Chiude la Riello e così altre 150 famiglie del territorio si ritrovano in grande difficoltà. Il decano monsignor Cecchin: «Occorre saper capire determinate tendenze, responsabilizzando anche i lavoratori»


Redazione

28/05/2008

di Marcello VILLANI

La Riello Caldaie di via Risorgimento a Lecco, che occupa 331 persone, chiuderà la sua parte produttiva mettendo in cassa integrazione ben 144 operai. Anche lo stabilimento di Morbegno, che occupa poco più di duecento addetti, corre seri rischi. Insomma, circa 150 famiglie, forse più, si ritroveranno in cassa integrazione, con nuvoloni neri che si addensano sul loro futuro.

Come annunciato dall’azienda, l’esubero di manodopera a Lecco, dovuto al calo produttivo provocato dal cambio sfavorevole euro-dollaro e dall’aumento delle materie prime, sarebbe “recuperato” in Polonia dove l’azienda veronese vorrebbe “delocalizzare” la produzione per ridurne i costi.

Le proteste dei lavoratori (cortei in città, un presidio del mercato, una trasferta davanti alla sede centrale di Verona dell’azienda) sono riuscite a coinvolgere nella trattativa Regione e Governo, che si preparano ad affrontare la questione grazie all’intervento dei parlamentari e degli amministratori locali.

Per ora, però, gli operai sono riusciti solamente a ricevere la proposta di un posticipo al 15 giugno dell’inizio della cassa integrazione. Proposta respinta dai sindacati, visto che non sposta i termini del problema. Se nessuna novità interverrà, il 1° giugno scatterà la cassa integrazione per tutti.

Il decano (e prevosto) di Lecco, monsignor Franco Cecchin, però, corre in aiuto dei lavoratori con tutta la forza della Chiesa locale: «Abbiamo parlato della Riello sia nel Consiglio pastorale decanale che tra noi sacerdoti. Oltre ad aver pregato già la domenica precedente, con la commissione zonale della Pastorale del Lavoro ora vorremmo stilare una dichiarazione di solidarietà e vedere come essere vicini alle famiglie che attraversano un periodo di grossa difficoltà. La Chiesa di Lecco e il suo decano sono disponibili a incontrare i rappresentanti degli operai per vedere come aiutare le famiglie concretamente, non solo a parole».

Un problema che va al di là dell’affaire Riello: sono state molte le industrie lecchesi che negli ultimi anni sono state spazzate via dalla globalizzazione. «Capisco le esigenze economiche portate, nel bene e nel male, dalla globalizzazione – riflette il decano di Lecco -, ma un conto è se un imprenditore prende da solo un’iniziativa, un altro è se esiste una concertazione con i lavoratori. Occorre una capacità profetica di capire determinate tendenze, responsabilizzando anche i lavoratori. Spostare di due settimane la cassa integrazione a chi giova? Tutta la comunità dovrebbe poter avere la capacità di intervenire, ma non ora, nel periodo di massima emergenza. Nell’emergenza pochi hanno la capacità di leggere al meglio la situazione. Io sono disponibile a rendermi punto di riferimento e di servizio, perché si possa con serenità affrontare la realtà. Questo considerando che la città di Lecco, che pur ha ancora un’anima industriale, deve saper valorizzare la sua capacità turistica e ricettiva, per poter guardare al futuro con più serenità».

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