È in libreria il nuovo volume del prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede e direttore del Ctv, che fa rivivere “in presa diretta” le scelte e gli eventi attraverso i quali il Papa sta introducendo un profondo mutamento nella Chiesa e nella società

di Vincenzo CORRADO

Dario Edoardo Viganò

Fedeltà è cambiamento. La svolta di Francesco raccontata da vicino (Rai Eri) è il titolo dell’ultimo volume di monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede e direttore del Ctv (Centro televisivo vaticano), da oggi in libreria. Il libro fa rivivere “in presa diretta” le scelte e gli eventi attraverso i quali Francesco, primo Papa gesuita e sudamericano, sta introducendo un profondo mutamento nella Chiesa e nella società.

Il titolo del volume – Fedeltà è cambiamento – sembra quasi la risposta alle polemiche di questi giorni…
Certo! Ed è il cuore del messaggio di Francesco: essere fedeli per cambiare. Non si tratta di fedeltà a un proprio progetto o a proprie idee. Se avvenisse questo, avremmo una Chiesa fatta di cordate, alleanze e potere. Ed è ciò che il Papa ha denunciato come patologia: fare della Chiesa una Ong o un Parlamento. Invece, si tratta di essere fedeli all’amore del Padre. Questa fedeltà è cambiamento! E quando si vive questa esperienza di misericordia, allora non fa paura stare tra la gente, nelle strade e nelle piazze, per annunciare il Vangelo.

Cosa sta cambiando nella Chiesa e come? Qual è il disegno del Papa?
A me pare che l’idea di papa Francesco non è quella di un pragmatismo spicciolo: avere i piedi ben radicati a terra con lo sguardo rivolto al cielo. Piuttosto, essere uomini e donne con i piedi radicati in cielo, perché la nostra vita possa essere testimonianza reale e concreta dell’amore del Padre. Insomma un capovolgimento di prospettiva: non chiedere a Dio di benedire i nostri progetti e i nostri desideri, ma sintonizzare il nostro cuore sui battiti del cuore di Dio per comprendere cosa chiede oggi alla sua Chiesa.

Una vera e propria inversione di rotta, accompagnata da scelte e gesti forti. È possibile riassumerli in alcune parole-chiave?
Una parola, forse, le racchiude tutte: tenerezza. È il primo gesto della madre verso il figlio e indica lo stupore per un dono ricevuto, la protezione per chi è fragile, la consolazione per chi è triste e sofferente, l’incoraggiamento per chi è sfinito. È il volto materno della Chiesa.

Cosa ci può dire del rapporto di Francesco con la comunicazione e con i media?
Ci troviamo dinanzi a un Pontefice che non teme di sottolineare la distanza tra la cultura nella quale è cresciuto, quella tipografica, che ha modellato il pensiero lineare dall’andamento logico-argomentativo, e quella cosiddetta ‘digitale’ nella quale, dal marzo 2013, si trova a vivere il proprio ministero petrino. Certamente, all’inizio, ha fatto molta fatica con la presenza della telecamera che riprende e documenta ogni suo momento, gesto, incontro. Ma anche qui, a poco a poco, ha portato un suo stile, difficile da interpretare sul momento. E non ha senso l’accusa di alcuni di un uso strategico della comunicazione. La novità di Bergoglio nulla ha a che vedere con logiche pragmatiche a fini seduttivi e meno ancora con strategie tipiche delle performance attoriali. Al riguardo, abbiamo visto addirittura scendere in campo un anticlericale della prima ora come Dario Fo, che ha raccontato: «Io l’ho ascoltato con attenzione. Non c’è mai una finzione. È tutto portato dal pensiero pulito… e quello che dice ha un valore straordinario, nella memoria e nell’attenzione della gente».

Il messaggio di Francesco viene recepito con la stessa intensità della sua immagine…
Le persone si rendono subito conto di non essere di fronte a una maschera. L’immagine di Francesco è talmente segnata dalla sua storia personale e dal suo rapporto profondo con Dio, che ogni sua parola ha un peso specifico. Basta assistere all’Angelus della domenica: per pochi minuti, in migliaia, credenti e non, arrivano per ascoltare una parola che ha la forza della verità. Del resto, come he recentemente detto il Papa, non si può parlare di povertà e vivere da faraoni. Come dire: ogni parola è giudizio della vita che conduci. E in lui c’è assoluta conformità tra vita e parola.

Come direttore del Ctv ha il privilegio di “vivere in presa diretta” tutti gli eventi, pubblici e privati, del Papa: quali sono i tratti del suo comunicare?
Bergoglio è un uomo che non rinuncia mai a ridurre le distanze nei rapporti con le persone. Insomma non c’è ruolo che tenga: più che la correttezza formale, che pure non manca, è la qualità della relazione che ha a cuore. E questo emerge in tutte le occasioni, pubbliche e private. È la prossimità il tratto essenziale della sua comunicazione.

E nel mondo – lei ha partecipato a tanti viaggi – come viene percepito tutto ciò?
Quello che mi commuove in ogni viaggio è guardare le centinaia e migliaia di persone che in fila, lungo la strada, attendono il Papa. Ore di attesa, a volte sotto il sole o sotto la pioggia, e quando passa il Santo Padre, percepisci tutta l’emozione: coppie che si abbracciano e piangono, mamme che baciano i propri bambini come segno di gioia rinnovata… Sapere che basta essere raggiunti dal suo sguardo è davvero consolante. Soprattutto se si tiene conto che Francesco ci ricorda che bisogna vedere come Gesù. E lui è così.

Un’ultima domanda sulla Segreteria di cui è prefetto: come sta procedendo il lavoro?
Siamo ancora nelle fasi inziali. Il lavoro si dipanerà nel tempo. Una cosa è chiara: non si tratta di un coordinamento o di un maquillage dei media, ma di un ripensamento globale – come dice il Motu Proprio che istituisce la Segreteria – del sistema informativo della Santa Sede.

 

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