Il coordinatore Michele Ferri illustra filosofia e servizi dell’associazione “Passo dopo Passo… Insieme”, la cui innovativa esperienza è raccontata nel volume “Meglio dopo, insieme”, al centro di un convegno in programma il 17 novembre a Sesto San Giovanni

Michele Ferri
Michele Ferri

C’è un modo diverso di fare doposcuola, affrontando con competenza e in modo incisivo l’annoso problema dei compiti, che tanto assilla i ragazzi, ma anche i genitori e gli stessi insegnanti. L’esperienza è quella dell’associazione “Passo dopo Passo… Insieme” di Sesto San Giovanni, che da anni porta avanti – innanzitutto negli oratori, ma anche nelle scuole – una formula innovativa, con saldi fondamenti pedagogici e un nutrito gruppo di educatori e specialisti che si affiancano agli oltre cento volontari, a contatto ogni giorno con i ragazzi. Ne parliamo con Michele Ferri co-fondatore e coordinatore dei servizi dell’associazione, che da anni sperimenta la formula raccontata ora nel volume Meglio dopo, insieme (Centro Ambrosiano, 160 pagine, 18 euro), al centro di un convegno in programma il 17 novembre a Sesto San Giovanni

In che cosa consiste l’esperienza del doposcuola da voi proposta? Dove è iniziata e dove viene svolta? Quanto ragazzi e operatori vi sono coinvolti?
I compiti sono uno strumento, il fine è che i ragazzi imparino: l’organizzazione, l’autonomia, il lavoro di gruppo e l’autovalutazione. Dal 2003 operiamo negli oratori delle parrocchie di Santo Stefano e San Giovanni Battista a Sesto San Giovanni; dal 2015 anche a Milano – Rogoredo, nella parrocchia Sacra Famiglia. Accogliamo 140 ragazzi delle scuole medie, con tre educatori, un coordinatore dei servizi, una psicologa e psicoterapeuta, un consulente per la ricerca fondi e 130 volontari.

Su quali presupposti educativi e su quali domande di ragazzi, genitori e scuola si fonda il vostro modo di fare doposcuola?
La libera adesione di ragazzi e famiglie; l’apertura a tutti, non solo a chi è in difficoltà; un luogo accettante, la negoziazione tra ragazzi e tra adulti e ragazzi, come presupposto per lavorare insieme. I ragazzi chiedono uno spazio dove lavorare con i pari e con adulti competenti, soprattutto da un punto di vista relazionale; le famiglie un luogo educativo protetto ove i ragazzi possano studiare con metodo; la scuola un interlocutore competente, che l’aiuti ad avere un altro punto di vista sui ragazzi.

Cosa racconta il libro Meglio dopo, insieme. Un altro modo di fare doposcuola e come può essere utilizzato?
Racconta di un metodo educativo che può essere utilizzato in altri doposcuola, in famiglia, a scuola, in aziende, con chiari riferimenti teorici e strumenti pratici, suffragati da esempi raccolti in questi anni di lavoro. Cerchiamo così di affrontare la sfida quotidiana dei compiti evitando che essi diventino motivo di conflitto tra ragazzi e adulti, chiunque essi siano: genitori, docenti, educatori, volontari.

Questo diverso modo di intendere il doposcuola negli oratori sta dando buoni risultati? Quali sono i punti di forza e quali di debolezza? il fatto che le famiglie partecipino come possono ai costi rappresenta un ostacolo?
Sono i numeri che raccontano di un’attività che cresce, perché ogni anno sono più di 50 le richieste di genitori per iscrivere i propri figli nei nostri doposcuola e che non possiamo accogliere, e questo grazie al passaparola tra famiglie e tra ragazzi; i genitori e i ragazzi si fidano e ciò ci sprona a rivedere ogni anno il nostro modo di lavorare, verificando la validità degli strumenti educativi utilizzati. L’altro punto di forza è il forte radicamento sul territorio, favorito dalla sinergia con i sacerdoti e le religiose presenti negli oratori dove operiamo, nonché con la scuola e le agenzie locali. La difficoltà rimane la sostenibilità economica, sulla quale stiamo lavorando, anche con le famiglie, che sono sempre coinvolte in questo cammino: nessuno ovviamente resta escluso perché in difficoltà economiche. La Provvidenza ci è sempre venuta in soccorso, ma occorre farsi trovare pronti!

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