Alla Triennale il secondo incontro dell'Arcivescovo col mondo della cultura, della moda, del design e della comunicazione. «Come cristiani - ha affermato il cardinal Scola - attraversiamo con riconoscenza e apertura la nostra metropoli così come si va configurando, per porre la questione del senso».

di Luca FRIGERIO

Triennale 8 maggio

«A voi che qui rappresentate il mondo della cultura milanese, e quindi contribuite con le vostre idee e la vostra creatività a costruire il futuro, noi portiamo il Santo Chiodo, come simbolo per un nuovo umanesimo, per un nuovo dialogo, dove le distanze, che pur possono esistere, non sono un problema, se tutti noi siamo disponibili, anzi spalancati all’ascolto». Così l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, si è rivolto ai relatori e agli ospiti intervenuti alla Triennale, nel secondo appuntamento del “pellegrinaggio” fra i luoghi simbolo della città, che aveva per tema: «Uscire dalla crisi maturando come uomini».

Una Triennale affollata di tanta gente, soprattutto giovani, studenti delle università e delle accademie milanesi, ma anche docenti, artisti, professionisti, venuti ad ascoltare e a dialogare con l’arcivescovo di Milano e a vedere, anche con curiosità, la croce con il Santo Chiodo. Una croce che è un piccolo, grande capolavoro di epoca borromaica dell’arte e dell’artigianato lombardo, dove gli strumenti della Passione accuratamente intagliati e dorati – il martello, la tenaglia, i chiodi… – in questo particolare contesto sono apparsi veramente come trasfigurati nei segni del lavoro e della creatività umana. Di quella creatività di cui la Triennale è in qualche modo il “tempio”, con le sue esposizioni e le sue rassegne fra passato, presente e futuro.

«Abbiamo bisogno di edificare una vita buona», ha detto infatti il cardinale Scola, usando un verbo quanto mai adatto e condiviso dalla platea presente, ma che soprattutto esprime il bisogno di una “crescita”, di uno “sviluppo” in positivo della nostra società, sempre più multiculturale. Dove questo stesso Santo Chiodo può diventare un segno di speranza, ha sottolineato ancora l’Arcivescovo, «in uno sguardo culturale diverso sulla vita, affinché tutte le cose siano tendenzialmente riconciliate nonostante le prove, le contraddizioni, e, per chi crede, nonostante il peccato, mediante il figlio di Dio che si è incarnato, per liberarci dal rischio dell’autocentratura narcisistica».

Claudio De Albertis, presidente della Triennale, facendo gli onori di casa ha ricordato come l’Italia, e Milano in particolare, abbia sempre saputo risollevarsi dai momenti di crisi della sua storia recente attraverso uno slancio di creatività e di innovazione, come infatti illustra anche la mostra attualmente in corso nella sede di Viale Alemagna, dal significativo titolo: Il design italiano oltre la crisi.

Crisi che, come ha richiamato l’assessore alla cultura del Comune di Milano, Filippo del Corno, nel suo significato etimologico significa “scelta”, “decisione”. E che diventa quindi davvero un’opportunità per prendere decisioni epocali, nel segno della condivisione della conoscenza e di un’alleanza civile, per una società nuova e migliore.

Arturo Dell’Acqua Bellavitis, preside della Scuola del Design del Politecnico di Milano, ha rimarcato come la visita del cardinal Scola sia un’occasione per riflettere sullo scopo dell’attività formativa dei corsi universitari, soprattutto in un momento così complesso come l’attuale. «L’università – ha affermato il preside – deve essere capace di fornire risposte concrete ad un mondo in veloce evoluzione, ridando dignità ai giovani attraverso un efficace inserimento nel mondo del lavoro, ma anche facendo riscoprire loro il senso etico delle future attività in cui saranno chiamati a operare».

E proprio una giovane designer di talento, Elena Salmistraro, ha raccontato la sua esperienza di neo-laureata al tempo della crisi, e di come sia riuscita, con una visione nuova e coraggiosa, a trovare il suo spazio nelle dinamiche del mondo produttivo e del mercato.

Un mondo che anche un architetto di successo come Alberto Ferlenga ha stigmatizzato in certi suoi aspetti, denunciando come in questi anni, ad esempio, «l’architettura è stata disinteressata a un reale miglioramento delle condizioni generali del suo campo di intervento, che sono le città e i territori del nostro tempo». La giusta direzione per il futuro? «Affrontare in via diretta i problemi, confrontandosi con chi li vive», cercando di «immettere la bellezza nelle cose di ogni giorno, perché questa bellezza torni ad essere considerata un valore comune».

Una “bellezza” che da sempre è proprio il terreno di incontro fra la Chiesa e il mondo della cultura, e in particolare dell’arte. Una Chiesa che, come ha riconosciuto il maestro del design Andrea Branzi, «oggi sta stabilendo un nuovo rapporto con il mondo contemporaneo, mentre, nel rispetto dei suoi fondamenti teologici, guarda con attenzione alle forme espressive, anche le più estreme, dell’uomo contemporaneo».

Un’osservazione che è stata ripresa e condivisa dallo stesso arcivescovo di Milano. «Come cristiani – ha affermato infatti il cardinal Scola, accomiatandosi dalla Triennale – attraversiamo con riconoscenza e apertura la nostra metropoli così come si va configurando, per porre la questione del senso, che per i cristiani ha la sua origine in questo singolarissimo uomo crocifisso ingiustamente, che ha mosso non solo i suoi discepoli, ma gli uomini di ogni tempo».

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