«La sfida è di rendersi comprensibili a tutti, tentando un linguaggio artistico nuovo - una vera sperimentazione per la Chiesa - che non sia quello dello show televisivo, della liturgia o della festa in piazza, ma che permetta a tutti - credenti o meno - di cogliere la bellezza che viene dall’esperienza cristiana»

croce San Carlo

Un moderno “sacro dramma”, una serata che – mediante il linguaggio universale del migliore spettacolo – intende offrire alla città, nello spazio pubblico della piazza, il senso dell’esperienza cristiana. Questo il tema che ha guidato nella scrittura di «Venite a vedere questo spettacolo», il gruppo di lavoro che si è costituito nello scorso ottobre, guidato da don Davide Milani e composto da Andrea Chiodi, Luca Doninelli, Giuseppe Frangi, Giuditta Lombardi, Giacomo Poretti e don Bortolo Uberti.

«Quella che verrà allestita in piazza Duomo la sera dell’8 maggio è una proposta alla città e ai territori della Diocesi a partire dalla nostra fede. Con un linguaggio laico, come quello dello spettacolo di qualità, intendiamo proporci come cristiani, quali fratelli con i fratelli. Non vogliamo insegnare tecniche “cristiane” o modalità per vivere, oppure offrire analisi, ma proporre Gesù Cristo come senso del vivere quotidiano», spiega proprio don Milani.

Il simbolo più forte della serata sarà la Croce di san Carlo Borromeo con la reliquia del Santo Chiodo. «Durante la rappresentazione la Croce uscirà dal Duomo e andrà incontro alla città, offrendosi all’incontro con tutti anche al di fuori dello spazio sacro, proprio laddove accade l’esistenza quotidiana, ripetendo così in sintesi quanto accadrà nel pomeriggio nel pellegrinaggio per i luoghi emblematici della vita quotidiana dentro la metropoli ambrosiana».

A innervare la serata la lettura di alcuni passi della Passione secondo Luca, pilastri di questa sacra rappresentazione, da cui è tratto lo stesso titolo. «Lo spettacolo cui si fa riferimento nel titolo e nel Vangelo è quello del modo di morire di Gesù, il Figlio di Dio che rimane fedele all’amore del Padre e per gli uomini. E – seppur posto sul patibolo ingiustamente – continua ad amare, perdonando chi gli fa del male, offrendo tutto se stesso per tutti, anche per chi lo tradisce. È lo spettacolo che dobbiamo non solo guardare, ma al quale siamo chiamati a partecipare, a diventare parte attiva, nel quale dobbiamo lasciarci coinvolgere, contagiare. Solo vivendo così abbiamo la vita piena e possiamo testimoniare il senso della vita», aggiunge don Milani.

Ogni quadro evangelico sarà fatto “fiorire” da una testimonianza artistica e culturale. Lo scrittore Luca Doninelli collocherà la Croce di san Carlo e la reliquia del Chiodo dentro la vita della Chiesa milanese; Philippe Daverio mostrerà come la fede ha modellato la città e il territorio; gli attori Massimo Popolizio e Pamela Villoresi, coadiuvati da giovani attori, daranno voce ai giganti della letteratura milanese Alessandro Manzoni e Giovanni Testori. Gemma Capra Calabresi, intervistata dal giornalista de La Stampa Michele Brambilla, racconterà come la propria fede gli ha permesso di vivere l’esperienza autentica del perdono verso chi gli ha ucciso il marito; il cantautore Davide Van De Sfroos con la sua Ninna nanna del cuntrabandier racconterà dell’accorata preghiera di uno “spallone” che in una vita vissuta tra bene e male, affida se stesso e i propri cari al Crocifisso.

E poi uno dei più grandi tenori del momento a livello internazionale, Vittorio Grigòlo, con la preghiera più cara ai cristiani, l’Ave Maria composta da Franz Schubert, e il duetto con il cantautore Marco Sbarbati per l’esecuzione di Halleluja di Leonard Cohen, storia di amori che invocano il compimento, la redenzione. FuturOrchestra e il coro Hebel, voluti dal maestro Claudio Abbado, diretti dal maestro Alessandro Cadario e impreziositi dalla voce della soprano Ivanna Speranza, arricchiranno tutta la serata con diversi interventi musicali di carattere sacro.

Ormai verso il finale Giacomo Poretti proporrà un dialogo originale, da lui composto, tra la Madonnina del Duomo e la Croce del Figlio situata poco sotto, sull’abside della Cattedrale.

Il momento culminante della serata saranno le parole e la preghiera che l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, rivolgerà alla Croce, la professione corale della fede di tutta la piazza e il canto assembleare del Regina Coeli.

«La sfida – conclude don Milani – è di rendersi comprensibili a tutti, tentando un linguaggio artistico nuovo – una vera sperimentazione per la Chiesa – che non sia quello dello show televisivo, della liturgia o della festa in piazza, ma che contemperando professionalità, eccellenza artistica, tradizione sacra, altissima letteratura, permetta a tutti – credenti o meno – di cogliere la bellezza che viene dalla fede. Il tutto grazie all’impegno, l’amicizia e la passione di alcuni cristiani che nella letteratura e nello spettacolo vivono la propria vocazione».

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