Steve Ballmer, amministratore plenipotenziario, ha annunciato l’addio alla guida della multinazionale. Fra i potenziali sostituti il chief operating officer Kevin Turner e i vicepresidenti esecutivi Terry Myerson e Julie Larson-Green

di Antonio RITA

Steve Ballmer

A poco più di un mese di distanza dall’annuncio del riassetto organizzativo di Microsoft, Steve Ballmer, amministratore delegato plenipotenziario, ha annunciato il suo addio al timone di Redmond: entro 12 mesi il successore di Bill Gates lascerà la guida della multinazionale.

La storia professionale di Ballmer è strettamente intrecciata con quella del co-fondatore di Microsoft, Bill Gates: i due si conoscono ad Harvard, il primo conclude gli studi (laurea in matematica applicata ed economia), mentre William Henry Gates III (meglio noto come Bill Gates) lascia alla fine del primo anno per dedicarsi alla nascente Microsoft. Nel 2000 Steve succede all’amico Bill nel ruolo di amministratore delegato. Grazie alle stock options ricevute come dipendente Microsoft, il suo patrimonio personale è stimato in 15 miliardi di dollari; nel World’s Richest People ranking del 2007, la rivista americana Forbes ha collocato Ballmer come trentunesima persona più ricca del mondo (a pari merito con Kirk Kerkorian).

Tredici anni alla guida di Microsoft caratterizzati da diverse luci ed ombre. Il primo incidente di percorso è stato Windows Vista; a detta dello stesso manager, il sistema operativo in assoluto più odiato dagli utenti (a pari merito con Windows Me) a causa della sua lentezza e dei suoi mille problemi. Un errore grave, ma calmierato dai tempi: era ancora l’epoca in cui MS dominava il mercato e, quindi, le ripercussioni del fallimento non si sono fatte troppo sentire. Il treno più importante perso dal dimissionario a.d. è quello dell’esplosione del mondo smartphone-tablet.

Ballmer, da sempre scettico su questo segmento di mercato, non ha saputo capire per tempo la tendenza del mercato e così l’azienda è stata costretta all’inseguimento: Microsoft risponde all’iPhone di Apple e ad Android di Google con 3 anni di ritardo, le quote di mercato diventano, così, difficili da erodere ed i concorrenti sono sempre avanti. Ombre, ma anche luci. Si deve a Ballmer la nascita del progetto (e successo) xBox: la console ha consentito a Microsoft di entrare in un business (molto ricco) fino ad allora inesplorato e, con il modello xBox 360, di garantirsi il dominio nei servizi online lasciando indietro tutti gli avversari.

Le dimissioni di Ballmer giungono, almeno per l’opinione pubblica, piuttosto inaspettate dato che, neppure 5 settimane prima, lo stesso a.d. aveva annunciato la riorganizzare di Microsoft e l’inizio della “terza era”: costruire una galassia di servizi (Skype, Skydrive, Bing, Azure) con cui implementare una strategia basata sull’esperienza unificata su tutte le piattaforme. L’obiettivo è unificare i diversi casi di successo di Redmond per creare un ambiente di esperienza inclusiva per l’utente.

Un cambio di filosofia, ma anche organizzativo, che segna la fine delle attuali divisioni, per passare ad una struttura funzionale basata su 12 divisioni. «Rapidità, comunicazione, collaborazione, decisione e motivazione», queste le parole chiave dettate da Ballmer per la nuova Microsoft, che suonano ora come la sua eredità. «Abbiamo avviato una nuova strategia con una nuova organizzazione e abbiamo un incredibile team di manager. Abbiamo bisogno – spiega lo stesso Ballmer nella nota ufficiale e nella lettera spedita ai dipendenti – di un Ceo che stia qui su basi più durature per questo nuovo obiettivo».

A Redmond fervono i preparativi per sostituire Ballmer: istituita una speciale commissione (composta da Bill Gates, Chuck Noski, Steve Luczo e presieduta da John Thompson) per designare il nuovo Ceo, ha già preso il via il totonomine. Fra i potenziali candidati interni a Microsoft ci sarebbero il chief operating officer, Kevin Turner, e i vicepresidenti esecutivi Terry Myerson e Julie Larson-Green.

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