Storie e persone che hanno trasformato il sogno di Giovanna Cavazzoni in realtà

Casa VIDAS Covid 2021_0033 ©Roberto Morelli

Sono trascorsi 15 anni da quanto Giovanna Cavazzoni, fondatrice e allora presidente di VIDAS, ha tagliato il nastro di Casa Vidas, uno dei primi hospice privati e non profit in Italia, interamente realizzato senza contributi pubblici. Da allora, nella struttura di via Ojetti 66 a Milano, sono stati accolti con cure competenti e calore umano 6.313 malati inguaribili.

Nata dall’esperienza ventennale di VIDAS nell’assistenza a domicilio, la struttura ha colmato un bisogno crescente di cure palliative per quelle persone vicine al termine della vita che non possono essere curate a casa propria perché povere, sole o con situazioni cliniche complesse.

«In questi 15 anni, – afferma Giada Lonati, direttrice sociosanitaria di Vidas – grazie all’aiuto di chi ci ha sostenuto abbiamo offerto risposte alla fine della vita nella città di Milano e in Lombardia, superando talvolta anche i confini regionali. Oggi però ci troviamo di fronte a una nuova sfida e il Covid, in qualche modo, lo ha sottolineato. Vediamo un bisogno sociale e una povertà crescenti, un numero di anziani e un tasso di invecchiamento in continua crescita, una cronicità che avanza. In questi anni ci siamo sempre adeguati, stando al passo con una medicina e bisogni che stavano cambiando: continueremo a farlo anche in futuro per offrire un’assistenza sempre migliore e per portare bellezza fino alla fine».

Per festeggiare la ricorrenza, VIDAS organizza alle 21 di mercoledì 21 luglio, uno speciale concerto, fruibile da tutti in diretta streaming sul suo canale YouTube. A esibirsi in un repertorio eclettico tra jazz e musica contemporanea il Duo Taddei Nicolardi, composto da Jacopo Taddei al saxofono e Luigi Nicolardi al pianoforte.

La storia di Casa Vidas è fatta di impegno, generosità e persone. Oltre alla lungimiranza di Giovanna Cavazzoni, la sua costruzione si deve, tra gli altri, al sostegno del Comune di Milano, che concesse il terreno in comodato gratuito per 45 anni (diventati poi 90), e a quello di tanti “milanesi doc” che nel 2002 parteciparono a una coraggiosa campagna di raccolta fondi ideata dal pubblicitario Marco Mignani. Tra i protagonisti Franco Baresi, Lella Costa, Carla Fracci, Piero Mazzarella, Mariangela Melato, Ottavio Missoni, Giovanni Raboni, Beppe Severgnini. A cui si aggiunsero anche Enrico Ruggeri e Sergio Muñiz, che decise di destinare a Casa Vidas la sua vincita all’Isola dei Famosi.

Fu così che il 21 luglio 2006 la signora Maria fu la prima malata a varcare le porte della struttura e a portare un po’ di trambusto con le sue richieste particolari: a gelati, sorbetti e un bicchiere di Bonarda non voleva proprio rinunciare.

Questa è solo la prima delle tante storie di Casa Vidas che si sono susseguite in tre lustri. Ci sono gli amori nati sul terrazzo tra chi, anche nell’ultimo tratto di vita, non ha rinunciato ai sentimenti; almeno quattro matrimoni, tra cui la prima unione civile del Comune di Milano, avvenuta nel luglio 2016 tra Margherita, ricoverata, e la sua compagna da 25 anni. La storia dell’illustratore Alberto Loreggian, in arte Il Penna, che ha tradotto la propria esperienza di cura in decine di tavole con protagonista Il Vongolo, un buffo mollusco protetto dal suo guscio.

Nel tempo si sono poi create alcune belle abitudini che ogni giorno danno conforto, come le feste di compleanno raggruppate per segno zodiacale; gli aperitivi organizzati dai volontari per ospiti e staff, oppure le cantate insieme a Gabriele, infermiere musicista che con chitarra o pianoforte intona una canzone a fine turno.

Casa Vidas è un luogo di vita e questo si rispecchia anche nella sua architettura composta da due ali che, da un’area centrale di coordinamento medico-infermieristico, si aprono per accogliere come in un abbraccio. Qui l’assistenza offerta si ispira agli stessi principi di quella domiciliare e mette sempre il paziente al centro dell’attenzione per ricreare un ambiente il più possibile vicino a quello domestico.

Inondato di luce grazie a una grande cupola vetrata e a diversi terrazzi, l’hospice dispone di 20 stanze, tutte dotate di servizi privati e poltrona letto per i familiari, e di spazi comuni dedicati allo scambio e alla condivisione. Tra gli elementi più innovativi c’è la possibilità per i pazienti di circolare con i letti in tutti gli ambienti, corridoi, biblioteca, terrazzi, così che anche chi è immobilizzato abbia sempre la possibilità di uscire dalla propria stanza.

In Casa Vidas i malati ricevono cure palliative a 360°, perché la qualità della loro vita sia salvaguardata fino all’ultimo istante. Per questo dell’assistenza fanno parte anche il trattamento fisioterapico, il supporto psicologico e le cosiddette attività diversionali, come pet therapy, musicoterapia e arteterapia. Di fondamentale importanza è la presenza dei volontari, da sempre cuore di Vidas e parte integrante dell’équipe.

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