Parlano alcuni dei pellegrini ambrosiani in partenza per la Terra Santa. «Che emozione toccare la pietra del Sepolcro!». « Gesù affascina sempre e fa crescere anche il desiderio di questi gesti»

di Nino PISCHETOLA

Terra Santa

Il pellegrinaggio diocesano in Terra Santa con il cardinale Angelo Scola comprende per lo più singoli iscritti. Ma non mancano sodalizi con affinità territoriale, come nel caso dei fedeli della Comunità pastorale di Cavaria con Premezzo (Varese), della parrocchia di Castello (Lecco) e del Decanato di Castano Primo (Milano); o con legami professionali, come è per esempio per una trentina di insegnanti di religione.

«Saremo un gruppo di 53 persone – spiega don Claudio Lunardi, responsabile della Comunità pastorale “Maria Aiuto dei Cristiani”, che comprende le parrocchie di Cavaria, Oggiona, Premezzo, S. Stefano -. Il desiderio di andare alle origini e di scoprire le sorgenti della nostra vita è inscritto nel cuore di ciascuno di noi. Fare un pellegrinaggio in Terra Santa non significa semplicemente visitare luoghi che hanno visto Gesù, bensì viverli e “ascoltarli”. Nei luoghi in cui la comunità cristiana è nata lo stile di fraternità dovrà connotare le nostre giornate e la preghiera ritmerà il cammino personale e comunitario».

Per Mara Paggi, della parrocchia Santi Martiri Gervaso e Protaso di Castello sopra Lecco, non è il primo viaggio in Terra Santa, dove è stata nel 1999 per il Giubileo dei giovani del Decanato di Lecco. «Era stata una grande emozione – racconta -. Ricordo gli stati d’animo durante le varie celebrazioni vissuti nei luoghi propri di Gesù: ricordo preghiere, gesti, emozioni… Non si può descrivere ciò che si prova quando tocchi con mano la pietra del Sepolcro!». Dopo tanti anni è arrivata dunque per lei quest’altra occasione, per scoprire «sfaccettature nuove della mia fede – confida – e allo stesso tempo tornare a Gerusalemme e avere l’opportunità di assaporare luoghi già visti». «Spero che questo ritorno – conclude – possa essere altrettanto pieno di emozioni». Mara condividerà questa esperienza col nipote Giovanni Mangola, che così esprime le sue aspettative di ventenne: «Non credo nei luoghi di fede come luoghi di conversione o posti che ti aumentano la fede, perché la conversione non la fa un luogo, ma in principio te stesso. Naturalmente ho aspettative molto alte sul fatto di conoscere meglio la storia di Gesù e i luoghi in cui è vissuto, e avere una visione più chiara e ampia del Vangelo. Naturalmente la presenza del Cardinale in questo viaggio le alza ancora di più, in quanto assicura il fatto che sarà un viaggio in buona parte spirituale e quindi di avvicinamento a Dio e alla preghiera».

«Per seguire l’Arcivescovo, che lo propone», è uno dei motivi per cui anche don Giampiero Baldi, residente nella parrocchia Santi Giacomo e Filippo a Castelletto di Cuggiono, ha deciso di partecipare al pellegrinaggio diocesano in Terra Santa, sebbene ci sia stato già diverse volte. «Ci siamo trovati per prepararci – fa sapere don Baldi -. Una signora piangeva e mi ha ringraziato per la possibilità che le veniva offerta: evidentemente Gesù affascina sempre e il contatto con Lui fa crescere anche il desiderio di questi gesti. Se vuoi capire una persona, guardi dove abita, come gestisce la casa, l’ambiente che frequenta. Che bello inserirci nel popolo che Dio ha scelto, guardare i luoghi che ha frequentato e capire gli esempi delle sue parabole, i paragoni a cui il Vangelo ricorre! Ma l’ambiente più vero in cui ancora adesso si può incontrare il Signore è la Chiesa che vive: pregare con la Diocesi, in unità con la Chiesa di Gerusalemme; sentire sulla propria pelle le difficoltà dei nostri fratelli del Medio Oriente e godere della loro tenacia nel restare e rendere presente Gesù lì dove ha vissuto. Significa gustare l’amore di Gesù che tra noi continua a vivere e a donare la sua grazia».

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