui l'anno scorso si sono iscritte circa 5 mila persone. Sabato 18 ottobre il convegno "Tra le righe" al Centro diocesano


Redazione

16/10/2008

di Luisa BOVE

È giunto alla settima edizione il convegno “Tra le righe”, promosso dal Servizio per la Pastorale dei migranti e dedicato all’esperienza ormai consolidata in diocesi delle scuole di italiano per stranieri. L’appuntamento è per sabato 18 ottobre alle 14.30 in via S. Antonio 5 a Milano. Il contesto in cui si svolge è particolare perché nel 2008 si celebra l’Anno europeo del dialogo interculturale. «Per questo riprenderemo il tema – dice Simona Beretta della Pastorale dei migranti -, cercando di sviluppare l’idea della scuola di italiano come strumento per costruire la società interculturale».

Ne parlerà Aluisi Tosolini, già membro della commissione del Ministero della Pubblica istruzione che ha lavorato per sviluppare questi progetti. Sul tema “La società italiana e l’immigrazione” interverrà Elisabetta Cimoli del Servizio accoglienza immigrati della Caritas Ambrosiana, e sulla figura dell’insegnante parlerà Claudia Savino, docente presso l’Università di Pavia.

Le prime scuole parrocchiali di italiano per stranieri sono nate venti anni fa: oggi se ne contano una sessantina, la metà solo a Milano. «Le ultime nate si trovano soprattutto nei quartieri più periferici come Baggio e Quarto Oggiaro». Le scuole, totalmente gratuite, sono frequentate da adulti di età compresa tra i 20 e i 55 anni, con un’istruzione medio-alta; ma ne esistono anche riservate ai minori, come quella della parrocchia di San Marco a Milano e dell’associazione “Arcobaleno”. In realtà in questi casi si tratta di una sorta di doposcuola aperta tutti i pomeriggi, dove oltre ad affinare la lingua si aiutano i ragazzi stranieri nei compiti.

«Gli iscritti alle scuole di italiano rispecchiano la popolazione immigrata – spiega ancora Beretta -, vengono soprattutto dall’America Latina e dell’Europa dell’Est». Ma a questi si aggiungono gli africani, i cinesi e i filippini. A volte le scuole sorgono nelle parrocchie già frequentate dagli stranieri per la messa, come per esempio S. Maria del Carmine a Milano. I cinesi invece sono legati alla Comunità di S. Egidio, mentre un gruppo di asiatici vive a Dergano e molti di loro frequentano la scuola del quartiere.

Di solito le lezioni sono la sera oppure la domenica, ma alcune scuole sono aperte al mattino e sono frequentate soprattutto dalle donne, che vanno al corso dopo aver accompagnato i figli a scuola; difficilmente, infatti, escono la sera.

Nell’anno scolastico 2007/08 si sono iscritte in tutto circa 5 mila persone, con una media di 170 alunni per scuola a Milano e di 84 nell’hinterland (Sesto San Giovanni, San Donato, Cesano Boscone, Paderno Dugnano, Rho…). Tuttavia bisogna sempre calcolare «una mortalità fisiologica per motivi diversi»: abbandonano, per esempio, quando trovano lavoro, cambiano casa o se sono troppo stanchi per reggere alle lezioni serali.

Gli insegnanti coinvolti sono circa 420, mentre altre 80 persone sono impegnate in un servizio di tutoring: prendono le iscrizioni, accolgono i nuovi studenti, preparano il materiale didattico… Sono tutti volontari, in particolare pensionati, ma non necessariamente nella loro vita hanno insegnato. Tra i professori sono in aumento gli universitari, soprattutto quelli che frequentano facoltà legate alla mediazione linguistico-culturale o sono iscritti a Scienze dell’educazione.

Per gli stranieri le scuole di italiano non sono solo il luogo per imparare la lingua, ammette Beretta, «ma anche uno spazio di socialità, di comunicazione e di dialogo, perché è questo che cercano». A lezione possono affinare le loro conoscenze linguistiche, ma spesso «quando si vive in un Paese straniero la lingua si impara anche nella vita quotidiana».

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