Sale fino a quasi il 30% la quota delle aziende che registrano un aumento del fatturato. Dieci i settori in crescita, più forte nei comparti gomma-plastica e mezzi di trasporto

di Cristina CONTI

riunione

Finalmente si vede la luce in fondo al tunnel della crisi. In Lombardia solo una piccola e media impresa su tre prevede di chiudere il 2015 con riduzioni sul giro d’affari. A dirlo è l’indagine “Economia e impresa 2015”, realizzata dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza, che ha coinvolto circa 500 piccoli e medi imprenditori lombardi nei diversi settori nel mese di ottobre 2015, con confronti su indagini realizzate negli anni precedenti.

Cresce la quota delle imprese che hanno registrato un aumento del fatturato: rispetto al 2013, passano dal 21,1% al 29,3%. E per il 2016 è in risalita anche la fiducia: circa il 30% degli imprenditori prevede un miglioramento per l’andamento della propria attività, contro il 23% del 2014, il 16,7% del 2013 e il 10,6% del 2012.

Si riduce invece il numero di chi pensa di dover chiudere la propria attività: passa infatti dal 25,2% nel 2012 all’11,1% di oggi. «La Brianza e la Lombardia si fondano sulle eccellenze, sulle multinazionali tascabili e sulle piccole e medie imprese che, anche negli anni più difficili, hanno contribuito alla tenuta del sistema e ora, stando alle ultime stime ci proiettiamo verso una ripresa – dichiara Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza -. Dobbiamo mettere le imprese nella condizione di essere ancor più competitive, a partire dalla lotta alla burocrazia e investendo sulle imprese dei giovani e sulle aziende storiche, che possono stimolarne la nascita, favorendo così lo sviluppo e l’occupazione».

L’indice della produzione industriale rimane oltre quota 97, livello che ha caratterizzato tutto il 2014 e i primi mesi del 2015, arrivando a 98,2. Aumenta il numero di settori in crescita (in tutto dieci), mentre sono solo tre quelli ancora in contrazione. Guidano la ripresa gomma-plastica (+4,7%), mezzi di trasporto (+3%), pelli e calzature (+2,7%), meccanica (+2,4%) e legno-mobilio (+2,2%). Con incrementi minimi si segnalano tessile e siderurgia (entrambi +0,3%). Ancora penalizzati dalla stagnazione dei consumi e dalla crisi dell’edilizia i settori dei minerali non metalliferi (-4,2%), delle industrie varie (-3,7%) e dell’abbigliamento (-1,1%). A Milano, in particolare, crescono costruzioni e commercio. In aumento più della media regionale, invece, ristorazione, servizi finanziari e alla persona.

 

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