Dalla collaborazione tra Casa della Carità e Conservatorio è nata una scuola per musicisti di strada

di Silvio MENGOTTO

Musicisti rom

Nel corso della recente visita del cardinale Angelo Scola alla Casa della Carità, alla sua presenza una piccola orchestra di ragazzi rom ha suonato e ballato La Manea, una danza tipica. A interpretarla giovani musicisti di strada aggregati attorno al progetto “Sulla strada della musica”, lanciato nel 2010 grazie a un primo protocollo d’intesa tra il Conservatorio di Milano e la Casa della Carità.

Entusiasta animatore del progetto è Arnoldo Mosca Mondadori, preside del Conservatorio di Milano. «Quando sono stato eletto preside il tema dei rom veniva usato per dividere – dice -. Una notte pensai che le emozioni dell’arte e della musica in particolare potevano invece essere un modo per affrontare la questione superando le divisioni e cercando di unire…».

Grazie a un notevole contributo finanziario donato da Marisa Baldomi e al sostegno della Casa della Carità, il preside del Conservatorio ha dato vita al progetto aprendo i primi corsi per violino e fisarmonica, che hanno coinvolto una trentina di ragazzi rom. I giovani studenti hanno partecipato alle lezioni formando una prima orchestra che, nel novembre del 2011, ha debuttato pubblicamente nella Sala Verdi del Conservatorio registrando il “tutto esaurito” in platea. «Il gruppo formato – dice ancora Mosca – rappresenta un’occasione straordinaria di riscatto umano. Insieme alla musica sento anche l’emozione del riscatto della strada fatta, ritrovando la dignità insieme alla professionalità».

Il progetto ha due obiettivi concreti: formare un’orchestra che testimoni l’integrazione attraverso l’arte e l’emozione musicale; cercare di dare un futuro anche professionale a questi giovani. Un secondo livello di integrazione è scattato quando al gruppo di ragazzi rom si sono uniti ragazzi italiani, «come se i primi avessero accolto al loro interno i secondi», precisa il preside. Pochi mesi fa è stato firmato un nuovo protocollo di intesa con la Casa della Carità, allo scopo di formare una vera e propria Orchestra dei popoli. «Ci stiamo organizzando per scoprire in alcune scuole ragazzi di etnie diverse – spiega il preside -, che abbiano un disagio sociale ed economico e che esprimano un talento e una spinta musicale». Mosca è convinto: «Questo progetto è spinto dal vento dello Spirito Santo. Questa è la sua forza e la sua bellezza».

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