La celebrazione diocesana alla vigilia della Giornata mondiale sul tema «Periferie, cuore della missione». Preparata dai seminaristi e preceduta nel pomeriggio dall’animazione in piazza, sarà presieduta dall’Arcivescovo dalle 20 in Duomo e sarà caratterizzata dal ricordo del primo Papa che viaggiò per il mondo

di Francesca LOZITO

veglia missionaria

Dire sì alla missione. Perché la Chiesa, oggi, è «in uscita ogni giorno». Testimoniare la ricchezza di questa scelta guardando indietro alla storia. Saranno infatti i viaggi di Paolo VI nel continente africano il filo conduttore della Veglia missionaria diocesana, che si terrà sabato 25 ottobre in Duomo a partire dalle 20. A presiedere la Veglia sarà l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola.

A pochi giorni dalla beatificazione di papa Montini, la Chiesa ambrosiana ricorderà così quella storia che, prendendo le mosse dall’enciclica Fidei donum di Pio XII (1957), portò anche la Diocesi di Milano ad allargare il suo sguardo sul mondo. Il monito del Pontefice di allora – andare ad abbracciare le realtà di Chiesa lontane – fu raccolto dall’arcivescovo Giovanni Battista Montini. Fu sua la scelta di mandare nel 1960 in missione in Africa, a Kariba, don Ernesto Parenti, primo fidei donum ambrosiano.

Il modo in cui questa storia verrà ripercorsa durante la veglia è molto originale: «Ricorderemo questo momento, assieme al viaggio che Montini compì nel 1962 in Rhodesia, Sud Africa, Nigeria e Ghana, con alcuni filmati dell’epoca», anticipa don Antonio Novazzi, responsabile dell’Ufficio diocesano di Pastorale missionaria.

La straordinarietà della figura di Montini sta anche in questo aspetto, meno conosciuto, dei viaggi: negli anni in cui sedette sulla cattedra di Ambrogio fu il primo Cardinale europeo a recarsi in terra d’Africa. Avrebbe poi continuato a tenere questo stile anche durante il suo pontificato, quando fece diversi significativi viaggi apostolici: uno su tutti, la Terra Santa.

Dalla storia a oggi: un’altra novità di quest’anno è la preparazione della Veglia affidata a seminaristi dei primi due anni di teologia. «Ci è sembrato importante coinvolgerli», sottolinea don Novazzi. Come di consueto, durante la Veglia riceveranno il mandato i missionari che stanno per partire verso le realtà alle quali sono stati destinati.

E l’appuntamento non è limitato alla serata. La veglia sarà infatti preceduta nel pomeriggio da una grande festa alla Loggia dei Mercanti. Dalle 14.30 alle 19.30, organizzeranno workshop e stand 30 associazioni impegnate in ambito missionario. Tra queste, il gruppo giovanile di animazione missionaria della Diocesi, MissioGiovani Milano, proporrà un flashmob. Su YouTube è caricato il tutorial per prepararsi.

I giovani che hanno partecipato a campi di lavoro estivi (Cantieri della Solidarietà) della Caritas Ambrosiana, (gruppo Animondo) proporranno un gioco a quiz sulla fame nel mondo e lanceranno l’azione “La frutta ti insegue”, l’iniziativa di comunicazione unconventional dedicata alla lotta allo spreco alimentare realizzata da Caritas Ambrosiana in vista di Milano Expo 2015

Chi parte…

Il tema della Giornata missionaria mondiale 2014 è «Periferie, cuore della missione». Don Novazzi ricorda come sia lo stesso papa Francesco a chiederci di riscoprire la ricchezza di essere «una Chiesa in uscita. Di fronte alle situazioni di fragilità, di difficoltà non dobbiamo chiuderci, ma andare proprio verso quelle realtà che possono aiutarci a riflettere».

