Dal 2004, anno di accreditamento per la doppia diagnosi, la comunità Alisei del Centro Ambrosiano di Solidarietà ha accolto 152 persone, 90 delle quali hanno concluso con successo il percorso di uscita dalla dipendenza

droga

Il 26 giugno si celebra la Giornata Mondiale di Lotta alla Droga, un momento molto significativo per il Centro Ambrosiano di Solidarietà, nato nel 1986 come struttura di accoglienza e comunità terapeutica dedicata a persone con problemi di tossicodipendenza.

Un impegno che continua ancora oggi nella comunità Alisei, dove sono accolte 10 persone in “doppia diagnosi”, ossia che presentano la coesistenza di un disturbo dovuto al consumo di sostanze e di un disturbo psichiatrico. «Dal 2004, anno dell’accreditamento per la doppia diagnosi, abbiamo accolto 152 persone. 90 ospiti hanno concluso con successo il percorso, che fino al 2008 durava sei mesi e aveva lo scopo di accogliere e orientare, con la finalità di accompagnare la persona in comunità psichiatrica a media o alta protezione, in comunità di recupero individuando quella più adatta o verso un ritorno a casa», spiega Graziano Valera, responsabile della comunità Alisei.

Dal 2008 il servizio di trattamento è realizzato direttamente dal CeAS, che così in Alisei ha cominciato a realizzare percorsi completi, della durata di complessiva diciotto mesi. Gli ospiti sono seguiti 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, da un’équipe multidisciplinare composta da diverse figure: ci sono educatori professionali, un medico psichiatra, uno psicologo psicoterapeuta, un infermiere professionale, un’arteterapeuta.

Il lavoro del Centro Ambrosiano di Solidarietà è indispensabile ancora oggi, dal momento che il consumo di droghe, vecchie e nuove, non diminuisce, mentre si modificano gli stili di consumo e il contesto esterno è complesso e in continua evoluzione. Di fronte a esso il CeAS cerca di applicare un approccio terapeutico che non sia rigido, ma che tenga insieme diversi punti di vista, proponendo anche interventi di housing finalizzati al reinserimento sociolavorativo. Negli anni sono state attivate 39 borse lavoro o tirocini di formazione; decine di ospiti hanno partecipato a laboratori teatrali e atelier di arteterapia oppure hanno giocato nella squadra di calcio o preso parte alla recentissima esperienza del rugby.

Affinché il percorso sia veramente efficace è importante coinvolgere il sistema che ruota attorno alla persona accolta. Per questo, il Centro Ambrosiano di Solidarietà offre anche un accompagnamento ai familiari, siano essi genitori, figli o mogli. «La tossicodipendenza non è mai un problema del singolo – spiega Claudia Polli, responsabile dell’Area Dipendenze del CeAS, che come pedagogista e counselor segue proprio le famiglie con colloqui mensili condotti insieme a una psicologa -. Cerchiamo di facilitare i familiari nella comunicazione tra le parti e nell’accettazione della dipendenza e, soprattutto, del disturbo psichiatrico. La presenza della famiglia è fondamentale anche per non far sentire solo chi fa questo percorso non facile».

Punto di forza del CeAS è inoltre il lavoro di rete, che si declina in una forte sinergia con i servizi territoriali e con l’adesione e partecipazione al Coordinamento Cittadino del Privato sociale delle Dipendenze, al CEAL (Coordinamento Enti Ausiliari Regione Lombardia) e CNCA (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza).

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