Ragazzi che crescono sempre più velocemente, circondati da una miriade di stimoli, occasioni di divertimento e benessere, eppure sempre più scontenti e annoiati. Per rispondere alle nuove esigenze degli adolescenti, occorrono non una o due ma "tre" braccia aperte: pazienza, speranza, spirito di iniziativa

di Vittorio CHIARI
Redazione Diocesi

Nel mio ultimo intervento, scrivevo che era fortunata la parrocchia, che aveva una scuola materna, oggi aggiungo che è ancor più fortunata se ha un oratorio, che il Sinodo milanese ha indicato come «strumento privilegiato e prioritario con cui svolgere l’impegno educativo della parrocchia nei confronti di tutta la popolazione giovanile», presentando l’oratorio come luogo di accoglienza di ogni fanciullo, ragazzo, adolescente e giovane, che vive nell’ambito della parrocchia, chiarendo allo stesso tempo che «l’adesione ad associazioni, gruppi e movimenti riguarda solo una parte della popolazione giovanile che ne accetta le modalità ed i cammini».
Luogo di larga accoglienza, dunque, ma che trova le sue difficoltà con gli adolescenti, una categoria di ragazzi e ragazze di età inferiore rispetto a un tempo: oggi si sentono già grandi nella seconda e terza media!
Non creano problemi solo all’oratorio ma anche nella scuola, dove gli insegnanti anno l’impressione che con la testa vivano altrove. Per molti di loro non ha alcun senso studiare Iliade o l’Odissea, risolvere mille problemi di matematica: per vivere imparano di più dal gruppo degli amici o da internet, fuori dalla scuola e, quello che fa soffrire maggiormente i genitori, fuori da casa. Sono un bel guazzabuglio di contraddizioni, di esigenze e, i genitori, aggiungono, di ingratitudini: questi ragazzi non sono mai contenti, non si sa cosa fare con loro.
E dire che la nostra società tecnologica ha moltiplicato loro le occasioni di divertimento, di benessere. Non manca loro la sicurezza economica come non mancano la noia, la malinconia, la tristezza. Un brillante scrittore di cose scolastiche, lui pur insegnante di scuola media superiore, Marco Lodoli, definisce l’adolescente come una spugna che si imbeve dell’acqua limpida e sudicia del presente. Tanto sembra lontano, quanto è vicino incontrando genitori, insegnanti, educatori credibili, trasparenti nella loro testimonianza, capaci di ascolto e di proposte, che li rendano responsabili attivi della loro crescita.
Allora scoprono la gioia, che possiamo descrivere in modo mirabile con le parole sempre attuali di Paolo VI: «la gioia esaltante dell’esistenza e della vita, la gioia pacificante della natura e del silenzio, la gioia talvolta austera del lavoro accurato, la gioia e la soddisfazione del dovere compiuto, la gioia trasparente della purezza, del servizio e della partecipazione, la gioia esigente del sacrificio», che caratteristica dell’ambiente educativo che collabora con la famiglia e si chiama “oratorio”, dove l’adolescente scopre anche la gioia straordinaria di essere figlio di Dio.
L’oratorio è ancora una pedina importante nell’educazione umana e religiosa dei nostri adolescenti, anche se assistiamo, da alcuni anni, all’abbandono o alla diserzione quasi di massa dei nostri ragazzi dopo la Cresima. Colpa della famiglia? Del mondo consumista e seducente? Dei ragazzi così problematici e alterni nei loro umori? Di un insufficiente cammino educativo e formativo?
Domandiamoci, seguendo il consiglio di un saggio educatore, il cardinal Martini, come mai altri adolescenti si sono fermati e si fermano in Oratorio. Cosa li ha trattenuti o affascinati? I ragazzi si sono fermati o si fermano se la famiglia ci tiene alla loro educazione completa, ha fiducia nell’oratorio e nei gruppi ecclesiali; se l’ambiente oratoriano è ricco di amicizia e attenzione fraterna e paterna, se suscita un clima di creatività e di gioia; se i ragazzi e le ragazze hanno iniziato una vita spirituale, alimentata dalla preghiera e dai Sacramenti, se il protagonismo giovanile nel gioco, nel teatro, nella musica, nell’attenzione agli altri, nella vita gruppo è affascinante più quanto viene proposto dal mondo consumista, che non va al cuore, ma spesso mira solo al portafoglio dell’adolescente, senza dargli quella gioia di cui parlavamo sopra.
