La testimonianza umana e professionale di una giornalista che rischia la vita per documentare sul periodico che dirige le violenze in atto nella regione del Sud Kivu, al confine col Rwanda e il Burundi

di Veronica TODARO

Solange Lusiku

Quando le chiedono qual è la sua aspettativa di vita la risposta è «un giorno rinnovabile». Solange Lusiku Nsimire, giornalista, direttore ed editrice di Le Souverain, unica pubblicazione di Bukavu, capitale della provincia del Sud Kivu, regione congolese al confine con il Rwanda e il Burundi, ringrazia Dio ogni mattina per averle concesso un altro giorno di vita.

Solange è abituata a convivere con paura e minacce per il suo lavoro, tanto da aver dovuto lasciare temporaneamente a ottobre la sua città. L’“accusa”che le viene mossa? Aver detto chiaro e tondo che il Rwanda è il vero artefice della terribile situazione che nell’est del Congo, dal 1994, ha provocato quasi otto milioni di morti e centinaia di migliaia di stupri e violenze tipiche della “pulizia etnica”. E poi aver attaccato il governatore del Sud Kivu, Marcellin Cishambo. Anche per questo motivo è arrivata in Italia, a Milano, per incontrare i colleghi italiani e denunciare quello che accade nel suo Paese. Solange non si dà per vinta e per difendere la libertà di stampa continua a stampare il suo giornale, rischiando la sua vita per arrivare fino a Bujumbura, capitale del Burundi, perché in tutta la regione non esiste una tipografia. Cinquecento copie stampate lette approssimativamente da 150 persone.

Presidente dell’Unione nazionale della stampa, sezione di Bukavu/Sud Kivu, insignita lo scorso anno di una laurea honoris causa dall’Università di Lovanio in Belgio, premio Femme de Courage 2013 dell’Ambasciata Usa a Kinshasa, Solange, madre di sei figli tra i 16 e i tre anni, è stata minacciata di morte prima da esponenti del governo locale e ultimamente da lettere e telefonate anonime giunte nella sua abitazione. «Nel Sud Kivu – spiega – per la stampa ci sono due tipi di problemi: la proprietà dei media e il contesto di povertà e insicurezza, dato dal fatto che negli ultimi quattro anni sono stati uccisi tre giornalisti e un difensore dei diritti umani».

La sua carriera professionale iniziò come segretaria in un’organizzazione di sviluppo nella Repubblica democratica del Congo. In seguito alle numerose visite dei giornalisti locali in cerca di informazioni sulla condizione delle donne nella provincia, Solange decise di creare una sua radio, “Radio Maendeleo”, per poi arrivare a dar vita anche a “Radio Maria”, fino ad approdare negli uffici dell’Arcidiocesi di Bukavu come portavoce dell’arcivescovo François Xavier Maroy. Da lì il passo nel 2007 alla direzione del mensile creato nel 1992 da Emmanuel Barhayiga Shafali.

«Il Congo è diventato terreno di guerra, ma le donne sono campo di battaglia: violentate, anche davanti a mariti e figli, altre incinte che sono state sventrate. E ci sono anche uomini violentati. Non c’è libertà di stampa. Penso alla questione dei gruppi armati, molti dei quali arrivano dal Rwanda. In Rwanda nessun giornalista può dire questo, in Congo ora si può, ma noi l’abbiamo detto prima». «Potremofare informazione indipendente – conclude Solange, che nel sottotitolo del suo giornale riporta la frase “La libertà di stampa? Un diritto, non un regalo dei politici” – se e solo se avremo la possibilità di stampare a Bukavu». Intanto Solange ha ricevuto dal Belgio una rotativa, ma non ha ancora trovato un locale adeguato per installarla: «La liberta di stampa è una vera e propria lotta di sopravvivenza che combatto affermando la verità e scrivendo anche nella clandestinità».

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