E c’è chi sta per andare concretamente in quelle periferie evocate dal Pontefice. Saranno nove i missionari in partenza, sette dei quali alla loro esperienza. Cinque sono religiosi, quattro laici. I laici in partenza sono Silvia Moscatelli, educatrice, sarà inviata dalla Diocesi di Milano, in Zambia a Lusitu. Jennifer Pedersoli e Stefano Camossi, entrambi appartenenti all’organizzazione laicale Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti (Vispe), destinati in Burundi. Priya Brai, dell’Associazione dei laici del Pontificio Istituto Missioni Estere, che partirà per la Guinea Bissau. Al Pime appartiene padre Fabio Favata che andrà ad Hong Kong. Gli altri religiosi sono la suora delle Serve di Gesù Cristo Daniela Gasparini inviata in Perù; il padre saveriano Gianni Villa che svolgerà il suo incarico in Colombia; padre Luigi Morell dell’ordine dei Padri Bianchi, che sarà impegnato in Sudafrica; la suora delle Missionarie dell’Immacolata, Daniela Migotto, che andrà in Cameroun.

Tra i missionari che riceveranno il mandato ci sarà suor Daniela Gasparini. Per lei, dopo vent’anni di professione religiosa nelle Suore serve di Gesù Cristo, è la prima esperienza di missione: «La vivo con attesa, desiderio e sorpresa», racconta, non nascondendo tanta emozione. Suor Daniela andrà in Perù, presso la parrocchia di Sayan nella diocesi di Huacho: «È una realtà già avviata, non devo inventare nulla – prosegue -. Il mio atteggiamento sarà quello di inserirmi in punta di piedi. La comunità in cui andrò a vivere è già presente lì dal 2001. È la prima della nostra congregazione aperta in Perù. Proprio per questo mi sento serena nel sapere che c’é una comunità che mi aspetta».

Qual è il senso della missione oggi? Per quale ragione si sente il desiderio di partire? «Credo che sia una conseguenza della scelta di fondo di seguire il Signore. Questa scelta comporta una disponibilità a 360 gradi ad andare dove il Signore ti porta», conclude la religiosa.

…e chi torna

Alla celebrazione in Duomo, insieme ai partenti, ci sarà anche chi “torna”. Come monsignor Emilio Patriarca, il 77enne vescovo emerito di Monze, tornato a casa a Varese solo quest’anno dopo un ventennale servizio nel paese africano. Tra i missionari “rientrati” ci saranno anche Anna Merla e Emanuela Maistrello, due suore ausiliarie diocesane che hanno dovuto abbandonare le loro parrocchie nella diocesi di Maroua-Mokolò nel Nord del Camerun, dove gli integralisti di Boko Haram hanno adottato i rapimenti come strumento per auto-finanziarsi, sconfinando dalla vicina Nigeria, originario terreno di azione.

«Una decisione sofferta, presa in accordo con il vescovo locale e con i responsabili della Diocesi di Como e di Vicenza da cui provenivano gli altri sacerdoti che affiancavano le nostre due suore, proprio per evitare di prestarci al gioco degli integralisti», spiega don Novazzi, che si è recato in Camerun per valutare la situazione a marzo, poco prima del sequestro dei due sacerdoti vicentini liberati questa estate dopo 57 giorni di prigionia. «È la prima volta che abbiamo dovuto richiamare dei missionari – sottolinea -: in oltre 50 anni di impegno della nostra Diocesi in Africa e nel Sud del Mondo ci sono stati altri momenti critici, ma mai prima d’ora ci siamo dovuti confrontare con gruppi tanto radicali da considerare tutti gli stranieri, in particolare gli Occidentali, dei nemici da sconfiggere anche quando vengono per aiutare e portare il messaggio di amore del Vangelo». «Nonostante continuiamo a essere apprezzati dalla popolazione locale, operare nelle zone controllate da queste sette fanatiche è impossibile, addirittura controproducente perché ci si presta al rischio di diventare merce di scambio: una situazione drammatica le cui prime vittime sono proprio i più poveri», riconosce don Novazzi.

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