Redazione

Valentina è reduce da una settimana di volontariato in una comunità per tossicodipendenti. E’ piena di entusiasmo e lo comunica subito a Paolo con una lettera scritta con l’intelligenza del cuore.

di Valentina Rotondi

Ciao Paolo!
Sono appena tornata a casa e non vedevo l’ora di scriverti per raccontarti e condividere con te questa esperienza… questa vacanza! Non immagini che gioia, non immagini che splendore!

Sono partita settimana scorsa per trascorrere qualche giorno in una comunità di tossicodipendenti sul lago di Como, a Piona. Prima di partire ero un po’ restia, forse anche un po’ impaurita. In fondo conoscevo poco o nulla della situazione che avrei trovato in comunità e mi chiedevo cosa avrei fatto in queste giornate. Io, abituata a giocare con i bambini dell’oratorio, non avevo proprio idea di cosa significasse “fare animazione” con persone adulte e, tra l’altro, tossicodipendenti, drogati!

Già. Cosa avrei fatto? E come? E che situazione avrei trovato? E come avrebbero reagito questi ragazzi alla nostra presenza? E ancora, cosa che mi lasciava decisamente perplessa, come mi sarei dovuta porre nei loro confronti e come si sarebbero posti loro nei miei? E poi la domanda più grande e importante: cosa avrei potuto dare loro? Insomma, il giorno della partenza nello zaino portavo oltre all’immancabile sacco a pelo e stuoia, una bella dose di preoccupazione alla quale si aggiungevano un po’ di pregiudizi, di quelli che ti porti dentro e fai finta di non avere!

L’impatto con la comunità è stato già di per se particolare. Chissà perché ma mi aspettavo una sorta di ospedale… e invece? Una casa. Una bella casa sul lago con tanto di giardino e un cagnolone bellissimo che, appena arrivati, ci ha fatto subito festa. Non ti nego la difficoltà di fare “quel passo in più”: dal giardino alla casa, ma dentro già era un’altra cosa. Al posto dell’ostilità che mi aspettavo ho trovato accoglienza, al posto di insulti parole cordiali. Ho trovato persone (già, persone!) semplici, con una storia diversa dalla mia che, per un motivo o per l’altro, sono caduti in quel vortice nero che li ha portati a toccare il fondo. Ho trovato persone fragili ma con una gran voglia di riscattarsi, di tornare a vivere. E tornare a vivere voleva dire anche tornare a giocare, volersi divertire con poco. Non è stato difficile “animare”. Bastava poco: una chitarra, un pallone e quei canti che scandiscono le ore all’oratorio.

Credimi, Paolo, non ho mai visto così tanto bene Gesù. Non ho mai ricevuto così tanto… Sono partita con la paura di non sapere cosa dare e ora sono qui a ringraziare il Signore per quanto ho ricevuto in questi giorni. Mi accorgo di aver dato ben poco e di aver ricevuto immensamente di più, di aver ricevuto la gioia e la voglia di camminare ancora, di dare quel poco che posso! Non è retorica, è vita!

Pian piano, Paolo, si crea un’intesa, una fiducia, e il semplice divertirsi insieme, diventa un comunicarsi un po’ di vita, un raccontarsi un po’ di storia, alle volte un po’ di dolori. È una gioia immensa veder sorridere quei volti che ora sono fratelli, vedere che ti cercano per fare due chiacchiere, per stare insieme qualche minuto, per cantare quella canzone che ricorda qualche pomeriggio particolare oppure proprio quella serata… nella semplicità di chi sta cercando di ritrovare o trovare un senso per la sua vita.

E ci trovi Gesù. Non avere paura, Paolo, buttati in esperienze così… Ti cambiano la vita, non c’è dubbio. Ma non c’è niente di più bello che lasciarsi cambiare la vita dall’Amore!

Ti ho scritto perché è troppo grande quello che mi è stato donato attraverso questa esperienza per tenerlo per me! Buttati, fratellino! Non è una perdita di tempo e non è nemmeno difficile! Sorridi, ama e buttati! Ciao, alla prossima!

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