Comunicare in modo efficace stile e valori ambrosiani, uniformare, semplificare e modernizzarne la rappresentazione: questi gli obiettivi dell’operazione portata a termine alla vigilia del nuovo anno pastorale. Ne parla don Davide Milani, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali

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La consapevolezza di avere una struttura complessa e il bisogno di riflettere sulla propria identità come punto di partenza hanno dato avvio al progetto di «immagine coordinata» dell’Arcidiocesi di Milano, portato a termine alla vigilia dell’anno pastorale appena iniziato.

«L’identità visiva assicura riconoscibilità, e questo vale non solo per le aziende, ma anche per le organizzazioni e gli enti – spiega don Davide Milani, responsabile dell’Ufficio diocesano Comunicazioni sociali -. Prima di tutto perché, se i messaggi diffusi sono discordanti, il soggetto che li emette sarà difficilmente riconoscibile e la comunicazione sarà quindi dispersiva e poco efficace. In secondo luogo, la continuità visiva è fondamentale per la trasmissione del sistema di valori che caratterizza l’ente in questione. La riconoscibilità è fondamentale tanto più per una realtà quale la nostra Arcidiocesi, formata da tanti e diversi uffici e organismi, ognuno dei quali a capo di molteplici iniziative e percorsi proposte all’esterno, in un territorio vasto e variegato».

Il progetto aveva quindi due obiettivi: creare un’immagine chiara, unitaria e riconoscibile, in grado di comunicare già visivamente stile, affidabilità e valori dell’Arcidiocesi; uniformare, semplificare e modernizzarne la rappresentazione, all’esterno e all’interno. È stato affidato alla consulenza di due professionisti – Adriano Attus, creative director de Il Sole 24 Ore, e Luca Pitoni, art director di Donna Moderna – e si è sviluppato a tappe: si è partiti da logo, carta intestata e biglietti da visita per arrivare alla creazione di linee-guida per realizzare tutto il materiale comunicativo (manifesti, volantini, poster, ecc).

Particolarmente impegnativa si è rivelata la «ripulitura» del marchio dell’Arcidiocesi, il cosiddetto Tales Ambio Defensores che rappresenta Sant’Ambrogio insieme a San Gervaso e San Protaso: nel corso dei secoli, infatti, le figure dei tre Santi avevano perso nitidezza. Così il nuovo logo, ridisegnato a mano, non solo presenta linee chiare e nette, ma ha codificato il pantone del rosso – ora colore ufficiale per la comunicazione diocesana – e scelto un font di rappresentanza (Parmigiano). Nella comunicazione quotidiana, poi, al rosso si affiancheranno altri colori, uno per ogni settore di uffici della Curia arcivescovile: questi colori ricorreranno nella definizione di tutti i materiali grafici (volantini, manifesti, brochure), prodotti con un’ampia flessibilità di formati, anch’essi codificati.

«L’operazione di portarci all’avanguardia dal punto di vista comunicativo e di ammodernare l’impostazione grafica complessiva dell’Arcidiocesi è andata di pari passo con il rispetto dell’identità della Chiesa e delle sue diverse articolazioni interne, anche nel segno del risparmio – sottolinea don Milani -: si è voluto standardizzare anche per diminuire i costi e aumentare la circolazione delle informazioni, a beneficio di tutto il sistema».

I risultati di questa prima fase sono estremamente positivi: strutturare i contenuti ha permesso di migliorare la modalità di comunicazione e la leggibilità, oltre alla pura resa grafica. Ma soprattutto adesso quei contenuti sono facilmente riconducibili all’Arcidiocesi di Milano.

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