Il parere di Julia Kristeva: “La Chiesa cattolica ha dato oggi l’esempio che c’è un senso e che essa stessa è un’istituzione con un uomo che può guidare gli uomini di tutta la terra per condurli verso questo senso».

Agenzia Sir

Conclave 2013

“Siamo una civiltà di orfani. Penso che il Papa abbia mostrato oggi una paternità simbolica per l’intera famiglia umana”. È la prima impressione a caldo di Julia Kristeva che dalla sua casa a Parigi ha potuto seguire in televisione la prima apparizione di Papa Francesco I. Linguista, psicanalista, filosofa e scrittrice francese, Julia Kristeva ha partecipato nell’ottobre 2001 alla Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, che Benedetto XVI ha convocato ad Assisi. Per la prima volta, negli incontri avvenuti ad Assisi in 25 anni, il Pontefice ha voluto invitare dei rappresentanti non credenti, come “cercatori della verità”.

Quale impressione le ha fatto da Parigi la presentazione al mondo del nuovo Papa?
La prima impressione è che abbiamo vissuto un momento mondiale non solamente perché è stato un evento ripreso dalle televisioni di tutto il pianeta o da Internet. Stiamo vivendo in un momento in cui le persone non credono più a niente, né alla politica né alla finanza  e la Chiesa cattolica ha dato oggi l’esempio che c’è un senso e che essa stessa è un’istituzione con un uomo che può guidare gli uomini di tutta la terra per condurli verso questo senso. Mi sembra una grande risposta alla crisi mondiale dei valori. Noi non credenti abbiamo generalmente la tendenza a considerare gli eventi dal punto di vista geopolitico o politico. Ma penso invece, e profondamente, che sia stato scelto come il migliore tra i cardinali per essere messaggero di Cristo oggi. Questo Papa porta e prende su di sé una grande Croce: la Chiesa cattolica sta attraversando un incrocio cruciale tra la fedeltà ai fondamenti della religione e l’apertura verso le più grandi diversità presenti nel mondo. Il Papa si trova in questo crocevia.

Il Papa ha scelto il nome Francesco. Che segnale ha voluto dare?
Ha scelto il nome Francesco e questa scelta ci riporta ad Assisi. Che cosa ci ha detto Benedetto XVI ad Assisi: ci ha detto che nessuno è proprietario della verità. Quindi il Papa dovrà da una parte incarnare la verità e dall’altra testimoniare che nessuno è proprietario della verità. Come? Scegliendo lo spirito di Francesco di Assisi. Mi viene in mente l’ultima lettera di Francesco di Assisi: prima di morire ha chiesto ai suoi seguaci di non tendere ad essere amati ma di amare. E il Papa scegliendo questo nome ha scelto questo Spirito.

Quale risvolto ha questo spirito nel dialogo con la cultura di oggi?
L’Inculturazione. Apre la strada verso un nuovo umanesimo che si ispira al cristianesimo ma si apre al dialogo con gli altri. Un compito estremamente difficile: quello di essere al tempo stesso fedele alla tradizione e non eludere i fondamenti della fede, ma dimostrare anche che il cattolicesimo non è una religione debole che si nega, ma al contrario, proprio perché ha questi fondamenti è capace di andare verso gli altri.

Diventare Papa è un compito pensatissimo. Quale risvolto psicologico c’è sulla persona?
Non conosco il suo profilo. Ho saputo che era già stato candidato. So anche che è psicologo e si interessa di psicologia. Come psicologi siamo molto preoccupati in questo momento dalla perdita di senso e di ruolo del padre oggi. Sappiamo tutti quanti sia diventato difficile essere madri e padri. Siamo una civiltà di orfani. Penso che il Papa ha mostrato oggi una paternità simbolica per l’intera famiglia umana.

Ma un padre prova più paura o più coraggio di fronte ai grandi eventi di un’esistenza?
Il Padre è qualcuno che incarna fiducia ed è capace di amare. C’è il padre della legge, contro il quale il figlio si rivolta. Ma c’è anche un padre che incontra il bambino e che il bambino riconosce perché sa di avere la sua fiducia e il suo amore. È il padre che è capace di unirsi a noi. È il padre del “credo”, che dice: “Dammi il tuo cuore e io ti donerò il mio cuore”.

Papa Bergoglio si è abbassato per ricevere la preghiera di benedizione del popolo?
È proprio un segno che va in direzione di quello che stavamo dicendo: un padre che si mette in comunione con coloro che lo ritengono tale. Significa che lui crede in loro e domanda loro di credere in lui. Ha avuto un grande coraggio.

Un segno di speranza per il mondo?
Lo spero. Se assume questa posizione di essere sulla croce, di portare il messaggio di Gesù, di andare verso gli altri, questo Papa potrà fare qualcosa di molto importante, rifondare un nuovo umanesimo. L’Argentina è un paese che rappresenta l’America Latina ma anche è un paese vicino all’Europa. Il Papa conosce il popolo argentino, conosce la sua storia, i suoi intellettuali, la sua povertà. E questa conoscenza lo rende capace di continuare il compito di Benedetto XVI: abbracciare l’umanesimo non come un’eresia ma come partner di dialogo.

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