La multinazionale ha avviato la procedura: coinvolti 131 dipendenti in Lombardia. Le organizzazioni sindacali divise sulle contromosse: Fisascat/Cisl non ha aderito allo sciopero del 25 gennaio

di Silvio MENGOTTO

«Il piatto piange, no ai licenziamenti a orologeria». Con questi slogan i lavoratori del Compass Group Italia hanno scioperato il 25 gennaio davanti alla sede milanese della multinazionale inglese contro la decisione aziendale di confermare la mobilità – anticamera del licenziamento – per 824 lavoratori e lavoratrici, annunciata lo scorso settembre.

Con 380 mila dipendenti Compass Group è la più grande multinazionale mondiale nel campo della ristorazione. In Italia i dipendenti sono circa 8000 e in Lombardia sono 131 i lavoratori coinvolti nella procedura di mobilità. Alla manifestazione di Milano, proclamata dalle organizzazioni sindacali di Filcams/Cgil e Uiltucs/Uil, hanno partecipato anche delegazioni di lavoratori provenienti da Roma e Torino.

La mancata adesione allo sciopero di Fisascat/Cisl è legata a una diversa strategia intrapresa prima della proclamazione dello sciopero generale da parte delle altre componenti sindacali. Il 15 gennaio la segreteria nazionale di Fisascat/Cisl ha chiesto alla Direzione di Compass Italia un incontro urgente «con il preciso fine – si leggeva nel comunicato – di definire con voi intese rivolte ad accompagnare il processo di riorganizzazione, rimettendo a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori interessati dalla mobilità gli ammortizzatori sociali disponibili, oltre a definire concordemente un significativo ed equo incentivo all’esodo e forme di ricollocazione laddove fosse ancora possibile».

Per Elena Maria Vanelli (Fisascat/Cisl), «nonostante la procedura sia di fatto conclusa, l’obiettivo è quello di utilizzare i possibili ammortizzatori sociali per prolungare il tempo di uscita dall’azienda, definire un equo incentivo all’esodo e forme di ricollocazione. Questa posizione proposta alle altre organizzazioni sindacali purtroppo non è stata accolta».

Lo scorso 19 dicembre, dopo una breve pausa di riflessione, tutte le organizzazioni sindacali convocate al Ministero di Roma avevano ricevuto la risposta negativa dell’azienda, che aveva confermato l’annunciata mobilità per 824 lavoratori, rifiutando di individuare con i sindacati forme alternative per salvaguardare l’occupazione. Nell’incontro le rappresentanze sindacali avevano affermato che il numero degli esuberi dichiarati sugli appalti evidenzia una contraddizione: contemporaneamente a essi, infatti, si prevede l’assunzione di personale a termine, interinale o stagista. Per mantenere l’occupazione le organizzazioni sindacali avevano chiesto l’utilizzo della Cassa integrazione a rotazione e i contratti di solidarietà. Una richiesta respinta dalla dirigenza aziendale. «La realtà – secondo Giorgio Ortolani della Filcams/ Cgil – è che la multinazionale, pur avendo un bilancio in attivo, vuole aumentare il profitto tagliando l’occupazione nel sud dell’Europa. Oltre che in Italia, i licenziamenti sono previsti anche in Portogallo e in Spagna».

Dal 19 dicembre la direzione della Compass Group aveva 120 giorni per procedere alla mobilità e l’azienda ha già avviato l’iter. «Nei giorni scorsi – dice Francesca Gamba, delegata sindacale – i direttori aziendali sono stati convocati ed è stato chiesto loro di accettare la mobilità con dimissioni incentivate o la lettera di licenziamento. È chiaro che siamo di fronte a un ricatto». Per Giorgio Ortolani il licenziamento di un lavoratore significa «diminuire la sua possibilità di vita futura».  «La speranza – conclude Francesca Gamba – è che si possa riaprire un dialogo per trovare una soluzione a tutela del posto di lavoro attraverso i contratti di solidarietà e la Cassa integrazione a rotazione».

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