È la proposta emersa la scorsa settimana durante un convegno promosso a Roma dal Consiglio nazionale utenti e dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni


Redazione

31/10/2008

Un nuovo ed unico Codice media e minori e un unico Comitato di attuazione del Codice stesso: la proposta del Consiglio nazionale degli utenti, già presentata nel 2007 alla Commissione Vigilanza e alla Commissione parlamentare per l’Infanzia, èstata rilanciata martedì 28 ottobre durante un convegno su “Videogiochi e minori. Per una tutela più efficace”, promosso a Roma (Camera dei deputati) dallo stesso Cnu e dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

«L’attuale sistema di protezione dei minori è obsoleto e non garantisce un’efficace tutela dei loro diritti», afferma il presidente del Cnu Luca Borgomeo. Di qui la necessità di snellire e semplificare reintegrando gli attuali Codici “Tv e minori” e “Internet e minori”, e andando oltre i «sistemi di autoregolamentazione dei produttori di videogiochi e dei gestori di telefonia mobile».

Per Borgomeo «un riassetto globale della materia richiede un sistema unitario di norme per tutti quattro gli ambiti». All’elaborazione del Codice media e minori «dovrebbero provvedere gli operatori e gli utenti»; alla sua corretta applicazione «sono chiamati ad impegnarsi gli operatori; la verifica della sua applicazione dovrebbe essere affidata – sottolinea il presidente Cnu – ad un Comitato di 15 membri, dotato di competenza e autonomia (anche finanziaria) per porre fine alla confusione dei ruoli giudicato-giudicante».

Intervenendo allo stesso convegno, la presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia Alessandra Mussolini ha annunciato la presentazione di «un’iniziativa ad uso dei genitori per proteggere i minori su Internet». Presto, ha aggiunto, «la Commissione avvierà un’audizione e un’indagine conoscitiva sul rapporto media-minori».

Sono 24 milioni e mezzo i cittadini italiani che utilizzano i videogiochi; il 30% adulti, il restante giovani sotto i 28 anni all’interno dei quali l’88% ha tra i 14 e i 19 anni di età, ma moltissimi sono i bambini dai 6 anni in su. Sono i dati resi noti da Marina D’Amato, componente del Cnu e docente di sociologia all’Università di Roma Tre. «Esiste una misconoscenza dell’universo dei videogames, che invece occorre conoscere per organizzare in termini leali e legali – ha osservato -. Pochi genitori sono al corrente della presenza di Satana all’interno di alcuni, figura suadente e persuasiva che tutto è lecito e possibile». Certi videogiochi poi, «con l’esaltazione dell’astuzia e della trasgressione delle regole sono quasi una scuola di criminalità». Per l’esperta occorre «esaltare la responsabilità genitoriale ma anche incentivare la responsabilità sociale d’impresa» e «si potrebbero adattare alla situazione italiana modelli positivi di tutela già sperimentati all’estero».

Gianluigi Magri, commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, è invece intervenuto parlando del Pan European Game Information, il sistema di classificazione e autovalutazione dei videogames elaborato dagli stessi produttori e distributori e introdotto nel 2003 in 16 Paesi europei: «Il Pegi è insufficiente e facilmente eludibile», ha detto. Anche per Magri esso «dovrebbe essere gestito da un organismo terzo e autorevole»; inoltre occorre sanzionare anche i videogiochi che «surrettiziamente istigano alla pornografia, al razzismo, al satanismo e all’uso di sostanze».

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