Per rispondere alle nuove esigenze degli adolescenti, occorrono non una o due ma “tre” braccia aperte: pazienza, speranza, spirito di iniziativa, aiutando questi nostri ragazzi a dosare bene il tempo dell’impegno con il tempo libero, il tempo della realtà ma anche il tempo del sogno, della speranza da realizzare. Nel mio ultimo intervento, scrivevo che era fortunata la parrocchia, che aveva una scuola materna, oggi aggiungo che è ancor più fortunata se ha un oratorio, che il Sinodo milanese ha indicato come «strumento privilegiato e prioritario con cui svolgere l’impegno educativo della parrocchia nei confronti di tutta la popolazione giovanile», presentando l’oratorio come luogo di accoglienza di ogni fanciullo, ragazzo, adolescente e giovane, che vive nell’ambito della parrocchia, chiarendo allo stesso tempo che «l’adesione ad associazioni, gruppi e movimenti riguarda solo una parte della popolazione giovanile che ne accetta le modalità ed i cammini». Luogo di larga accoglienza, dunque, ma che trova le sue difficoltà con gli adolescenti, una categoria di ragazzi e ragazze di età inferiore rispetto a un tempo: oggi si sentono già grandi nella seconda e terza media!Non creano problemi solo all’oratorio ma anche nella scuola, dove gli insegnanti anno l’impressione che con la testa vivano altrove. Per molti di loro non ha alcun senso studiare Iliade o l’Odissea, risolvere mille problemi di matematica: per vivere imparano di più dal gruppo degli amici o da internet, fuori dalla scuola e, quello che fa soffrire maggiormente i genitori, fuori da casa. Sono un bel guazzabuglio di contraddizioni, di esigenze e, i genitori, aggiungono, di ingratitudini: questi ragazzi non sono mai contenti, non si sa cosa fare con loro.E dire che la nostra società tecnologica ha moltiplicato loro le occasioni di divertimento, di benessere. Non manca loro la sicurezza economica come non mancano la noia, la malinconia, la tristezza. Un brillante scrittore di cose scolastiche, lui pur insegnante di scuola media superiore, Marco Lodoli, definisce l’adolescente come una spugna che si imbeve dell’acqua limpida e sudicia del presente. Tanto sembra lontano, quanto è vicino incontrando genitori, insegnanti, educatori credibili, trasparenti nella loro testimonianza, capaci di ascolto e di proposte, che li rendano responsabili attivi della loro crescita. Allora scoprono la gioia, che possiamo descrivere in modo mirabile con le parole sempre attuali di Paolo VI: «la gioia esaltante dell’esistenza e della vita, la gioia pacificante della natura e del silenzio, la gioia talvolta austera del lavoro accurato, la gioia e la soddisfazione del dovere compiuto, la gioia trasparente della purezza, del servizio e della partecipazione, la gioia esigente del sacrificio», che caratteristica dell’ambiente educativo che collabora con la famiglia e si chiama “oratorio”, dove l’adolescente scopre anche la gioia straordinaria di essere figlio di Dio. L’oratorio è ancora una pedina importante nell’educazione umana e religiosa dei nostri adolescenti, anche se assistiamo, da alcuni anni, all’abbandono o alla diserzione quasi di massa dei nostri ragazzi dopo la Cresima. Colpa della famiglia? Del mondo consumista e seducente? Dei ragazzi così problematici e alterni nei loro umori? Di un insufficiente cammino educativo e formativo?Domandiamoci, seguendo il consiglio di un saggio educatore, il cardinal Martini, come mai altri adolescenti si sono fermati e si fermano in Oratorio. Cosa li ha trattenuti o affascinati? I ragazzi si sono fermati o si fermano se la famiglia ci tiene alla loro educazione completa, ha fiducia nell’oratorio e nei gruppi ecclesiali; se l’ambiente oratoriano è ricco di amicizia e attenzione fraterna e paterna, se suscita un clima di creatività e di gioia; se i ragazzi e le ragazze hanno iniziato una vita spirituale, alimentata dalla preghiera e dai Sacramenti, se il protagonismo giovanile nel gioco, nel teatro, nella musica, nell’attenzione agli altri, nella vita gruppo è affascinante più quanto viene proposto dal mondo consumista, che non va al cuore, ma spesso mira solo al portafoglio dell’adolescente, senza dargli quella gioia di cui parlavamo sopra. Per rispondere alle nuove esigenze degli adolescenti, occorrono non una o due ma “tre” braccia aperte: pazienza, speranza, spirito di iniziativa, aiutando questi nostri ragazzi a dosare bene il tempo dell’impegno con il tempo libero, il tempo della realtà ma anche il tempo del sogno, della speranza da realizzare.

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