Solo una ventina di persone dorme per strada. Dormitori al completo, grazie alla Croce Rossa aumentata la disponibilità di posti-letto. «Il territorio ha risposto bene - commenta il responsabile cittadino della Caritas don Marco Casale -, noi cerchiamo di creare un contatto con i clochards». L’importante presenza di Casa San Carlo

di Luisa BOVE

Don Marco Casale

Il freddo non dà tregua e anche a Varese si cerca di offrire un riparo a chi ancora dorme all’addiaccio. Certo non è facile e non mancano neppure gli irriducibili. «Le persone che attualmente dormono per strada si ritiene siano 15-20 in tutto, concentrate per la maggior parte nella zona della Stazione, con qualche sporadica presenza qua e là in case abbandonate», dice don Marco Casale, responsabile Caritas della città».

In questi giorni la città ha dato risposte concrete all’emergenza freddo. Il dormitorio del Comune, gestito dalla cooperativa sociale «Lotta contro l’emarginazione», con i suoi 25 posti letto è al completo, come pure lo spazio della associazione «Angeli urbani», in prossimità della Stazione, con 14 posti a disposizione. «In questa situazione di emergenza occorrevano altri dormitori – spiega il responsabile Caritas -. Così ci siamo tutti attivati e abbiamo trovato la disponibilità della Croce Rossa, che nella sua sede ha aperto un salone. Ora accoglie 12 persone». Il locale rimarrà in uso per un mese, finché non si alzeranno le temperature.

Attualmente sono quindi 51 i senzatetto che trascorrono le notti nelle strutture messe a disposizione in città. «Al momento la risposta del territorio sembra adeguata – assicura don Casale -, tutte le persone sono alloggiate, tranne qualcuno che è ancora in giro e non si fa trovare o non accetta di essere ospitato. Le problematiche legate a queste situazioni le conosciamo: sono riconducibili alla psichiatria, alle dipendenze da alcol o altro ancora». Chi rifiuta l’ospitalità è perché sa che nelle strutture non può portare vino o altre sostanze. Tutte le sere il furgone della Croce Rossa va alla Stazione e carica i “suoi” ospiti, che variano ogni volta di numero: possono essere 6, 9 oppure 12, dipende da chi si fa trovare. La situazione dunque è molto fluida.

In tutto questo il ruolo della Caritas è di creare il contatto con i senza fissa dimora. «Anch’io sono andato con i volontari alla loro ricerca – racconta don Casale -. Con alcuni abbiamo parlato la loro lingua, perché ci si intende meglio, mentre altri li conosciamo già perché frequentano la mensa della Brunella o vanno a fare la doccia. Come Caritas ci siamo quindi messi a disposizione per intercettarli e convincerli». Ma quando ciò non avviene i volontari si attivano per portare coperte e tè caldo a quanti non accettano l’accoglienza in dormitorio.

Non è tutto. Dal 2011 è operativa in città la Casa San Carlo, gestita dalla Caritas con 10 posti letto, che in sei anni ha già accolto 110 uomini: «Non è un dormitorio, ma una casa di seconda accoglienza per i senzatetto che hanno già una progettualità verso l’autonomia. Si tratta di persone magari in carico ai servizi sociali, che hanno un temporaneo disagio abitativo, oppure che a seguito di una separazione si trovano improvvisamente senza casa. In questi giorni stiamo valutando se qualcuno degli ospiti accolti nelle strutture di prima accoglienza ha i requisiti per passare a Casa San Carlo».

 

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