A Palazzo Marino festa di fine anno e di bilancio per la Fondazione che organizza corsi di italiano, gestisce uno sportello informativo e cura progetti sul territorio. Il presidente Lino Duilio: «È sbagliato affrontare l’immigrazione come emergenza, noi mettiamo al centro la persona»

di Filippo MAGNI

Fondazione Verga

C’è chi guarda le persone migranti come un’emergenza da sopportare. Più o meno volentieri. E c’è chi pensa che possano diventare protagonisti positivi del futuro del Paese. La Fondazione Franco Verga ha scelto la seconda strada. Nata nel 1963 come Coi (Centro orientamento immigrati) a supporto di chi arrivava a Milano dal Sud Italia, quindici anni dopo ha assunto il nome del fondatore, nel frattempo scomparso. Dal 1980 ha allargato i propri orizzonti, rivolgendosi sempre più ai cittadini provenienti da altri Paesi europei ed extraeuropei. «La nostra attività si è intensificata negli ultimi anni, con l’esplosione del fenomeno migratorio», spiega Lino Duilio, presidente della Fondazione dal gennaio 2016, dopo una carriera parlamentare iniziata nel 1996 con il Partito popolare e terminata nel 2013 col Partito democratico.

La sintesi dell’impegno della Fondazione sarà presentata sabato 17 giugno, dalle 9.30 alle 12.30, presso la Sala Alessi del Comune di Milano (piazza della Scala). All’evento, sostenuto anche dall’Arcidiocesi di Milano, oltre a Duilio interverranno don Gino Rigoldi, la vicepresidente del Consiglio comunale Beatrice Uguccioni e alcuni testimoni che racconteranno la propria esperienza, affiancati dalla musica del “Trio interetnico”. In conclusione saranno consegnati gli attestati di frequenza agli allievi dei corsi di lingua italiana. «Sono una delle nostre attività principali – spiega Duilio -. Sono tenuti da insegnanti qualificati, sono annuali o trimestrali, generici oppure specifici per determinate professioni». Al momento sono attivi 30 corsi in diverse sedi, anche presso i centri d’accoglienza: insegnano l’italiano a circa 600 persone: «Nel futuro saranno sempre più multimediali, sempre più tematici e vorremmo affiancarli a corsi-base di inglese e informatica, per preparare gli immigrati al mondo del lavoro. È allo studio anche la sperimentazione di un modello di insegnamento della lingua con metodologie nuove, che favoriscano un bilancio delle competenze del migrante, per capire fin dal centro d’accoglienza quali talenti o professionalità già acquisite abbia. E anche corsi che introducano a fronti delicati, come l’educazione al rapporto tra uomo e donna che, in Italia, è regolato dalla Costituzione».

La Fondazione Verga (tel. 02.8693194) coinvolge circa 70 persone tra volontari e personale. Oltre ai corsi, offre agli immigrati uno sportello di informazione e orientamento ai servizi territoriali, alla regolarizzazione dello status giuridico, ai ricongiungimenti familiari, alla consulenza legale in casi specifici (quest’anno registrati mille accessi). «Non è un’attività burocratica, in quanto prendiamo in carico tutta la storia di chi si rivolge a noi e lo accompagniamo – precisa Duilio -. Perché al centro del nostro impegno mettiamo sempre la persona, non il problema». Sarà anche per questo che Lise, sorridente donna di origine africana, è uno dei volti dell’associazione e non nasconde che «per la vita in Italia bisogna essere forti», ma alla Fondazione ha trovato «un supporto e una guida per me e per tutti i miei figli, per tutte le cose della vita».

Il terzo polmone della Franco Verga sono i progetti e le attività sul territorio, anche sulla base di bandi pubblici e privati. Nel segno dell’integrazione e della conoscenza reciproca. Per citarne alcuni, il “Ricomincio da qui”, che aiuta a rientrare nel mondo del lavoro gli ospiti di Casa Jannacci, spazio per adulti in difficoltà. Oppure la lotta al drop-out, l’abbandono della classe, nelle scuole statali. O ancora, all’ospedale di Magenta, alla Rsa di Vittuone e all’istituto dei tumori di Milano, dove con le associazioni lì presenti sono stati proposti a medici e infermieri corsi per comprendere il differente rapporto con il corpo e la malattia nelle diverse culture.

«Il fenomeno migratorio oggi ha numeri importanti, inutile negarlo – nota Duilio -. Ma è un errore affrontarlo con il taglio dell’emergenzialità, anziché con una strategia complessiva, nazionale e sovranazionale». Molti richiedenti asilo, ne è certo, «sono straordinari. Che senso ha, per le istituzioni, spendere mille euro al mese per ciascuno di loro per poi lasciarli spesso fermi a girarsi i pollici?». Meglio sarebbe, come fa la Fondazione Verga, «affiancarli, accompagnarli in un’integrazione vera perché è quello di cui hanno bisogno. Accadeva con i meridionali, cinquant’anni fa, e oggi quasi non ce lo ricordiamo. Io credo che, al di là delle strumentalizzazioni, sarà così anche per i migranti da altri Paesi: diverranno parte del nostro futuro».

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