Una grande cornice di pubblico alla cerimonia di consegna del riconoscimento al direttore di Rai Sport, al figlio del Campionissimo e alla giovanissima campionessa

Gran folla di appassionati allo Yacht Club di Como – nella serata di sabato 12 ottobre, al termine del Giro di Lombardia –  per la consegna del XXII Premio internazionale Vincenzo Torriani – «Per chi ama il ciclismo e lo fa vivere», andato quest’anno ad Auro Bulbarelli (direttore di Rai Sport e in precedenza a lungo “voce” televisiva del ciclismo), Faustino Coppi (un mito testimoniato con umiltà e signorilità nel centenario della nascita del Campionissimo) e Letizia Paternoster (in omaggio al ciclismo femminile, di cui la ventenne atleta trentina è un esempio di capacità tecniche, oltre che di grazia e di bellezza).

Il prestigioso riconoscimento – voluto dai familiari dell’«Ultimo patròn» con il patrocinio di Rcs Sport – La Gazzetta dello Sport e simboleggiato dalla statuetta realizzata dallo scultore Domenico Greco – ha visto i tre premiati dialogare con molta emozione con Claudio Gregori, giornalista e scrittore, cantore del ciclismo, che ha presentato con autorevolezza la serata.

Bulbarelli ha respirato ciclismo sin da bambino: suo padre Rino è stato a lungo a fianco di Torriani, che fu padrino di Auro al battesimo. Ha ricordato con affetto personaggi che lo hanno accompagnato nella sua carriera, da Fiorenzo Magni a Felice Gimondi, e ha confessato: «Non so se ho sempre lavorato bene, ma so che ho sempre lavorato onestamente».

Faustino Coppi ha aperto con sincerità e genuinità l’album di famiglia, ripercorrendo le traversie affrontate per il suo status di «figlio del peccato» («ma io sono nato senza saperlo…», ha puntualizzato), ricordando quando papà Fausto gli insegnò ad andare in bicicletta e le ultime parole che gli rivolse prima del fatale ricovero in ospedale, e dedicando parole d’affetto a mamma Giulia: «Una donna forte, che quando si metteva in testa una cosa non demordeva e per questo si attirava ostilità».

Letizia Paternoster, campionessa mondiale su pista ed europea su strada, si è detta onorata per il riconoscimento e ha ammesso di avere iniziato prima a pedalare che a camminare. L’anno prossima è attesa dalle Olimpiadi di Tokyo: «Prima di tutto bisogna arrivarci… Escludo di fare la prova su strada, perché il percorso è molto impegnativo, ma nelle tre prove su pista ce la metterò tutta».

Il “Cuore d’Argento”, annuale riconoscimento promosso dall’Associazione Emilio e Aldo De Martino, è andato a Marino Vigna, olimpionico a Roma 1960, che ha raccontato alcuni aneddoti su Eddy Merckx, di cui è stato direttore sportivo per tre anni, all’inizio della carriera in Italia del belga: «Gli ho insegnato anche ad andare piano perché, se fosse stato per lui, sarebbe andato sempre a tutta!».

La serata è stata sponsorizzata da FINECO Bank ed è stata realizzata con la collaborazione organizzativa di “Centocantù”.

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