L’Associazione sviluppo e promozione, in prima linea nell’accompagnamento, lancia un’iniziativa di adozione «in vicinanza» degli ospiti di “Palestra dell’abitare”, in via Ovada. Se ne parlerà in un convegno venerdì 24 novembre

di Pino NARDI

terrazza appartamento milano
Uno degli alloggi che fanno parte del progetto di accompagnamento

«È importante che una persona che ha tanto sofferto, o una famiglia, lasciata sola ad affrontare la malattia di un congiunto, una volta raggiunto l’equilibrio, si senta e sia sostenuta da tutta la comunità, dai vicini di casa, dalla parrocchia, dal quartiere in cui vive. Lasciarli soli significa lasciarli precipitare nella malattia, lasciarli morire socialmente». Daniela Borgonovo è la responsabile del progetto Casa Serena dell’Associazione sviluppo e promozione, in prima linea nell’accompagnamento dei malati mentali: tra pochi giorni lancerà un’iniziativa di adozione «in vicinanza» per garantire una vita dignitosa a chi ha fatto un percorso di recupero, ma non dispone di adeguate risorse economiche.

Se ne parlerà venerdì 24 novembre, alle 20.30, nella Sala Casolo al Villaggio Barona in via Zumbini 28 a Milano («Malattia mentale: speranza e sfida»; info tel. 377.2013398; casaserena2015@gmail.com). «Quella sera lanceremo la proposta un poco folle – ma in questo giochiamo in casa… – di adottare “Case da matti”. Questo progetto di adozione vuole aiutare economicamente gli ospiti di “Palestra dell’abitare”, sostenerli economicamente perché anche loro possano vivere serenamente in casa “propria”». Si tratta di due appartamenti per 4 persone in via Ovada. L’Associazione sviluppo e promozione onlus (Asp) è un’organizzazione di volontariato che opera dal 1986 nel quartiere Barona, in Zona 6. Promossa dal Decanato Barona, ha nel radicamento territoriale e nell’articolazione per progetti di intervento i suoi caratteri distintivi e come interlocutrice privilegiata la Caritas decanale.

Come nasce la vostra realtà?
I progetti dell’Associazione sono dislocati all’interno del Villaggio Barona, uno dei più importanti interventi italiani di housing sociale. Anche Casa Serena, uno dei progetti di Asp, che si occupa di malati mentali, ha la sua sede al Villaggio. Casa Serena ha mosso i suoi primi passi nel 2002, nella parrocchia Santi Nazaro e Celso alla Barona, quando il parroco di allora, don Roberto Rondanini, ha messo a disposizione un appartamento per l’accoglienza di 4 pazienti che avevano la necessità di vivere un periodo di lontananza dalla famiglia in vista di una crescita dell’autonomia e dell’autostima. L’appartamento era gestito, oltre che dal responsabile, completamente da volontari.

Un’esperienza che è cresciuta negli anni…
Esatto. Nel 2008 Casa Serena, lasciando l’appartamento parrocchiale, ha istituito un progetto di “Residenzialità leggera” composto da 4 appartamenti. In quello stesso anno viene autorizzato dall’Ats e può essere realizzato grazie alla convenzione con Asst Santi Paolo e Carlo, frutto sia della lunga conoscenza e collaborazione, sia degli ottimi risultati raggiunti. Per il responsabile e l’équipe medico sanitaria, nonché per i volontari la riabilitazione, con opportune attività e modalità, è interessata alla persona nella sua globalità fisica, mentale, affettiva, comunicativa e relazionale fino a coinvolgere il contesto familiare, sociale e ambientale. Importante è poter lavorare con un’équipe multidisciplinare motivata e con volontari che hanno a cuore il benessere dei pazienti.

Attualmente il progetto come si articola?
In questi anni Casa Serena è cresciuta e ora svolge la sua attività in tre diversi ambiti: “Residenzialità leggera”, “Palestra dell’abitare” e “Noi da te”. Il primo dispone di 4 appartamenti: 2 a Milano e 2 a Rozzano per un totale di 15 pazienti. Il secondo vuole essere una continuazione della “Residenzialità leggera”. Troppo spesso, quando un paziente arriva all’autonomia, non si sa cosa fare, dove “metterlo”. Alcuni di loro hanno passato 10-15 anni in varie comunità, altri tutta la vita e non hanno la possibilità economica di lasciarla. Attraverso questo progetto vogliamo creare questa opportunità: dare loro una casa con un affitto minimo dove possono sperimentare la loro capacità di vivere da “soli”. Un educatore li accompagnerà in questa nuova fase della loro vita.

Su questa nuova iniziativa lancerete la campagna di adozione «Case da matti»…
Infatti. Si tratta di offrire loro la possibilità di compiere un importante passo verso una maggiore autonomia senza, tuttavia, esporli al rischio di affrontare il fallimento di tutto questo per motivi economici. Questa iniziativa coinvolge persone sole con una pensione di 290 euro mensili. Come possono vivere autonomamente se hanno solo questa cifra a disposizione? Chiediamo a tutti di aiutarci a rendere questi ospiti indipendenti finanziariamente, perché anche loro possano avere una vita dignitosa e serena. Dimenticarli significa togliere alla società una sua parte vitale. Inoltre, questi versamenti sono anche detraibili.

Il terzo progetto è quello «Noi da te». In cosa consiste?
È un servizio di sostegno ai pazienti psichici e alle loro famiglie presso le loro abitazioni. Venendo a contatto con le problematiche relative alla malattia psichica ci si rende conto di quanto sia importante rispondere ai bisogni delle persone e in particolare delle famiglie che devono convivere con questa malattia e che molto spesso si sentono sole e impotenti ad affrontarla. Questo servizio risponde a un bisogno sempre più emergente per tutte quelle persone che, per varie ragioni, non aderiscono alle diverse proposte offerte dai servizi territoriali di salute mentale oppure non trovano risposta ai loro bisogni nella rete già esistente. L’intervento a domicilio favorisce la relazione con gli assistiti e con le famiglie e diventa, per queste ultime, anche se per poche ore, un momento di condivisione di una situazione molto difficile.

Venerdì sera parlerete di sfida, ma anche di speranza…
Certo, perché dobbiamo sempre nutrire la speranza che i nostri familiari, amici, pazienti riescano a convivere con la loro malattia raggiungendo la piena autonomia gestionale e affettiva. E sfida, perché dopo averla raggiunta non trovino attorno a loro solo preconcetti, paure e solitudine.19

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